Ferrara Dietro Le Stelle 2012

FDLS2012 \ Afterhours Con Ferrara 22.07.2012

La band milanese e gli organizzatori del festival si uniscono per far ripartire la cultura ferrarese

di Edoardo Gandini
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afterhours1Passano gli anni, nascono e crescono nuove band più o meno interessanti ma, alla fine, si ritorna sempre al punto di partenza: l’alternative italiana non avrebbe un senso senza gli Afterhours. I testi, la voce di Manuel Agnelli, gli arrangiamenti e la violenza dei suoni rappresentano ancora il miglior compromesso tra ricercatezza e popolarità, per un successo continuato da ormai vent’anni a questa parte.

Manuel e compagni, che sono persone di cultura, conoscono bene l’ambiente ferrarese, che di cultura si nutre e ci vive, e in accordo con l’organizzazione di Ferrara Sotto le Stelle prendono una decisione più che ammirevole: dimezzare il costo inizialmente pattuito per il biglietto e devolvere l’intero incasso per la ricostruzione dei luoghi d’arte ferraresi, straziati dalle ben note scosse di maggio. Afterhours con Ferrara è il nome della serata, che si preannuncia ricca di importanti ospiti amici della band, desiderosi di prender parte a questa iniziativa.

Il pubblico ferrarese risponde alla grande e prende d’assalto il parco del motovelodromo che, pian piano, inizia a riempirsi quasi totalmente fino alle 21.45, quando gli Afterhours fanno il loro ingresso sul nuovo palco di Ferrara Sotto le Stelle, accolti dai fan con un vero boato di apprezzamento misto a gratitudine. Non sarebbe elegante ricordare la nobiltà del gesto e Manuel non cade nella trappola dell’autocelebrazione, rinunciando a qualsivoglia riferimento al terremoto e a discorsi strappalacrime da prima serata televisiva. Fin dai primi brani, tratti dal nuovo disco Padania, si capisce che l’energia e l’aggressività che hanno sempre contraddistinto i live della band milanese non sono scemati con gli anni, anzi; l’atmosfera inizialmente ricreata dal violino di Rodrigo D’Erasmo e dai gorgheggi di un indemoniato Manuel Agnelli nella straziante Metamorfosi lascia presto spazio alla violenza degli urli del cantante e ai pazzeschi volumi delle chitarre in La Verità Che Ricordavo e, soprattutto, Male di Miele, preceduta da un passaggio tratto dall’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.

La scaletta, largamente tratta dall’ultimo disco (devono pur venderli anche loro i ciddì), risulta un po’ singhiozzata e sembra non decollare mai definitivamente, alternando troppe canzoni nuove, ancora evidentemente poco conosciute, con altri brani della recente discografia, come Ballata Per La Mia Piccola Iena, tratta dal (quasi) omonimo disco del 2005, e Il Paese è Reale, esordio sanremese della band, eseguita dal solo Manuel e cantata insieme a tutto il pubblico.
Enrico Gabrielli, talentuoso musicista dei Calibro35 che vanta partecipazioni di tutto rispetto in giro per il mondo (tra cui un disco con i Muse), è il primo ospite della serata a presentarsi sul palco, accompagnando con il suo sax il delirio strumentale di Io So Chi Sono, prima, e La Nostra Terra Promessa Si Scioglie Di Colpo poi, gli ultimi due brani dei “tempi regolamentari”.
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Ad infiammare il pubblico, infatti, ci pensano i ben tre ricchi encore, ricolmi di vecchi successi da Quello Che Non C’è e Bye Bye Bombay, preceduta da un intro strumentale pauroso e cantata a squarciagola da tutti i presenti (da brividi), alle ancor più primitive Pelle e Posso Avere Il Tuo Deserto?. Il terzo ed ultimo rientro della band milanese coincide con l’ingresso sul palco di Giulio Favero al basso e Vasco Brondi alla voce per l’esecuzione di Lasciami Leccare l’Adrenalina e Dea (”ha suonato talmente bene che non mi ero nemmeno accorto che ci fosse Favero al basso – dice Manuel ridendo – anzi, me ne sono accorto proprio perché ha suonato così bene”). La festa si conclude con l’abbraccio di tutto il pubblico ferrarese alla più longeva rock band italiana, con un incessante applauso atto a ripagare le due ore di concerto e la lodevole iniziativa presa, merce sempre più rara nel mondo d’oggi.

Passano gli anni, dicevamo. Passano gli anni e gli Afterhours rimangono sempre i più autorevoli promotori del genere; sono loro i re dell’alternative italiana che, sebbene possano piacere o meno, non si può far altro che ammirare per ricercatezza dei suoni, credibilità artistica e iniziative di sensibilizzazione, come l’idea del recente Il Paese è Reale o quella, a mio avviso ancor più importante, del Tora! Tora! Festival.
Come al solito, una garanzia.

Purtroppo ci avviciniamo, anche quest’anno, alla fine del festival e, allegando la scaletta integrale del concerto, vi saluto e vi do appuntamento all’ultimo concerto di quest’edizione, venerdì 27 luglio al motovelodromo di Ferrara, per l’esibizione di Damien Rice. A presto, sempre su questo pagine.

Afterhours
1. Metamorfosi
2. Terra di Nessuno
3. La Verità Che Ricordavo
4. Male di Miele
5. Costruire Per Distruggere (Con Enrico Gabrielli dei Calibro35)
6. Spreca Una Vita
7. Padania
8. Ci Sarà Una Bella Luce
9. Ballata Per La Mia Piccola Iena
10. È Solo Febbre
11. Bungee Jumping
12. Il Paese è Reale
13. Sulle Labbra
14. Nostro Anche Se Ci Fa male ( introduzione di Vasco Brondi)
15. Io So Chi Sono (Con Enrico Gabrielli dei Calibro35)
16. La Nostra Terra Promessa Si Scioglie Di Colpo (Con Enrico Gabrielli dei Calibro35)

---bis 1---
17. Tutto Fa Un Po’ Male
18. La Vedova Bianca
19. Bye Bye Bombay

---bis 2---
20. Pelle
21. Quello Che Non C’è
22. Posso Avere Il Tuo Deserto?

---bis 2---
23. Lasciami Leccare L’adrenalina (con Vasco Brondi e Giulio Favero del Teatro degli Orrori)
24. Dea (con Giulio Favero del Teatro degli Orrori)
25. Voglio Una Pelle Splendida

28-07-2012 - visite: 2913

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