Prima e unica data italiana per l'atteso cantautore americano
di Edoardo Gandini
Concerto dell’anno doveva essere e concerto dell’anno è stato, almeno fino ad oggi. Un concerto su cui Ferrara Sotto le Stelle puntava molto, riuscendo a strappare l’artista americano ad un’agguerrita concorrenza. Anche per quest’edizione la famosa “ciliegina” è stata quindi messa sul festival, proprio a metà manifestazione, come a voler creare un calendario attorno al più altisonante nome dell’anno: Bon Iver.
La tipica afosa serata ferrarese viene rinfrescata dal venticello del motovelodromo (non sarà bello come il Castello Estense, ovviamente, ma il verde circostante regala un clima decisamente più benevolo) e dall’improvviso ingresso, alle 20.30, dei Polica, la band di supporto.
Il quartetto di Minneapolis prende posto sul palco dividendosi tra ben due batterie ed un basso, il tutto accompagnato dalla ammaliante voce della cantante Channy Leaneagh. Senza troppi fronzoli il gruppo inizia il proprio set, della durata complessiva di una quarantina di minuti, contraddistinto da una forte componente elettronica e dalle incantevoli melodie riverberate della cantante, in pieno stile Portishead. La timidezza nel parlare si contrappone fortemente all’energia comunicativa dei nove brani in scaletta, coinvolgendo velocemente il pubblico che non risparmia applausi ed incitamenti. Il live è composto da nove degli undici brani contenuti in Give You the Ghost, disco d’esordio che sta riscuotendo ottime critiche. Un gruppo da tener d’occhio.

Basta distrarsi per pochi minuti e, in men che non si dica, il prato del motovelodromo viene praticamente invaso dal pubblico, dando un atmosfera un po’ più consona alla portata dell’evento. Il palco è sovrastato da un’immensa mole di orribili tendaggi strappati di colore grigiastro e circondato da innumerevoli paletti di diversa dimensione con una lampadina in cima; il colpo d’occhio iniziale non è effettivamente dei migliori.
Alle 21.45 si presenta sul palco di Ferrara Sotto le Stelle Justin Vernon, in arte Bon Iver, accompagnato da ben otto musicisti (due batterie anche per lui); Il primo brano in scaletta è Perth e tutto assume immediatamente un senso ben preciso: gli orribili tendaggi diventano schermi su cui proiettare esplosioni di colori e le luci, accese ad intermittenza e a tempo con la musica, ricreano un’atmosfera onirica che ammutolisce la folla. Lo strepitoso falsetto e il crescendo strumentale del post-ritornello, cadenzato dalle due gran casse e portato in trionfo dagli ottoni, inondano il parco in ogni suo angolo, drizzando ogni singolo pelo del mio corpo.
I brani, tratti soprattutto dall’ultimo conclamato capolavoro omonimo Bon Iver, Bon Iver, si susseguono velocemente lasciando relativamente poco spazio alle parole del cantante, fatta eccezione per la presentazione di Michicant, in cui il cantautore statunitense tiene a sottolineare tutta la sua felicità per la prima visita nel nostro paese (“ne parlano tutti – dice – è davvero grandioso”). Il concerto scivola via nell’esecuzione totale dell’ultimo lavoro discografico, rivisitato in una chiave più orchestrale e impetuosa, alternando momenti di forte trasporto emotivo, come per i perforanti bassi di Hinnom, Tx in cui Bon Iver dà prova di un’impressionante estensione vocale, e brani con una dimensione decisamente più intima come Re:Stacks, suonata in solitaria e dedicata in particolar modo ad una certa Francesca e a tutte quelle persone su cui, pur non vedendole per anni, si può sempre fare affidamento. La sempre più preponderante presenza elettronica esplode a fine concerto durante Beth/Rest, in cui vocoder e Korg si impadroniscono del palco e, accompagnati da una nuova illuminazione frontale, ricostruiscono un’atmosfera calda e confidenziale; è evidente che si tratti dell’ultimo brano prima del bis.
La solita farsa dell’uscita dal palco dura pochissimo e la band si ripresenta davanti al suo pubblico in un paio di minuti; i due brani scelti per l’encore, The Wolves e For Emma, provengono entrambi dal primo disco, For Emma, Forever Ago, e vengono accolti con un vero boato del pubblico. Bon Iver chiama a raccolta tutti i presenti per accompagnarlo durante il ritornello di The Wolves (in una sorta di “chi non canta uno sfigato è”) e attacca con un acuto paralizzante che ammutolisce tutta la piazza fino al pauroso crescendo della seconda parte del brano in cui il coro degli oltre quattromila spettatori si mescola con il delirio strumentale dei nove musicisti sul palco. Justin e compagni si congedano da Ferrara con For Emma, consapevoli di aver scritto l’ennesima importante pagina nella storia del festival estense anche se, per la sua prima volta in assoluto nella patria dell’alta moda, avrebbe potuto forse evitare quella tamarrissima canottiera che sfoggiava con tanto orgoglio.
Salutandovi, vi allego la scaletta integrale del concerto e vi do appuntamento a questa sera, venerdì 20 luglio, al Parco Massari per un altro concerto di Ferrara Sotto le Stelle 2012. Ospite della serata sarà la giovanissima Anja Plaschg, in arte Soap&Skin, uno delle più interessanti voci femminili in circolazione.
Bon Iver
1. Perth
2. Minnesota, WI
3. Michicant
4. Towers
5. Brackett, WI
6. Beach Baby
7. Hinnom, TX
8. Wash
9. Holocene
10. Skinny Love
11. Creture Fear
12. Re: Stacks
13. Calgary
14. Lisbon, OH
15. Beth/Rest
---bis---
16. The Wolves
17. For Emma
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