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May 26 2012

Biennale donna 2012

Violence: l'arte interpreta la violenza

di Guido Cagnoni

al PAC fino al 10 giugno

Per arrivare a dare significato e un contorno riconoscibile a certi fenomeni complessi e nuovi, molte volte, quando non si riesce a definirlo con parole già usate, o quando le perifrasi non aiutano ma confondono, si arriva a coniare un neologismo che possa sintetizzare l'idea, cogliendo aspetti già noti e altri più inconsueti: è il caso di femminicidio.
Senza dilungarsi in citazioni di fatti di cronaca tristemente noti e su statistiche che fanno rabbrividire non solo dal punto di vista opera di Khan a Violencequantitativo ma anche e soprattutto qualitativo, il fenomeno della violenza sulle donne è diventato indiscutibilmente uno dei marchi più impressionanti degli ultimi tempi, con casi sempre nuovi, tutti diversi ma allo stesso tempo tutti uguali per il loro essere efferati e per tutte le manifestazioni e modalità con cui vengono portati avanti.

È questo fenomeno complesso, attuale e purtroppo diffuso a essere stato scelto come tema conduttore dell'ultima biennale donna 2012, apertasi da poco presso il PAC di palazzo Massari: "Violence, l'arte interpreta la violenza" è il titolo della rassegna che per la XV edizione vede protagonista l'arte contemporanea declinata al femminile nella nostra città.

A dare volto e corpo alle diverse forme ed espressioni di questo fenomeno è stata selezionata da parte delle curatrici Lola Bonora e Silvia Cirelli una compagine di protagoniste dell'arte contemporanea piuttosto varia, eterogenea ma sicuramente di alto spessore internazionale.

Muovendoci tra gli spazi del PAC al piano terra e al primo piano, i visitatori rimarranno certamente colpiti non solo dall'impatto visivo e dalla grandezza delle opere in sé, ma soprattutto dalla forza evocativa oltre che simbolica di molte di queste installazioni.

Le strane armature in acciaio, finemente lavorate e rifinite per corpi femminili, sono opera della pakistana Naiza Kahn: belle da vedersi, originali, ma inquietanti nel loro simboleggiare la prigionia del corpo e anche della mente delle donne nella sua regione, e non solo.kalashnikov a Violence
Nelle due salette in fondo ci attendono un video raffigurante una performance di Yoko Ono mentre invita visitatori e partecipanti ad un evento pubblico di ritagliare parte del suo vestito, e sempre di abbigliamento si parla nella seconda sala, con un pavimento creato da Loredana Longo in cui l'elemento portante sono pezzi di indumenti femminili incastonati in particolarissimi piastrelle.
Al piano di sopra ci colpisce, per imponenza, forza evocativa e anche per l'odore insopportabile, l'installazione Kalashnikov di Valie export, una torre alta 4 metri di fucili montata su una vasca di oli esausti, attorniati da video recanti immagini di esecuzioni e altre violenze quotidiane.
La guatemalteca Regina Galindo si raffigura in situazioni estreme di abbruttimento e disprezzo del corpo femminile, incluso la simulazione di un corpo gettato come riufito in una discarica dentro un sacco di plastica, mentre l'olandese Lydia Schouten allestisce una saletta intitolata Virus of Sadness in cui suggerisce elementi della vita di tutti i giorni negli stati Uniti, fatta di normali soprusi e sopraffazioni sulle donne, con video, e altri media, per arrivare all'americana Nancy Spero e le sue più che preoccupanti e shockanti teste che penzolano, a coronare un'esperienza visiva oltreché multisensoriale che dire inquietante e angosciante è poco.

Violence
PAC di palazzo Massari
Aperta fino al 10 giugno


Scritto da: Guido Cagnoni

Data: 26-05-2012

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