Accelerate Tour - R.E.M. live a Milano
di Irene Galvani
E' un Michael Stipe in gran forma quello che ci accoglie all'Arena Civica di Milano il 27 luglio. Peccato che il mio posto in curva non numerata non mi permetta di distinguerne che il cranio rasato e la giacca scura - che però toglierà presto, il tempo è variabile ma afoso - alquanto ingranditi dai megaschermi ai lati del palco.
Si tratta della quinta tappa italiana dell' Accelerate Tour - dopo Perugia, Verona, Napoli e Udine - alla quale si aggiungeranno in autunno altre due date - il 26 settembre al Palamalaguti di Bologna, il 27 al Palaolimpico di Torino: i biglietti sono in vendita su www.ticketone.it/ - e la band di Athens, forte di un successo ormai ventennale, appare davvero in un momento molto positivo. Il pubblico milanese non delude: "always among the best crowds of any tour", assicurano Stipe e soci dalle pagine del loro curatissimo sito web (www.remhq.com/)
Accelerate forse non è il miglior album della band, ma garantisce emozioni di sicuro effetto con brani come Hollow man e Man sized wreath, eseguiti dal vivo con grande energia - Mike Mills è sempre grande sia al basso che alla seconda voce, Peter Buck ci fa sognare alla chitarra.
La scaletta comprende però anche vecchi successi - Leaving New York, Drive, The great beyond e What's the frequency, Kenneth? per citare i pezzi più conosciuti - e, a sorpresa, anche brani molto datati che la band non eseguiva live da diversi anni: Orange Crush - che emozione rivedere Michael che impugna il megafono! - e Country Feedback, ad esempio, ripescati dagli anni '80 e molto apprezzati dai fans.
Poi partono le prime note di Let me in, e l'atmosfera si fa più tesa e toccante: la chitarra è quella di Kurt Cobain, leader dei Nirvana, ed emette un suono assurdo, distorto, direttamente dai meandri più cupi degli anni '90.
Seguono altri successi, da The one I love a Imitation of life. Ottima l'acustica in Arena.
Michael stasera è "in voce" e ha deciso di non risparmiarsi. Si riprende quindi con Supernatural superserious, primo singolo estratto dal nuovo album, si continua con l'ormai mitica Losing my religion, che ha dato agli ex ragazzi di Athens la notorietà presso il grande pubblico, e si conclude con Man on the moon, altro brano storico della band, che sostituisce ormai da un po'di tempo la chiusa abituale di ogni concerto: It's the end of the world as I know it (And I feel fine), unica grande assente, oltre all'ex batterista Bill Berry.
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