Sep 18 2006
alla riscoperta di un protagonista del 500
Il Rinascimento italiano è da tutti considerato come un periodo unico e irripetibile per quanto di bello e affascinante la nostra penisola e i nostri antenati hanno potuto esprimere in tanti campi dell'ingegno, ma tra i tanti personaggi ricordati nei volumi di storia ce n'è uno che più che per l'equilibrio e la raffinatezza delle sue opere, è stato invece identificato come "sdegnoso barbaro" e poi capriccioso, bizzarro e trasgressivo rispetto ad altri grandi nomi più conosciuti e più celebrati di lui.
Romanino, nome d'arte di Girolamo di Romano, dopo tantissimi anni di oblio (per la precisione 40, dall'ultima mostra personale che venne organizzata su di lui a Brescia) oggi finalmente viene analizzato e approfondito nella giusta ottica e riassurge a ruolo di autentico protagonista proprio per la sua carica anticonformista e di rottura.
Nato in una delle città più prolifiche di figure artistiche del 500, quella Brescia che oltre allo stesso Girolamo ha dato i natali anche a Foppa, Moretto e Savoldo, fin da giovanissimo Romanino si distingue dai suoi contemporanei per la grande forza espressiva, meno impostata su canoni di armonia bensì su guizzi di energia dirompente e su slanci audaci, una caratteristica che gli porterà indubbiamente degli svantaggi presso molti committenti, perplessi per non dire preoccupati di fronte allo stile creativo e troppo particolare di questo giovane artista, ma che altrettanto certamente sta alla base dell'interesse che il principe vescovo di Trento Bernardo Cles gli ha portato fin da subito, invitandolo nella sua città per un'opera che è rimasta intatta fino ai giorni nostri.
La decorazione del Magno Palazzo, la nuova ala rinascimentale del castello del Buonconsiglio di Trento è infatti oggi una delle attrattive più conosciute del capoluogo del Trentino-Alto Adige grazie sopratutto agli affreschi del ciclo profano di Romanino nella loggia, che affianca nel suo ciclo pittorico riquadri realizzati dai fratelli Dosso e Battista Dossi e Marcello Fogolino.
Un restauro lungo mesi ci restituisce ora tutta la luce, il movimento e i contorni delle figure mitologiche raffigurate sotto le arcate del castello, che brillano per la libertà creativa e per l'improvvisazione compositiva.
Oltre al ciclo già presente, la figura di Romanino viene illustrata da altre opere provenienti da alcuni dei musei più prestigiosi d'Italia e del mondo, come gli Uffizi, Brera, il Metropolitan di New York e il Louvre: in totale sono circa un centinaio le tele e i disegni dell'autore lombardo, che vanno a coprire tutto l'arco della sua vita artistica, affiancati da opere di suoi contemporanei come Tiziano, Lotto, Melone, Savoldo.
I rapporti con le scuole di Milano e Venezia, poi alcune opere particolari come le ante d'organo del Duomo di Brescia e della chiesa di S.Giorgio in Braida a Verona fanno da contorno al percorso più prettamente pittorico che, grazie alle rivelazioni tecniche e alle restituzioni dopo lunghi restauri, alla fine ci lascia un sapore nuovo, quello di un Rinascimento più affascinante e insospettabilmente più moderno e meno ingessato.
Romanino, un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano
Castello del Buonconsiglio di Trento
aperta fino al 29 ottobre da MAR a DOM ore 10-18
biglietti a 6 euro (riduzioni a 3 euro)
informazioni: info@buonconsiglio.it - tel: 0461/233770
Scritto da: Guido Cagnoni
Data: 18-09-2006
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