Dec 14 2005
Revival della band inglese
di Irene Galvani e Guido Cagnoni
Tutta gremita ieri sera l’aula magna dell’Università di Ferrara, per il Coro dell’Università: diretto da Francesco Pinamonti, il gruppo è composto da circa 45 elementi tra studenti e personale del nostro Ateneo ed è sorto nel 1998, ma quest’anno in occasione del Natale ci ha presentato qualcosa di completamente diverso.
Già il discorso introduttivo del Rettore Patrizio Bianchi lasciava intuire un repertorio succoso: “Il programma di quest’anno è nato da una mia provocazione, una battuta lanciata ai coristi: dopo tanti grandi brani del passato, dovreste dedicarvi ai grandi del presente”. E così, dopo aver trascorso qualche anno a intonare – con successo – Gospels e canti di Natale, e dopo essersi cimentati l’estate scorsa nel Sacred Concert di Duke Ellington, quest’anno i giovani coristi hanno guardato al rock dei Queen, una delle più grandi band inglesi di tutti i tempi, per dare vita all’ultimo lavoro: Queen and the Choir, appunto.
Il programma spaziava all’interno di un repertorio che, dagli anni ’70, percorreva gli ’80 e si concludeva all’inizio degli anni ’90, quando la morte del cantante, l’istrionico Freddie Mercury, spezzò per sempre l’unità della formazione originale.
Notevole la formazione universitaria: oltre ai coristi, ricordiamo infatti i musicisti Luca Longhini (chitarra), Giorgio Santisi (chitarra), Renato Droghetti (tastiere) e Stefano Peretto (batteria), tutti rigorosamente dal vivo, e Lorenzo Campani, straordinaria voce solista che ha saputo regalare brividi di emozione anche in una situazione in cui reggere il confronto era praticamente impossibile.
Il ghiaccio si è rotto subito, con una We will rock you che ci ha fatti cantare e battere il tempo con le mani; poi, dopo una serie di brani direttamente dall’Olimpo della musica, il coro ha raggiunto l’apice proponendo una Bohemian Rhapsody ottima per tecnica e sentimento. Da ricordare anche Radio Ga Ga, con le mani rivolte verso il cielo.
sul versante più rock (e meno lento) vanno invece ricordate le versioni trascinanti di I want it all e Hammer to fall, potenti, piene e sempre aderenti il più possibile agli originali, mentre sul versante più raccolto vanno ricordati i momenti emozionanti che ci ha regalato la voce di Campana sulla partitura di Is this the world we created, meno conosciuta delle altre hits, ma per questo ancora più bella, per la sorpresa che ci ha regalato.
Musicalmente il coro non è stato da meno, supportando
benissimo la band sul palco (magari un pizzico di volume in più per loro non avrebbe fatto male, per una migliore amalgama) nei controcanti e nelle sottolineature, oltrechè dal punto di vista coreografico, lasciandosi trasportare dal ritmo delle canzoni e trasmettendo questa frenesia anche al numeroso pubblico presente (salone pieno, con una capienza anche oltre il consentito viste le numerose persone arrivate tardi e rimaste in piedi in fondo).
Il finale (prima dei bis di rito) contiene un messaggio che è anche natalizio: Somebody to love, canzone che inneggia all’amore ad alla comprensione. Qui, ritorna in mente soprattutto la versione di un emozionato George Michael, forse il pezzo migliore del “Freddie Mercury Tribute”.
Complimenti a questi ragazzi, che ci hanno davvero fatto sentire amati, e Buon Natale a tutti.
Scritto da: Irene Galvani e Guido Cagnoni
Data: 14-12-2005
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