La Terra dei Morti Viventi
E' Tornato il papà degli Zombie!!!
George Romero si dimostra ancora capace di stupire
Ci si aspettava un film per cui commuoversi con cieco fanatismo. Uno di quei film di cui si parla bene solo per omaggiare la passata carriera del grande regista. In questo caso la divinità cinematografica (riconosciuta come tale solo dagli Horror-fans) al cui cospetto inchinarsi è nientemento che George Romero, il papà degli Zombie.
E' tronato, ma molti avevano dubbi sul fatto che fosse ancora vivo, anche perchè il suo ultimo film è di 5 anni fa, e non aveva convinto quasi nessuno.
E invece Romero è in grandissima forma! Alive 'n' Kickin'!!! Alla faccia di tutti quelli che volevano banchettare col suo cadavere!
Basti dirvi che prende un genere morto e sepolto, spolpato da mille emuli che ne hanno succhiato via ogni vitalità, e riesce a resuscitarsi dimostrando di avere ancora qualcosa di importante da dire. Il suo film evidenzia una volta di più quanto poco il remake di Dawn of the Dead abbia saputo cogliere lo spirito Romeriano, e allo stesso tempo spazza via la presunzione di 28 Giorni Dopo e l'insopportabile inconsistenza dei Resident Evil.
La Terra dei Morti Viventi non solo è sorprendentemente ispirato, ma riprende la serie dopo 20 anni riuscendo a sembrarne la naturale e perfetta continuazione. Il primo La Notte dei Morti Viventi aveva dato vita all'incubo di una nazione che si scopre violenta, riecheggiando il dolore straziante del Vietnam. Dawn of the Dead si configurava come una per nulla velata critica del consumismo che di lì a poco avrebbe dominato la società, mentre Il Giorno degli Zombi scavava nel concetto di umanità per capire cosa ci fosse da salvare.
Ma è proprio nella figura degli zombie, più che nel discorso politico, che possiamo intravedere una continuità.
I morti viventi, prima elementi dell'incubo (rimorsi) che irrazionalmente convergono nella realtà, poi creature incapaci (proprio come i viventi) di liberarsi del proprio istinto a consumare, infine studiati come anello di congiunzione fra l'essere umano e il mistero della morte, continuano ora a portare avanti il loro ritorno a casa.
Intervengono elementi quasi fantascientifici nella caratterizzazione del contesto e dei personaggi. Sembrerebbe quasi di trovarsi in un mondo postatomico, ma a ben vedere le risorse esistono ancora, sono semplicemente più scarse e più concentrate. A ben vedere, in effetti, non è cambiato nulla.
Ci sono ovviamente fortissimi agganci all'attualità, ma svelarveli sarebbe un po' rovinarvi il gusto del film.
Basti sapere che un film zombie-politico Romero cerca di farlo da almeno 10 anni, addirittura inserendolo astutamente in progetti finanziati con ben altri scopi: ricordiamo ad esempio l'incarico di dirigere il primo Resident Evil, poi saltato in fase di definizione della sceneggiatura.
Il motivo fu reso pubblico: troppa politica, poco assecondate le aspettative degli spettatori riguardo a un "buon" film sugli Zombie.
Al contrario, che la profondità del tema politico vada di pari passo con la profondità nella rielaborazione del genere non può che mandare in estasi i fan più fedeli del regista. Forse nemmeno loro si aspettavano un film del genere, un film che rifiuta le opposizioni nette che in teoria dovrebbero costituirne le basi.
Fin da subito si capisce che il pregio della pellicola sono invece le sfumature. C'è addirittura un personaggio (la cui introduzione incornicia tematicamente il film) che si colloca perfettamente a meta fra umano e zombie, fra intelligenza e stupidità. E la verità è che gli Zombie stanno recuperando l'intelletto, gli umani lo stanno perdendo.
Il processo di umanizzazione degli zombie è portato avanti da Romero in maniera talmente radicale da commuovere. In alcune scene la focalizzazione si sposta totalmente sul gruppo dei Morti Viventi impegnati nel loro inarrestabile viaggio a senso unico, e la caratterizzazione è talmente forte che alla fine del film arriverete a poterne riconoscere distintamente più d'uno (mentre è noto che nella consuetudine cinematografica i morti viventi non assumono altra forma che quella di "massa indistinguibile"). Probabilmente Carpenter vedendo il film avrà esclamato "quest'uomo ha le palle!"...del resto sono praticamente della stessa generazione, due uomini fatti della stessa pasta horror
A proposito di pasta, che bello rivedere finalmente del vero Gore...a morte le digitalate degli horror "del 2000"!!! ...La Terra dei Morti Viventi è talmente bello da sembrare Vecchio!!!
Peccato rimanga l'impressione che il film sia almeno in parte danneggiato (anche se molto meno di quanto ci si sarebbe aspettati!) da tutte le opere derivative che hanno sfruttato il genere negli ultimi anni. Specie nei momenti in cui deve creare una tensione immediata La Terra dei Morti Viventi non va oltre lo sfoggio del "mestiere" del grande George.
Ma la metafora politica di Romero ha troppa forza per lasciare insensibili. C'è l'uomo ricco che comanda dall'alto della sua torre (con il volto di un Dennis Hopper che nel cinema di Romero si sente a casa) e c'è il killer, da lui ha addestrato per fare il lavoro sporco, che ora vuole i soldi che gli erano stati promessi.
E ci sono anche i morti, del tutto insensibili alla causa dell'uno e dell'altro (che poi, in fondo, è la stessa). I morti che ricominciano a prendere coscienza di ciò che erano, che impugnano gli oggetti da lavoro come armi, unici personaggi che sembrano dare importanza alla vita e alla morte.
Ora nemmeno i divini fuochi d'artificio riescono più a tenerli buoni.
Matteo Buriani