Dalla Spagna un thriller psicologico coraggioso ma che non soddisfa completamente le aspettative...

La giovane dottoressa Beatrice Vargas si è trasferita in una prestigiosa casa di cura specializzata in ipnosi e recupero della memoria. Dopo un periodo come assistente le vengono affidati i difficili casi di una bambina rimasta scioccata dopo aver assistito al brutale assassinio della madre, e quello di un enigmatico paziente la cui totale perdita di memoria lo spinge a frequenti attacchi d'ira. Ma al suicidio della piccola paziente la situazione comincia a intricarsi: Beatrice ha la sensazione che siano gli stessi dottori a indurre i pazienti al suicidio tramite striscianti sedute di ipnosi, e in lei si fa strada l'ipotesi che i casi in cura nella clinica siano in qualche modo tutti legati tra loro. Tra realtà e immaginazione la dottoressa capisce che le sue non sono solo congetture...
Assolutamente inspiegabile il perchè un film come
Hipnos arrivi ad occupare addirittura 2 sale a Ferrara. Si tratta di un film spagnolo, quasi a basso budget, risalente al 2003. Terza opera cinematografica di David Carreras, regista all'attivo già da una decina di anni perlopiù con documentari e fiction per la TV spagnola. Non sta incassando.
Ma veniamo al film.
Ancora una volta la cinematografia iberica conferma di essere generalmente più vitale di quella italiana.
Hipnos è infatti un prodotto indubbiamente più coraggioso della media italica.
La strada del thriller psicologico sarà anche abusata, ma cercare di competere con i prodotti americani con un centesimo del loro budget è una scelta comunque da ammirare.
Inoltre il cinema spagnolo pare caratterizzarsi per opere che ambiscono a funzionare al botteghino rinunciando però a rassicurare il pubblico a tutti i costi. Anzi, come
Crimen Perfecto, anche
Hipnos non addolcisce il genere e pare andare programmaticamente “oltre”, quasi a cercare l’eccesso.
La regia di Carreras però non pare ottenere i risultati sperati. Il tentativo è quello di addentrarsi in territori quasi horror, con una fotografia molto satura a rendere disturbante e per nulla asettico il bianco dell’ospedale psichiatrico. Ma si svela troppo presto, disperdendo col passare del tempo tutta la propria carica.
Discorso analogo si potrebbe fare per la sceneggiatura, troppo conforme a quelle che sono le aspettative del pubblico più avvezzo al genere. Il finale, sinceramente molto irritante, è già scritto nei binari in cui il film si mette sin dalle prime scene.
Ma forse per chi non ha mai visto altri thriller psicologici prima d’ora la delusione potrebbe essere inferiore.