Una donna poliziotto dedita al sesso occasionale... una scia di omicidi...

Mi sono accostato a questo thriller con poche aspettative, consapevole del fatto che troppo spesso negli ultimi anni questo genere è stato sfruttato da migliaia di film tutti uguali. Invece devo ammettere che l’ultima fatica di Philip Kauffman mi ha sorpreso, regalandomi attimi di genuino sparsamente e un’ora e mezza di dubbi e tentativi di precedere le svolte narrative. Davvero in questo periodo non si può chiedere molto di più ad un poliziesco.
Jessika, interpretata da Ashley Judd, è una poliziotta appena promossa a ispettrice, figlia di un altro poliziotto morto in circostanze tragiche. Dura e cinica è immagine dei nostri tempi. (O almeno dei tempi come sono visti dall’ala conservatrice di Hollywood). Dedita al sesso occasionale, maniaca del proprio lavoro, viene messa in analisi per aver incastrato un criminale lavorando da sola, senza il supporto di una squadra. Ma per lo stesso motivo viene promossa.

Dalla promozione in poi la sua vita diventa una scia di cadaveri, tutti gli uomini con i quali aveva avuto rapporti sessuali. E’ soggetta a svenimenti e non ricorda quello che avviene. Così comincia a sospettare di se stessa.
Bel soggetto (anche se un po’ troppo tendente al maschilismo conservatore per i miei gusti), e una discreta sceneggiatura fanno di questo film un buon poliziesco, specie se lasciamo la sospensione dell’incredulità di poco sopra il livello di guardia. Accadono eventi davvero poco spiegabili a poliziotti esperti, ma l’atmosfera creata dalla messa in scena riesce a coinvolgerci e a trascinarci verso la fine per la scoperta di un assassino sul quale abbiamo ipotesi che non riusciamo a verificare.
Più che un thriller, però, ci troviamo di fronte ad un giallo classico, quasi fosse uno di quelli da vecchia signora, se si esclude la matrice sessuofoba dell’assassino. La struttura del lungometraggio, comunque, più che film di tensione, è quella del rompicapo, e i pezzi, sfortunatamente, non sono tutti al loro posto nemmeno nella conclusione.

Ma gli attori sono in forma e i loro nomi altisonanti: lodi continue ad Ashley Judd, non solo per le sue doti interpretative, comunque buone, Samuel L. Jackson e Andy Garcia lavorano di mestiere, ma il loro mestiere basta e avanza. E il film coinvolge a dispetto dei difetti evidenti di sceneggiatura.
Non c’è davvero molto da dire, lo consiglio per una serata con pochi pensieri, è uno di quei film medi che fanno la fortuna di Hollywood e che mancano come l’acqua al cinema italiano ed europeo.