I Deftones sono tornati!
di ClasChino e compagni sono tornati, e alla grande. Dopo tre anni di attesa finalmente esce Deftones e il titolo dice tutto: l’intenzione di ricominciare da zero, dando finalmente un cupo spiraglio di luce nella scena nu-metal che, a mio avviso, è troppo di moda ed è senz’anima; Blow-Up, nella recensione del disco, afferma: intelligenti,
ironici, concisi, sensibili, i Deftones sono fra i veri pochi poeti rimasti nel mondo del rock. Ha ragione. Non dimentichiamo che gruppi come Linkin Park e Limp Bizkit sono senz’altro debitori (testuali parole di Chino) alle salde fondamenta che un gruppo-pietra miliare come i Deftones hanno gettato molto tempo fa . C’è voluto tempo, impegno e sudore della fronte, ma Chino afferma di aver tirato fuori qualcosa di veramente intimo, personale e con una buona dose di introspezione.
L’album si apre con Hexagram (brano di cui stanno girando il video, dopo quello di Minerva), soffocante a tratti e onirica, una batteria frenetica accompagna il tanto bramato grow di Chino che poco si era sentito in White Pony; attorno a Needles and Pins sembra concentrarsi una nube nera che ricrea la cupezza tipica dello stile dei Deftones; Minerva, il singolo, è la ballata dell’album, in cui la voce languida di Moreno accompagna una melodia che si realizza in lenti riff di chitarra che sfumano, lasciando il posto a Good Morning Beautiful, un teschio tra le rose proprio come la copertina del cd. Deathblow ha un principio dolcemente sofferente per poi scoppiare, ma con moderazione, vertendo sul rock sperimentale; When Girls Telephone Boys esplode rabbiosa, scandita da una chitarra “grassa” e corposa. In Battle-axe la passione dolce-amara e l’approccio metal si mischiano sapientemente in un vortice malinconico; Lucky You fa uso di alcuni accorgimenti elettronici ma con abile parsimonia; Bloody Cape, piuttosto tirata, è in tipico stile Deftones; in Anniversary Of An Uninteresting Event la band si lascia trasportare e fluttua nella tristezza: no more gold lights for the queen earth to keep you warm in your kingdoms / high on the waves you make for us / but not since you left have the waves come. L’ultimo brano, Moana, chiude il tutto lasciando un’atmosfera di emozionato grigiore nella stanza in cui, al buio, stesi sul letto a guardare il soffitto, avete deciso di abbandonarvi ai vostri mesti pensieri.

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