Cultura e Spettacoli

Ho perso il filo…

Angela Finocchiaro acclamata al comunale
di Giulia Tiozzo \ 25-02-2019 \ visite: 338
Angela Finocchiaro ho perso il filo
Foto di Paolo Galletta dal Sito del Teatro Comunale di Ferrara
 
In una rappresentazione che mescola mitologia e modernità, le abilità comiche e attoriali di Angela Finocchiaro vengono messe duramente alla prova. Sostenere la scena da sola per un intero spettacolo certo non è semplice ed ecco dunque che sul palco appaiono le creature del labirinto, danzatori che accompagnano la primadonna nel districarsi delle sue avventure.

Dopo un inizio in cui l’attrice dialoga direttamente con il pubblico affermando come voglia provarsi in un nuovo ruolo, quello dell’eroe, essa pare perdersi fra le avventure della sua vita: dall’infanzia alla giovinezza, fino ai giorni nostri, la narrazione scorre con semplicità mettendo in mostra come i consigli di una madre di oggi siano contrari a come lei stessa ha vissuto la sua vita. Il paragone con le nuove generazioni e la difficoltà nel dare una corretta educazione vengono posti come tematica complessa e nel corso dello spettacolo si affermano differenti modi per trovare la soluzione a tale tematica, ma appare infine che forse una risposta univoca non esiste. Il minotauro sembra, a tratti, configurarsi come la tecnologia cellulare che imperversa sul palco diverse volte in maniera improvvisa e inaspettata dimostrando tutte le scocciature legate a tale strumento. Nel complesso, però, la storia dell’eroe Teseo viene quasi dimenticata per ritornare solamente nel finale nel quale la protagonista pare ritrovare il filo, non quello di Arianna, ma quello della sua identità.

La danza si integra bene nello spettacolo e ha il grande pregio di rompere il monologo, forse altrimenti troppo noioso e piatto, della Finocchiaro.
Grande attenzione e cura è nelle scenografie e nell’illuminotecnica: dalle proiezioni alle luci, tutto riesce a dare l’idea del labirinto nel quale ci si perde, ma che può anche guidarci verso la risposta alle nostre domande. Interessante, in particolare, l’idea dello schermo parlante, anche se forse non originale, che riesce, come fosse un ulteriore personaggio, a condurre la Finocchiaro fra le strade del suo labirinto personale.

L’idea del rapimento dell’attrice per portarla nel labirinto è senza dubbio buona, anche se nel corso dello spettacolo questo suo essere in un luogo altro viene spesso dimenticato date le innumerevoli volte in cui la protagonista sembra ammiccare o rivolgersi direttamente agli spettatori.
Angela Finocchiaro appare in scena come una donna che riesce a trovare la comicità nella sua vita, anche se con essa non riesce a rispondere alle domande esistenziali che si pone.
Il labirinto, non quello dell’eroe greco, ma quello delle nostre vite, appare come una strada nella quale intrigarsi e perdersi è l’unico modo per ritrovare il bandolo della matassa. Il Minotauro non è infine il mostro da sconfiggere, ma qualcosa che troviamo attorno a noi e con il quale è necessario trovare il modo di comunicare e convivere.  
 

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Cultura e Spettacoli