Cultura e Spettacoli

Movie Of The Week: "Il Primo Re" (2018)

Non solo in America sanno fare i blockbuster
di Paolo Stegani \ 15-02-2019 \ visite: 446
Foto film Il Primo Re 2018

Era ora che il mito più bello di tutti tornasse a vivere sul grande schermo, ed è un sollievo, oltre che un orgoglio, sia stato un progetto tutto italiano a renderlo possibile. Dopo alcuni riuscitissimi capitoli a tema supereroico dallo stampo americano (“Lo chiamavano Jeeg Robot”, “Il Ragazzo Invisibile”) era giunto il momento di una definitiva conferma della potenzialità, finora poco o male espressa, del cinema popolare italiano moderno. Matteo Rovere, con il racconto della nascita di Roma, entra nella ristrettissima cerchia di registi italiani che hanno voluto e saputo sfidare Hollywood.

Ancor prima del più grande impero di sempre  vennero l’amore ed il tradimento fraterni, ed è lì che il film vuole addentrarsi. “Il Primo Re” è definibile infatti come il primo vero blockbuster italiano, per l’audacia e la resa finale di una narrazione ben gestita, ricca ma non stracolma di effetti speciali, dove a fianco dell’azione e della lotta trovano spicco i lati umani dei due protagonisti. Alessio Lapice è Romolo, ferito durante uno scontro e ritenuto maledetto dal resto della compagnia, perciò necessariamente sacrificabile.
Alessandro Borghi è Remo, in un vortice di testosterone e modi affettuosi, costretto ad occuparsi del fratello durante il viaggio e deciso a proteggerne l’incolumità, ad ogni costo. Come si è giunti a questo punto? L’inondazione del Tevere, gli Albani, la lotta per la sopravvivenza sotto gli occhi di una impassibile Vesta, Satnei, unico (necessario) tocco femminile in una vicenda tutta maschile. Il pellegrinaggio verso la nuova patria poteva essere semplicemente riempito di gesta eroiche e scene ad alto impatto: è qui che Rovere mette quell’italianità riconoscibile ed imprevista, dando risalto all’interiorità di un cast in grado di esprimerla al meglio. Se sono necessari i sottotitoli per capire lo strettissimo dialetto napoletano di Gomorra, figuriamoci in questo caso con i dialoghi in protolatino: una scelta audace, che contribuisce a rendere più verosimile l’intera rappresentazione della vicenda ed aiuta ad entrarvi. Forse è solamente un’impressione, ma mano a mano che la trama procede la lingua parlata sembra addirittura evolversi lentamente e minimamente verso forme latine più classiche ed affermate: se così fosse, sarebbe uno di quei dettagli che impreziosiscono l'idea di cinema, simbolo di una ricercatezza soltanto apprezzabile.

Ne esce un capitolo gradevole ed ammirevole di cinema nostrano, da non sopravvalutare ma dal carattere rivoluzionario. La dimostrazione perfetta del fatto che non solo in America sanno fare i  blockbuster, se si ha il coraggio di mettersi in gioco. C'era forse una storia migliore per cominciare? Più italiana (anzi, italica) di così si muore.

Programmazione:

UciCinemas:
Sab. 16/02 - 17.15 / 20
Dom. 17/02 - 17.15 / 20

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