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Coppa d'A(n)sia: storie di perdenti d'Oriente

Un modo come un altro per non farsi mancare la serie A durante la sosta
di Alessandro Orlandin \ 19-01-2019 \ visite: 252
asian cup
Perché lamentarsi dell'assenza della serie A italiana quando per due settimane ci si possono gustare le meravigliose avventure della Coppa d'Asia? La rassegna continentale del calcio asiatico è iniziata lo scorso 5 gennaio negli Emirati Arabi e sta inevitabilmente regalando grandi emozioni, soprattutto per la sublime assurdità di alcune giocate da campo parrocchiale. La fase a gironi della competizione si è chiusa giovedì 17 con l'eliminazione di 8 squadre su 24, a causa di una formula identica a quella adottata dalla Uefa per i Campionati Europei 2016. Insomma per uscire bisognava essere particolarmente scarsi o particolarmente sfortunati, per cui vale la pena capire cosa è successo alle magnifiche otto che hanno preso un aereo verso casa dopo appena tre partite.

INDIA (n. 97 su 211 del Ranking Fifa)
Non è sorprendente che un paese da 1.2 miliardi di abitanti faccia fatica a esprimere qualche decina di calciatori decenti? No, non così tanto se si considera che il calcio non è neanche lontanamente uno degli sport preferiti dagli indiani (là si gioca soprattutto a cricket) e che il primo campionato professionistico risale al 1996. L'India vive così di risultati estemporanei e di stelle solitarie. Tipo Sunil Chhetri. Il suo nome potrebbe dirvi poco, ma tra i giocatori ancora in attività è il secondo al mondo per gol segnati con la maglia della Nazionale. La classifica attuale dice: Cristiano Ronaldo, Chhetri, Messi. Il 34enne centravanti finora ha segnato 65 gol in 104 partite, di cui due nella partita inaugurale che ha visto l'India surclassare la Thailandia per 4-1. Sembrava un buon inizio, anche se il fatto di prendere un gol di testa dai thailandesi poteva suonare come un campanello d'allarme. Ok, è vero che l'altezza media dell'intera popolazione maschile thailandese è superiore a quella dell'India (170 cm contro 166), ma se difendi così su una punizione dalla trequarti prendi gol anche dagli Esordienti della X Martiri di Porotto. Tra le altre cose la Thailandia ha cacciato il suo allenatore dopo la prima partita, giusto per far capire quanto la federazione abbia apprezzato. L'allenatore dell'India invece è rimasto dov'era, ma probabilmente se n'è pentito in seguito. Certo è che Stephen Costantine, inglese pelato con gli occhialetti, deve essere un tipo interessante: nel 1999 andò ad allenare la nazionale del Nepal (!), per poi sedersi sulle panchine di India, Malawi, Sudan e Rwanda. Fatto sta che poi l'India ha perso abbastanza inspiegabilmente contro gli Emirati Arabi (0-2) mangiandosi almeno tre gol clamorosi. Tra le altre cose, la nazionale degli Emirati è allenata da Alberto Zaccheroni, che nel 2011 vinse la Coppa d'Asia col Giappone e quindi un po' sa come si fa. Morale: l'India si è giocata tutto nell'ultima partita contro il Bahrain e un pareggio sarebbe bastato. Per 89 minuti tutto bene o quasi (il Bahrain ha preso un palo), poi un rigore da vero babbeo causato da Pronay Halder ha mandato Bahrain avanti. India incredibilmente eliminata pur con tre punti in classifica. 

SIRIA (n. 74 su 211 del Ranking Fifa)
Da quasi otto anni la Siria è alle prese con una guerra civile sanguinosa, ma nonostante questo il campionato è stato fermato solo nel 2011. Per il resto si è continuato a giocare, complice il fatto che praticamente tutte le squadre si trovano nella parte occidentale del paese, quella sotto il controllo del governo. Non è comunque casuale che 4 dei 23 convocati dal tedesco Bernd Stange giochino per squadre di altri paesi tipo Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Libano e Qatar, dove le bombe non sono un problema attuale. Rapida inquadratura al personaggio Stange: 70 anni, carriera di giocatore interrotta a 22 anni, è stato per sei anni (1982-88) il commissario tecnico della nazionale della DDR. Ostalgie a palate, per gli amanti del genere. Fatto sta che dopo la riunificazione tedesca Stange ha iniziato a girare il mondo e ad allenare in Ucraina, Russia, Australia, Oman, Iraq, Cipro, Bielorussia e Singapore. Nel giugno 2016 aveva annunciato il proprio ritiro. Poi nel gennaio 2018 è arrivata una chiamata a carico del destinatario da Damasco e così ha accettato di allenare la nazionale siriana. Probabilmente ora farà domanda per la pensione perché è stato cacciato dopo le prima due partite della fase a gironi. Alla federazione devono essere bastati lo 0-0 con la Palestina, arrivato nonostante 15 minuti di superiorità numerica, e il KO con la Giordania (2-0), propiziato da un gol inzaghesco di Musa Al-Taamari e da una zuccata di Tareq Khattab. Che Stange potesse stare poco simpatico ai suoi giocatori si è capito quando gli è subentrato Fajr Ibrahim - più volte ct della nazionale dal 2006 a oggi - e la squadra ha rischiato di mettere nei guai l'Australia, tecnicamente una delle favorite per la vittoria finale, oltre che campione in carica. Dopo la prodezza di Mabil, la Siria h pareggiato con Kharbin (che è anche il miglior cannoniere a disposizione), ma ha finito col prendere un gol da amatori CSI per una dormita di Jwayed in piena area. Tra l'altro il gol porta la firma di Ikonomidis, meteora in Italia con Lazio e Salernitana. Il rigore del 2-2 letteralmente regalato dall'arbitro ha finito con essere solo un contentino, perché al 93' Rogic ha letteralmente spaccato la porta per il gol-vittoria degli australiani. 

PALESTINA (n. 99 su 211 del Ranking Fifa)
Erano alla seconda partecipazione assoluta, per cui non si poteva pretendere chissà cosa. Sono arrivati terzi nel loro girone, davanti alla Siria e dietro ad Australia e Giordania, ma lo zero alla voce "gol fatti" ha impedito loro di avanzare agli ottavi di finale. D'altra parte se il miglior marcatore in attività della nazionale è un centrale di difesa, il capitano Abdelatif Bahdari, un motivo ci sarà pure. Gli 0-0 con Siria e Giordania e il 3-0 incassato dall'Australia hanno evidenziato una certa scarsità di idee in attacco, malgrado la squadra allenata dall'algerino Noureddine Ould Ali possa contare su un contingente di... sudamericani. La Palestina infatti schiera - tra gli altri - Jonathan Cantillana, Pablo Tamburrini e Alexis Norambuena, che non hanno esattamente cognomi di ragazzi nati e cresciuti a Ramallah. Sono tutti nati in Cile da genitori di origini palestinesi e hanno quindi deciso di abbracciare la causa (calcistica) dello stato di Palestina. Nel gruppo per la verità c'è anche Yashir Islame, che al pari di Norambuena gioca nella serie B cilena. Quindi per ogni partita della nazionale si sparano all'incirca 13mila chilometri per raggiungere i compagni: si spera siano rimborsati. Cantillana e Tamburrini invece hanno deciso di trasferirsi in Palestina e giocare nel locale campionato. Anche Nazmi Albadawi ha parecchia strada da fare, perché gioca nella MLS americana, nell'FC Cincinnati. Questo significa che nell'ultima stagione ha condiviso lo spogliatoio con lo spallino Pa Konate

FILIPPINE (n. 116 su 211 del Ranking Fifa)
Nell'ottobre 2018 il plurititolato Sven Goran Eriksson ricevette tre proposte: una dal Camerun, una dall'Iraq (!) e una dalle Filippine (!!). Ha scelto la terza, forse inconsapevole che si trattasse di una nazionale qualificata alla Coppa d'Asia per la prima volta nella sua storia. A fare il lavoro sporco ci aveva pensato l'americano Thomas Dooley mettendo in fila Tajikistan e Nepal (!), poi la federazione filippina deve essersi trovata in qualche turbolenza perché solo nel 2018 i giocatori hanno avuto a che fare con quattro allenatori diversi. Fatto sta che già il sorteggio non è stato clemente, perché ha piazzato le Filippine nel girone di ferro con la Corea del Sud (una delle favorite) e la Cina allenata da Marcello Lippi. Se la sarebbero dovuta giocare contro l'altrettanto debuttante Kyrgyzstan, ma le cose sono andate piuttosto male. Dopo l'onorevole sconfitta (1-0) contro i coreani e la debacle contro i cinesi (3-0), la squadra di Eriksson è arrivata all'appuntamento cruciale e l'ha puntualmente fallito. A prendersi la scena è stato il centravanti del Kyrgyzstan Vitalij Lux che ha infilato un paio di prodezze notevoli. Se non altro per i filippini è arrivata la soddisfazione del primo gol di sempre nella Coppa d'Asia grazie all'indiscutibile mancanza di talento del portiere kyrgyzo. Comunque se volete impressionare qualcuno al bar, potete raccontargli la storia di Phil Younghusband, che al di là del magnifico cognome è il capitano della nazionale filippina. Nato in Inghilterra, ha fatto le giovanili nel Chelsea per poi trasferirsi nel paese d'origine dei genitori. Lì è diventato una mezza leggenda e oggi può vantare 105 presenze e 52 gol con la nazionale. Messi è avvisato: se non inizia a segnare potrebbe scivolare giù dal podio.

YEMEN (n.135 su 211 del Ranking Fifa)
Altro paese che come la Siria da anni fa i conti con una devastante guerra civile che in neanche cinque anni ha provocato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati. Tanto che il campionato locale non si gioca più dalla stagione 2014-2015. Nonostante questo hanno un allenatore europeo (lo slovacco Jan Kocian) che evidentemente non ha trovato un metodo migliore per pagare le bollette. Comunque, già il fatto che si siano qualificati è lodevole. Il problema è che il girone con Iran, Iraq e Vietnam lasciava poche speranze. Tra l'altro il confronto con l'Iran era anche venato da tensioni politiche, visto che proprio l'Iran è accusato dal governo di Sana'a di sostenere i ribelli Houthi. Sul campo non c'è stata storia (5-0), così come non c'è stata con l'Iraq (3-0). Tra l'altro la nazionale irachena è allenata da Srecko Katanec, terzino della Sampdoria scudettata del 1991. Una piccola consolazione poteva arrivare nell'ultima partita contro il Vietnam (n.100 del ranking Fifa), una punizione e un rigore hanno spedito a casa gli yemeniti con zero punti e zero gol. 

LIBANO (n.81 su 211 del Ranking Fifa)
La nazionale libanese torna a casa, ma si aggiudica senz'altro il premio di squadra fantozziana del torneo. Motivo: è stata eliminata solo a causa di un cartellino giallo di differenza rispetto al Vietnam. Tra l'altro preso in pieno recupero a causa delle proteste di un giocatore che riteneva quel recupero troppo ampio. Oltre a questo, il Libano è anche stato mezzo rapinato, perché nella partita inaugurale col Qatar un gol l'aveva anche fatto, ma è stato annullato inspiegabilmente. I qatarioti hanno ringraziato e si sono presi la vittoria. Occhio al Qatar, allenato dal giovane spagnolo Felix Sanchez: nella fase a gironi ha segnato dieci gol senza prenderne uno. Nella seconda partita il Libano ha perso con l'Arabia Saudita - una delle favorite per la vittoria finale - e quindi si è trovata a dover battere la derelitta Corea del Nord nella terza giornata. I coreani sono passati in vantaggio con una punizione per gentile cortesia del portiere libanese, ma da lì è iniziata un'irresistibile rimonta conclusa al 98' dal gol di El Helwe. Il cartellino giallo di troppo lo ha preso Robert Alexander Melki, svedese di passaporto libanese che ha un fratello di nome George Felix. Entrambi giocano in Svezia nell'Eskilstuna, squadra in cui gioca l'ex Roma Gianluca Curci (!).

COREA DEL NORD (n.109 su 211 del Ranking Fifa)
In questo caso c'è poco da dire: i nordcoreani sono stati piallati praticamente da tutti: 4 palloni nel sacco dall'Arabia Saudita, 6 dal Qatar, altri 4 dal Libano. Non so quale sia lo sport nazionale della Nord Corea, ma temo non sia il calcio. Di affascinante c'è solo l'organizzazione del campionato, che ricorda un po' quello della vecchia Unione Sovietica. Lì infatti tutte le squadre sono affiliate a qualche istituzione statale. C'è la squadra delle ferrovie dello stato, quella del partito dei lavoratori, quella dell'esercito, quella del ministero della cultura e pure quella della lega giovanile di Kim Il Sung e Kim Jong-Il. Quella che in genere vince sempre è quella dell'esercito e non mi pare sorprendente, visto che la Nord Corea ha uno degli eserciti più ampi sul pianeta. 
Nella nazionale comunque sono compresi anche gli espatriati nati in Giappone. Ci sono anche due giocatori del campionato italiano, Han Kwang-song del Perugia (proprietà del Cagliari) e Choe Song-hyok che gioca nell'Arezzo. 

TURKMENISTAN (n.127 su 211 del Ranking Fifa)
Non arrivava alla fase finale dal 2004 e il girone con Giappone, Uzbekistan e Oman lasciava poche speranze di qualificazione, malgrado i nomi degli ultimi due avversari non sembrino così altisonanti. In realtà il Turkmenistan ha fatto la figura migliore proprio col Giappone, indiscutibilmente la squadra più forte del girone e una delle più quotate dell'interno torneo. La bordata di Amanow aveva illuso i turkmeni, ma poi i nipponici hanno approfittato di una difesa rivedibile per mettere dentro tre palloni in un quarto d'ora. L'Uzbekistan, vicino di casa, ha dominato la seconda partita, dando una soddisfazione al mitico Hector Cuper (che però agli ottavi ha pescato l'Australia, ouch). Contro l'Oman invece il Turkmenistan è rimasto in partita fino all'84', ma il temporaneo 1-1 avrebbe mandato a casa entrambe le squadre. Col 3-1 invece l'Oman sarebbe stato più che sicuro di essere una delle migliori terze e col Turkmenistan in disarmo ha trovato il terzo gol al 94'. 
foto: AFC Asian Cup Press Office

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