Cultura e Spettacoli

Una locanda a teatro

La locandiera di Carlo Goldoni
di Giulia Tiozzo \ 19-11-2018 \ visite: 400
La locandiera Foto di Pietro Tafaro, dal sito del teatro comunale di Ferrara
Foto di Pietro Tafaro, dal sito del teatro comunale di Ferrara
 
Nell’ambito della stagione di Prosa del Teatro Comunale di Ferrara, è andata in scena “La locandiera” ad opera della Compagnia Proxima Res.
Lo spettacolo è caratterizzato da una scenografia in cui il bianco è predominante. Il tavolo, le sedie, ma anche i costumi base degli attori sono contraddistinti da tale colore.
Lo spazio scenico è ben utilizzato nella sua interezza e viene letteralmente invaso da un grande tavolo attorno a cui ruota tutta la vicenda e agiscono tutti i personaggi. Non serve altro, se non qualche piccolo oggetto scenico come piatti, bicchieri e un po’ di vino, per evidenziare il luogo del racconto: la locanda.
Al contrario, i vestiti di contorno, che delimitano quasi fossero pareti e porte lo spazio dell’azione, non sono utilizzati e rimangono semplici relle che contengono personaggi che non vengono però mai chiamati in causa dalla vicenda.
Gli interpreti risultano tutti forti e abili. In particolare, meritano menzione le interpretazioni delle due comiche, la voce e la fisicità del cavaliere e il personaggio del marchese, che risulta da una nuova visione dello scritto goldoniano. È indubbio che questo personaggio risulti comico e ben rappresenti il clima di commedia dell’opera, rendendola allegra e frizzante, ma è da chiedersi se una tale interpretazione sia davvero congrua alla vicenda raccontata.
L’attrice principale risulta credibile come Mirandolina, donna che ama farsi amare, e colpisce la sua attenzione alle movenze e ai dettagli, la sua capacità di convogliare gli sguardi degli altri personaggi e del pubblico e l’uso sapiente delle pause durante i due monologhi.
L’inserimento degli spezzoni delle Memoires dello stesso autore è ben dosato ed efficace e permette al pubblico di comprendere meglio le intenzioni dell’autore nel momento in cui narrava la vicenda della locandiera.
Anche l’utilizzo dei pupazzi, quali doppi dei personaggi, permette di ritrovare le basi del teatro che Goldoni usava ai suoi tempi per immaginare gli spettacoli.
La colonna sonora fuori tempo, rispetto all’epoca goldoniana, non da fastidio, ma probabilmente vuole aiutare il pubblico a riportare la vicenda ai giorni nostri.
La commedia è seguita in maniera piuttosto letterale, e solo il finale sembra stridere con gli intenti di Goldoni per abbracciare invece una nuova visione del regista. Vien da chiedersi se, davanti ad uno spettacolo riuscito, il monito lanciato da Fabrizio abbia davvero senso.

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Cultura e Spettacoli