Cultura e Spettacoli

Live Report: Colapesce

Colapesce presentato da Legacoop Estense in concerto a Ferrara Sotto Le Stelle
di Alessandro Orlandin, foto di Sara Tosi \ 09-07-2018 \ visite: 728
colapesce ferrara sotto le stelle

Visto che si è presentato con colletto, tunica da sacerdote e addirittura stola di color viola, a Lorenzo Urciullo in arte Colapesce devo confessare una cosa. Ho un pregiudizio quasi granitico sull'indie-pop italiano e quindi fino alla settimana scorsa non me l'ero mai filato, pur conoscendo la sua esistenza. Colpa principalmente degli Ex Otago, seguiti anche in capo al mondo (cit.) prima che diventassero l'alternativa meno patinata ai Thegiornalisti (aaaugh, non cit.). Questa però è un'altra storia: Colapesce, sbrigativamente ribattezzato "scolapesce" dai vecchi che facevano colazione domenica mattina al Duca d'Este, non può assolvermi dai miei peccati, anche perché un prete con copricapo a forma di pesce spada non s'è mai visto.

colapesce ferrara sotto le stelle

Omaggio alla leggenda dalla quale ha tratto il suo nome d'arte e più in generale al misticismo di una terra come la Sicilia che abbonda di miti e storie da raccontare. I quasi 300 del cortile del Castello (era l'unico concerto gratuito del programma di Ferrara Sotto le Stelle) se ne accorgono alla svelta con i ritmi ipnotici e l'enigmatico testo di "Pantalica", che è anche il primo pezzo di "Infedele", l'ultimo dei suoi tre album.

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Colapesce è nato quarant'anni dopo e cento chilometri più a sud di Franco Battiato, ma i punti di connessione tra i due sono evidenti, fermo restando che se nasci in Sicilia e sai fare due accordi, non può non venirti in mente di voler essere il nuovo-Battiato. Lorenzo in arte Colapesce però ha oggettivamente preso un po' di cose dalla cassetta degli attrezzi: voce (spesso) sussurrata, strizzate d'occhio alle costruzioni sintattiche del maestro (" regnavo fra le rovine per appagare il mio ego"), un certo gusto per l'elettro-pop. La zuccherosa "Ti attraverso" non farebbe mai parte del repertorio di Battiato, ma se non altro dimostra che Colapesce ha orecchio e furbizia a sufficienza per confezionare pezzi radiofonici facili da imparare a memoria (con quel " ti vedo, ti attraverso, ma non ti capisco" che rimane appiccicato in bocca come una caramella gommosa). È un contemporaneo in piena regola, pur attingendo anche da suoni del passato. Alfiere di una tradizione isolana che ha prodotto altri artisti interessanti come Dimartino, Colapesce è anche autore e dopo aver scritto "Totale" per Luca Carboni ha pensato bene di tenerla per sé, facendone un pezzo essenziale e che rimane impresso per il suo incedere solenne, davvero carboniano purché neanche troppo originale.

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S'era detto Franco Battiato: Colapesce gli rende omaggio con una cover super essenziale di "Segnali di vita", accompagnato solamente al pianoforte da Mario Conte. Catarsi assicurata grazie all'immaginifico testo che richiama le meccaniche celesti. A proposito: Battiato nel 2012 fu nominato assessore nella giunta regionale siciliana e chiese di essere chiamato "assessore alle meccaniche celesti", confermandosi uomo dal ricco senso dell'umorismo anche fuori dall'ambito artistico. Magari Colapesce non ha lo stesso ego (o forse sì?), fatto sta che decide di mettere in coda un altro pezzo dalle sonorità familiari come "Decadenza e Panna" e di far fare la comunione alla prima fila di spettatori a margine della marmellata di synth di "Compleanno". D'altra parte sulla copertina di "Infedele" c'è proprio una foto del piccolo Lorenzo che riceve la particola della prima comunione.

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Quando parte "Sospesi" invece non posso fare a meno di pensare a quanto possa essere facile trovare le parole per dedicare una canzone d'amore a una come Valentina Lodovini (che appare nel relativo videoclip). Guardatevi "La giusta distanza" di Carlo Mazzacurati e poi capirete. E poi c'è la citazione - che non sfocia in cover - a Renato Zero ("I migliori anni della nostra vita") dentro "Maledetti Italiani", altro classico della produzione a giudicare dal trasporto mostrato dai fan più accesi. Però non credo possano essere chiamati "pescini". Gli abiti da prete non abbandonano mai Colapesce e la sua band per l'intera ora e quaranta di esibizione e non a caso la salmodia onomatopeica che chiude "Bogotà" sembra quasi segnare l'epilogo di un rito profano che periodicamente rinnova il suo incanto.

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