Cultura e Spettacoli

Live Report: The Breeders + Pip Blom

The Breeders + Pip Blom a Ferrara Sotto le Stelle 2018
di Mattia Antico, foto di Sara Tosi \ 06-06-2018 \ visite: 868
thebreeders

Ferrara Sotto le Stelle inizia con uno spritz Cynar al Korova, mentre il sole tramonta.
Io vi avverto sin da subito: le recensioni non le so scrivere, quindi vi racconterò la giornata come l’ho passata, con un occhio da musicista ed uno da diario di bordo.
 
Torno giusto giusto dal Primavera Sound in quel di Barcellona, ho già visto The Breeders in uno dei due palchi principali tra l’altro. Partiamo da un presupposto importantissimo: stiamo parlando di una catena di sant’Antonio, quella storia che nella musica è riconducibile al “beh se non c’erano questi col cazzo che ci sarebbero stati questi altri” e così via all’infinito. (Vi consiglio di farla al contrario, molto divertente).
La morale della favola è che non sarei il primo a dirvi che The Breeders erano la band preferita di Kurt Cobain e, oh mio Dio oh mio Dio, quanto hanno cambiato la musica.
Sì, in realtà è così e, secondo la mia modesta opinione, è uno dei migliori modi per ragionare di musica al di là del gusto personale. Intendo dire che, quello che voglio fare, è contestualizzare storicamente la musica. Un po’ la storia dei tagli di Fontana se vogliamo: “eh, ma lo so fare anche io!”, no caro, tu lo sai “rifare”, che è un po’ diverso.
 
Kurt Cobain si prende i meriti, ma Steve Turner, Andrew Wood, Chris Cornel, Eddie Vedder e Mark Armer impastano una grossa fetta di quello che sarà il Grunge. Parliamoci chiaro di nuovo, non è che uno si sveglia la mattina e dice “oggi faccio il grunge”, dai… diciamocelo seriamente, tutti siamo influenzati da qualcosa ed ecco che entra in gioco la nostra cara catena di sant’Antonio.
Kurt ringrazia i Pixies che, a loro volta ringraziano i Violent Femmes e così via.
Ecco, fermiamoci e torniamo momentaneamente ai Pixies, ci siamo? Sicuri? Bene!
 
The Breeders ha alla voce e alla chitarra Kim Deal, ormai ex bassista della band di Boston, che fonda la band nell’88 per svenare la sua essenza di artista un po’ oscurata dal leader dei Pixes: Black Francis.
 
Torniamo quindi alla fine dello spritz.
Il cielo inizia a diventare cupo e, lo so ormai bene, il palco dentro il magico cortile del Castello Estense non è coperto, quindi il rischio di tornarsene tristi a casa esiste.
Mostro il badge ed entro. Una birra. È il turno dei Pip Blom. Oh, per me han spaccato. Forse roba già sentita, ma ci sanno fare. Sul palco si muovono e si divertono: due Stratocaster, un basso una batteria.
Iniziano a cadere due gocce di pioggia mentre i giovani musicisti dichiarano il loro ultimo brano.

pip blom  
Amplificatori e microfoni vengono coperti e la paura che tutto possa saltare inizia a farsi viva.
Per fortuna nulla di preoccupante, la pioggia nemmeno ha la decenza di iniziare davvero che, chi invece comincia, porta il nome di The Breeders: le gemelle Deal alla chitarra, Josephine Wiggs al basso e Jim MacPherson alla batteria.

thebreeders

Tutto ha inizio con New Year, due minuti scarsi direttamente dal disco Last Splash. Il sorriso è inconfondibile, rende felice tutti. È quella sorta di punk leggero, fatto di chitarre quasi mai notevolmente distorte. Ci piace, la voce di Kim intendo, che si confonde con quella della sorella.
 
Il concerto prosegue piacevolmente, io mi sposto per bere birra e i suoni, inizialmente forse provati dalla pioggia, si spiegano sempre meglio. Il basso è quello che ci si aspetta: plettrate giuste a tempo con la batteria.
 
The Breeders sono questo, anche quando passano per una cover dei Ed Reedeming’s Qualities oppure per una dei Beatles (in Happiness is a Warm Gun).
Una scaletta degna di nota che chiude con Gigantic dei Pixies prima del bis fatto di Do You Love Me Now?, Nervous Man e Saints.
 
Il concerto termina con un grazie alla città di Ferrara da parte di Kim, con quel suo solito sorriso che la contraddistingue. Quella che la fa alternare tra chitarra elettrica, acustica e basso.

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Ferrara Sotto Le Stelle inizia così, con una bomba per pochi che emoziona ricordando in buonissima parte la storia di un pezzo di musica che ogni giorno cambia sempre di più tra effettistica ed elettronica, quando The Breeders ci fanno ricordare che cosa è la vera musica: cantare e suonare. Fine.

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