Attualità e Viaggi

DAY 6 02/10/2017 Un letto vero

Arriviamo ad Aukereyri passando da Godafoss, la stanchezza ci farà cedere?
di Mattia Antico \ 14-11-2017 \ visite: 348
islanda godafoss
 
Il suono della sveglia arriva mentre ancora il cielo è scuro. Sono le mie paranoie a farci svegliare così presto: abbiamo dormito nel parcheggio davanti ad una Guest House, voglio andarmene prima che si svegli l’ondata di turisti giapponesi che occupano le stanze.
Fa freddo e ogni tanto qualche goccia scende. Non si vede nulla, ma con l’ausilio delle torce chiudiamo tranquillamente la nostra tenda. Luca deve cambiare il cerotto, il dito non sta benissimo, perde ancora un po’ di sangue. Disinfettiamo l’indice, medichiamo e speriamo si rimetta in sesto al più presto.
Tempo di spannare la macchina e siamo pronti a partire.
 
“Why pamper life's complexities
When the leather runs smooth
On the passenger seat?”
 
The Smiths partono puntuali narrando a perfezione le nostre menti ancora assonate posizionarsi sui sedili. È solo il sesto giorno, non li sopportiamo già più. Scusa Morrissey.
 
Islanda mappa
 
Quattro ore di guida e siamo a Godafoss, una delle cascate più conosciute d’Islanda.
Dopo le prime due Aurore Boreali ci siamo talmente fomentati che cercavamo di capire, tramite un ottimo sito meteo, dove fosse il verde nel cielo e, nella giornata di ieri, avevo visto un time-lapse pubblicato da National Geographic dove si poteva ammirare una splendida Aurora proprio a Godafoss.
Ovviamente oggi, solo per noi, ci sono tantissime nuvole che coprono il cielo e cade parecchia pioggia inoltre, il sito meteo, annuncia che sarà così per tutta la giornata, notte compresa. Non siamo arrabbiati, anche perché l’Islanda ci ha regalato l’emozione boreale le prime due notti e non pretendevamo di vederla ancora. La cosa che ci fa irritare è che questa foschia e queste nuvole basse non ci permettono di ammirare una delle meraviglie islandesi, Godafoss.
Il nome significa “Cascata degli Dèi”, pare che il tutto derivi da quando, intorno all’anno 1000, fu dichiarato il Cristianesimo come religione di stato e vennero gettate le statue degli Dèi nordici proprio qui. È molto più probabile la versione che sia in onore di Thor, Odino e Freyr; anche perché la cascata ha tre getti e loro sono tre… indovina un po’, Dèi.
Leggende e verità a parte, il posto in sé è meraviglioso, ha anche un bel percorso da fare a piedi. Purtroppo il cielo resta coperto, niente arcobaleno e il verde intorno non è poi così nitido. Camminando ci si rende facilmente conto di come questi getti d’acqua si siano formati sopra un campo lavico, le rocce sono lì per farcelo notare e ci imbattiamo fino ad arrivare vicino all’acqua che ci rimbalza in faccia schiaffeggiandoci. Riusciamo a fare qualche foto prima di andarcene.
 
islanda cascate
 
Fortunatamente Godafoss si trova proprio sulla Hringvegur e, essendo zona molto turistica, pullula di stazioni di servizio e pompe di benzina. Pranziamo abbondantemente e ripartiamo. Dopo aver cambiato i nostri piani quasi totalmente, ci siamo resi conto che avremmo dovuto improvvisare parecchio. Decidiamo di passare la notte ad Akureyri in modo tale da poter andare a vedere le balene già domani, ad Husavik, distante un’oretta.
Dieci chilometri per il Jimny ed eccoci ad Aukureyri. Non piove più anche se fa freddo. La cittadina è graziosa, passiamo per la via principale e notiamo una vita molto giovanile, soprattutto nei pressi dell’ostello. Scopriamo in pochissimo tempo la presenza di un Hot Pot tipico islandese, per capirci meglio: quelle piscine termiche all’aperto con le varie gradazioni di acqua in percorsi. Era una di quelle esperienze che avremmo voluto fare, quando ti ricapita di immergerti in acqua bollente sotto la pioggia? La chiamano la Blue Lagoon di Aukureyri, perché in molti conoscono quella più famosa di Reykjavik, ma anche questa sembra essere interessante.
Siamo molto stanchi e, detta onestamente, vorremmo mettere la testa sotto la doccia, sono troppi giorni che ci laviamo a pezzi. Con una ventina di euro a testa puoi entrare in piscina con l’obbligo di lavarti prima, quello che volevamo insomma. Prepariamo i costumi.
“Mattì, il dito però perde ancora un po’ di sangue. Parliamoci chiaro: nun me fanno entrà con sto coso”.
Blocchiamo tutto, Luca è giustamente nervoso ed incazzato, ma è comprensibile. In Islanda ce ne sono tantissime di pozze calde, alcune naturali e gratis. Rimandiamo a momenti migliori.
“Quindi, che famo Lù?”
“Oh… quanto costava quell’ostello? Poco ve’? Dai cediamo vaffanculo!”
 
Prenotiamo due letti. Parcheggiamo. Buonasera abbiamo appena fermato due posti. Quanto costa la lavatrice? Bene butta tutto dentro. Docce. L’acqua calda con quel barlume di zolfo in sottofondo. Oh sì che goduria.
Ci sgoliamo due birre omaggio grazie alla prenotazione. Poi è giunta l’ora di farsi riconoscere: italiani in terra straniera. Ci sono quattro fornelli in cucina. Tre sono per noi: uno per il soffritto, l’altro per la pasta e l’ultimo per il purè. Un americano ci fa i complimenti e dentro di noi viene fuori quella cattiveria gratuita che solo la cucina può darti, quella cosa tipo “ma che ne sai te che co’ la pasta te ce magni er ketchup! Ah cojoneeee!”. No, non glielo abbiamo detto veramente.
Mangiamo e ci scoliamo qualche birra.
Ora che siamo rilassati andiamo a prendere le cose in macchina e approfittiamo per metterla in ordine.
“Cos’è sto rumore mannaggia! Qualcosa tocca, vabbè.”
“dai prendi la valigia, sposta questo”
“Cosa è caduto lì sotto?”
IL WHISKEY!!!! ABBIAMO RITROVATO IL WHISKEY!!! ABBIAMO RITROVATO IL WHISKEY!!!
Bisogna festeggiare. Nascondiamolo bene.
Da brave persone responsabili organizziamo bene la giornata di domani prima di sbevicchiare un po’. Vogliamo vedere le balene, prendiamo parecchi depliant. Conviene andare ad Husavik, è il miglior rapporto qualità prezzo. Bene. Fatto. Ora si festeggia.
 
Islanda
 
L’ostello è molto frequentato, ci sono parecchi giovani. Noi, con le nostre birre vicine, iniziamo a giocare a briscola. Di fianco a noi due ragazze francesi.
“C’est la Scopa?” (la pronuncia che sentiamo è “se la scopa?”).
Ci guardiamo come se avessimo fatto bingo. Ovviamente no.
Una italo-francese ci ha chiesto se il gioco fosse Scopa, no cara è Briscola. Si aggiungono due ragazzi canadesi con una vodka. Bene, è la fine. Tra Whiskey e Vodka guardiamo qualche video dei nostri nuovi amici realizzato con la gopro. Ci mostrano il loro fuoristrada che guada un fiume in uno sterrato, mentre noi gli parliamo dei posti che abbiamo visitato. In questo momento ci rendiamo conto del meraviglioso viaggio che stiamo facendo: grazie alla nostra macchina e alle notti sotto le stelle abbiamo avuto la possibilità di visitare posti e fare strade impensabili per altri. Altri che magari dovevano tornare in fretta nel loro ostello oppure fermarsi alla prima strada battuta poiché senza 4x4.
Gli amici Canadesi ci spiegano il loro piano: attraversare l’Islanda per tornare verso Reykjavik. Non è una cosa complicata se si scegliesse la via più utilizzata e con la strada (sterrata) migliore, ma loro vogliono fare l’altra, quella che passa tra due ghiacciai nel profondo nulla islandese, che è la parte centrale dell’isola. È un’offerta da rifiutare per molteplici motivi, tra tutti il tempo e il rischio di restare bloccati per il meteo senza possibilità di chiamare nessuno.
La vodka è finita. Il Whiskey pure. Accettiamo l’offerta. La sveglia è alle otto. Che cazzata colossale.
 
Saliamo le scale e andiamo in bagno. Oddio, poggio la testa su di un letto vero. Spengo la solita torcia. Dormirò sette ore. Buonanotte. 

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