Attualità e Viaggi

​DAY 3 29/09/2017 Postumi nella calotta

Il risveglio e il cielo sono burrascosi, ma l’obiettivo è il grande ghiacciaio
di Mattia Antico \ 02-11-2017 \ visite: 427
paesaggio Islanda
 
“Oh Pù svejate! Tocca scende cazzo!”
“mmm…”
“oh svejateeeeee!”
“ma che ora è?”
“le quattro”
“allora dormiamo!!!”
“no, sta diluviando e tira un vento forte. Entra tutto”
Stava andando come diceva Luca. Vi posso assicurare che svegliarsi con i postumi di whiskey, in uno sterrato solitario, nel buio islandese più totale e con una pioggia forte, non è proprio la definizione più ovvia di comfort.
Con le teste pesanti scendiamo velocemente, ci infiliamo i giubbotti impermeabili e chiudiamo la tenda. Entriamo in macchina e proviamo a riaddormentarci.
La sveglia suona puntuale tre ore più tardi. Fuori ha smesso di piovere. Noi non siamo proprio dei fiori, ma soprattutto non ci siamo dimenticati di avere smarrito il whiskey. Porca vacca.
 
Lo ammetto: oggi ho accusato il colpo. Il problema è che siamo solo al terzo giorno in Islanda. Ho freddo, mi fa male la testa, sono grigio e quasi sicuramente ho la febbre. Sveglio a forza l’infermiere che è con me. Aiutami ho la febbre. Non rompere le palle. Andiamo in ostello. No, prendi un paracetamolo.
 
Abbiamo assoluto bisogno di usare un bagno e di fare colazione. Sulla strada principale ci sono spesso delle biforcazioni che portano a dei villaggi dove si possono trovare case, b&b e ristoranti. Sono dei borghi, più che dei paesini, completamente immersi nella campagna e con solo strade sterrate.
Alle prime indicazioni giriamo. Entriamo dentro ad un b&b con sala colazione, dove all’ingresso ti fanno togliere le scarpe, abitudine molto comune in Islanda. Ci informiamo sui costi.
“Per la colazione 20 euro a testa”
“ah… solo il caffè?”
“5 euro a testa”
“ah…”
Accettiamo la seconda ipotesi, ci sembrava un buon compromesso, con 5 euro avremmo avuto: bagno, doccia e caffè. Beviamo il caffè e ci sentiamo gli occhi addosso. Si avvicina la titolare e noi, da bravi italiani, pensiamo subito al peggio: ora ci cacciano male, siamo grigi e facciamo schifo, inoltre siamo stati 20 minuti a testa in bagno. Invece no, con una estrema gentilezza, la signora, ci offre un panino a testa con il formaggio. Le abbiamo fatto pena, ma la pena che diventa tenerezza, non schifo per fortuna.
 
Profumati e con la sbronza ormai smaltita ci rimettiamo in moto e attaccano puntuali i The Smiths. Porca miseria Morrissey, finirà che non riuscirò più ad ascoltarti, non ne posso più di Ask.
Oggi dobbiamo guidare parecchio per arrivare al ghiacciaio Vatnajokull (dopo le cascate ho imparato che il suffisso _jokull dovrebbe riferirsi ai ghiacciai). Ci dirigiamo verso il promontorio di Dyrholaey, dove, nelle stagioni più calde nidificano i pulcinella di mare. Purtroppo il meteo non è dalla nostra parte: riprende a piovere, il vento è inoltre fortissimo e la febbre mi da qualche brivido. La pioggia è veramente tagliente, sembra quasi di essere in una Trieste incazzata durante la bora, muoversi non è affatto facile. Tecnicamente la visuale sarebbe meravigliosa, ma non riusciamo a vedere più di tanto. Peccato, perché sarebbe stato molto bello osservare per qualche minuto la spiaggia di sabbia nera, ma qui il tempo dà e il tempo toglie. Qualche giapponese prova imperterrito a fotografare, noi preferiamo andarcene per proseguire il nostro viaggio. Mentre raggiungiamo la macchina scopriamo che vi è un custode nel faro del promontorio, vive proprio lì. Ammiro il suo coraggio.
Passiamo per Vik, una piccola cittadina che fa da punto più a sud dell’isola più a Nord d’Europa. Una fugace spesa di verdure, il pieno di benzina e di nuovo in macchina.
Il cielo inizia a rilassarsi e smette di piovere, questo ci permette di ammirare un campo lavico che si trova vicino alla strada principale. Muschio, rocce e piccole dune rendono il posto un misto tra lo spettrale e il fiabesco. Un film di Tim Burton per intenderci.
 
Decidiamo di fare un primo trekking alle cascate delle due sorelle. Saliamo in cima e, questa volta, il meteo ci sorride. Il vento continua ad essere forte, tanto che è Luca il più coraggioso ad avvicinarsi al burrone per ammirare meglio il panorama, io come al solito sono un cagasotto. La fatica si giustifica sia alla vista che all’arrivo nel lago, dove la leggenda narra di suore intrappolate dentro. Il posto è meraviglioso, siamo nel più completo nulla. Gli unici due turisti siamo noi e questo è splendido. Torniamo alla macchina con calma, tanto ormai il pranzo è andato a farsi fottere. Corriamo verso il ghiacciaio.
 
paesaggio Islanda
 
Sono emozionato. Non avevo mai visto una calotta da così vicino, più che altro è la maestosità a rendermi felice: il parco in cui ci troviamo è grande quattro volte l’Umbria.
Decidiamo quindi di fare il trekking, ovviamente non quello sul ghiaccio (sia per motivi economici che di sicurezza). Con noi abbiamo una bottiglia d’acqua e della frutta secca. Ci addentriamo in un posto fatato, fatto di rocce basaltiche e cascate. Camminiamo tra le rocce con il rumore dell’acqua che incontra la terra. Iniziamo a salire ed inizio a sentire la fatica, forse per la leggera febbre o forse perché a 11 anni mi hanno regalato la chitarra e non un pallone. Sport o non sport arriviamo in cima. Luca si siede e medita, gliel’ha detto Terzani credo. Io sono qui che scrivo fino a quando non arrivano due turiste palesemente sbronze, anzi lo dicono senza problemi. Per me ci hanno rubato loro il whiskey, vabbè fatene buon uso.
Dobbiamo sbrigarci a scendere, non possiamo fare tutti i percorsi del trekking, dobbiamo arrivare agli iceberg con ancora la luce del sole.
 
Eccoci in un altro posto incantato, parcheggiamo vicino al sentiero. Ci sono un camper ed un’altra macchina uguale identica alla nostra. Il sole si abbassa. Inizia ad arrivare il buio. Chissenefrega, noi vogliamo vedere il ghiaccio. Prima di iniziare c’è una targa per due giovani trentenni che sono entrati nel sentiero e… non sono mai tornati indietro. In bocca al lupo Mattia e Luca. Si parte.
Wow.
Cosa posso dire di più? Forse niente. Siamo arrampicati sulle rocce, vediamo il ghiaccio che riflette la luna. È di un blu cobalto assurdo. Torniamo e perdiamo il sentiero. Siamo troppo in alto e troppo arrampicati a mani nude. Nessun timore nonostante il buio che scende. Scivoliamo tranquillamente verso lo stradello. Ci siamo. Ecco la macchina.
 
paesaggio Islanda
 
“Lù, dormiamo qua. Guarda quelli, stanno a magnà”
“sicuro? Poi domani mattina arrivano i turisti”
Eccolo l’errore che abbiamo fatto. Dovevamo restare lì. Perché ora siamo in mezzo al nulla, vicino alla strada principale e agli Iceberg. Non possiamo dormire in tenda. Il Jimny traballa per colpa del vento. Passa un camion ogni ora. Siamo appallottolati sui sedili con i sacchi a pelo. Piove fortissimo. Sono le due di notte e non riesco ad addormentarmi. Scrivo e devo pisciare.
 
Sing me to sleep
Sing me to sleep
And then leave me alone
Don't try to wake me in the morning
'Cause I will be gone
Don't feel bad for me
I want you to know
Deep in the cell of my heart
I will feel so glad to go
 
(Asleep – The Smiths)

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