Attualità e Viaggi

​DAY 2 28/09/2017 Non è Natale. Non è il mio compleanno.

Elicotteri, cielo che si apre e si chiude e le cascate. Il secondo giorno si fa intenso.
di Mattia Antico \ 31-10-2017 \ visite: 417
Islanda
 
La sveglia suona puntuale alle sei. Il motivo è assai semplice: un’ora dopo avrebbe dovuto piovere e, post terrore psicologico subìto ieri, non potevamo permetterci di prendere acqua dentro la tenda. Scendiamo. Tiriamo giù la scala e chiudiamo il tutto. Il cielo non sembra portare alla pioggia, ma qua potrebbe succedere qualunque cosa da un momento all’altro.
La giornata inizia con una spiacevole scoperta, vale a dire che prima delle nove (se proprio ti va bene le otto e mezza) i bar/stazionidiservizio/topaieconbagnoecaffè/etc non aprono e questo ha un solo significato: la natura diventa il nostro bagno, ovviamente tutto nel rispetto massimo e nella più feroce pulizia. Che poi aggrapparsi ad un albero con il rusco sotto braccio è proprio una figata.
 
Gavetta, gas e caffè solubile. Lavaggio dei denti. Sorsatina d’acqua. Giro la chiave dentro il Jimny e partono i The Smiths, cioè l’unico disco disponibile. Adoriamo la band inglese e Morrissey, ma iniziamo a sospettare che ascoltarli tutti i giorni ci porterà ad odiarli, per il momento siamo solo all’inizio e li cantiamo con gusto.
 
La giornata di oggi prevede tante cascate, un altro degli aspetti naturali più comuni in Islanda. Abbiamo segnato sul taccuino svariati nomi da fare, finiscono tutti con la radice _foss e, a questo punto, mi viene da dire che significhi proprio “cascata” (no, non ho affatto indagato).
 
La macchina fatica dopo essere stata al freddo, lo sterzo arranca, ma arriviamo a Gullfoss, la cascata più famosa d’Islanda. La sua spettacolarità è data dal precipitare su di un doppio salto di una trentina di metri. Ovunque ne parlano come la più teatrale, ma il cielo è abbastanza chiuso e noi siamo ancora assonnati. Cerchiamo ugualmente di arrivare il più possibile vicino all’acqua, giusto per sentire la differenza con quella che cadeva dal cielo.
Non restiamo molto, giusto il tempo di fare qualche foto per dire ai genitori che siamo vivi e non siamo crollati nel flusso della cascata.
 
Saliamo in macchina e il cielo inizia leggermente ad aprirsi, diciamo che comincia a smettere di piovere. La nostra prossima tappa della famiglia delle cascate si chiama Hjàlparfoss. È piuttosto piccolo come luogo, ma molto affascinante, soprattutto nel momento in cui inizia a spuntare un arcobaleno proprio tra le due cascate.
I getti d’acqua cadono insieme in un lago, al quale ci si può tranquillamente avvicinare, ma noi intrepidi avventurieri decidiamo di esplorare i sentieri e scalare una roccia a mani nude. Nulla di pericoloso ad essere onesti, ma cadere in un lago con quelle temperature non sarebbe la soluzione migliore.
Metti un piede lì. Dai sali non succede nulla. Passa da quella grotticella. Benvenuto su Marte. Esatto, proprio così. Saliti in una posizione parallela alle due cascate, sembrava di essere sul pianeta rosso. La roccia lavica a granelli dava quell’effetto.
Tempo di qualche foto scenica, di quelle che sembri poter cadere da un momento all’altro dal burrone e via, è già ora di andare.
 
Islanda paesaggio
 
Decidiamo essere ora di pranzo, quindi solita cabala: Gavetta. Gas. Il vento tira da qua. Mettiti dall’altra parte con quel cazzo di accendino. Soffia. Assaggia. Oh, si sta attaccando tutto. E così via.
Parliamo con un ragazzo islandese che era andato alle cascate a pescare, ci dice che in questa valle in cui siamo (dovrebbe scriversi Thjorsardalur) ce ne sta un’altra, molto più bella di quella che è diventata la nostra sala da pranzo. Decidiamo di volarci subito, è abbastanza vicina.
Arriviamo dunque ad Haifoss con un cielo che riprende a chiudersi, ma in questo caso poco importa, perché il posto è veramente meraviglioso. Dire cascate è riduttivo, parliamo di una valle immensa. Il terreno è soffice e verde, se non fosse bagnato mi ci butterei, il panorama è mozzafiato. Decidiamo di addentrarci nelle cascate, non sembra essere pericoloso. Le foto si sprecano mentre Luca continua a ripetere che è il posto “più magggggico de tutti oh”, ma credo di averlo sentito ad ogni stop fino ad ora. Effettivamente è mozzafiato, anche perché i turisti sono pochissimi, ne avrò contati due oltre a noi. Inoltre inizia a spuntare uno sputo di sole.
Siamo in mezzo alla roccia, dove scorre docile il fiumiciattolo. Ci arrivano gli spruzzi della cascata, è bellissimo. È veramente stupendo. Torniamo indietro dopo aver camminato per circa due ore ed iniziamo ad accusare la fatica. Ultima salita. Forza e coraggio. No, pausa. No, manca poco. Rumore sopra la nostra testa. Elicottero. Che sta succedendo??? Atterra poco distante da noi, scendono impettiti un branco di americani con macchine fotografiche ultra costose ed occhiali da sole. Ci guardano da lontano, iniziano a fotografare. Passiamo di lì e si avvicinano proprio con l’aria di chi vuole giocare a chi ce l’ha più lungo.
“ei avete fatto il giro a piedi?”
“si amico”
“eh sai… noi in elicottero”
Non riuscivo a dire “l’importante è come lo usi, coglione!” in inglese, e poi noi eravamo in due, loro una decina. Salutiamo e ce ne andiamo sapendo una cosa molto importante: noi ci siamo goduti il posto, loro no. Lo abbiamo usato meglio.
 
Islanda panorama
 
La strada verso Sellfoss decide di farci tre regali: il sole e due arcobaleni nello stesso istante. Boom! Meraviglia e fanculo l’elicottero. Ci fermiamo in mezzo ad uno sterrato e fotografiamo all’infinito. Tutto questo in alcuni pezzi di strada battuta vale a dire la magia della completa solitudine in mezzo al nulla più totale. Siamo su un altro pianeta.
 
Arriviamo a Sellfoss (la prima foto in alto) con altri due arcobaleni tutti da fotografare. È una meta molto turistica, ma forse, anche grazie a questo meteo, la più teatrale sotto ogni punto di vista. Appena si arriva la luce si spiaccica sulla cascata, questo crea un effetto ottico meraviglioso tra l’ocra e l’argento dell’acqua. Inoltre deve la sua popolarità alla possibilità di passare dietro alla cascata e, anche da quel punto, la luce è meravigliosa poiché viene tutta verso noi.
Non è un trekking lungo, anzi è cortissimo. In poco tempo siamo nuovamente in macchina perché dobbiamo vedere l’ultimo luogo previsto e trovare un posto da dormire.
 
L’ultima meta si chiama Scogafoss e, la cosa meravigliosa è che appena arrivati abbiamo subito capito che potevamo chiamarla Casa. Furgoncini, camper e tende ovunque. Parcheggiamo con l’intenzione di dover riaccendere il motore la mattina seguente. La camminata è assai facile: si segue un sentiero e si sale sopra la cascata. Gusto il tutto dall’alto verso il basso mentre si abbassa la luce del giorno. Il cielo resta aperto, ma il vento è freddo.
Vediamo un camper nel prato, proviamo a spostare la macchina in quella zona per una questione di comodità. Ci blocca una ragazza dicendoci che lì non possiamo andare. Sembra avere la gestione del baracchino di legno. Il baracchino di legno che ci offrirà bagno e birre per la cena. Torniamo indietro e “apparecchiamo”.
Le lenticchie vengono buonissime. Beviamo la birra e ci versiamo il nostro whiskey. Il cielo è meraviglioso. Continuiamo a bere. Siamo felice, ci sono tantissime persone, alcune vanno a dormire. Poi un’ulteriore magia: il cielo diventa verde e non solo, è pure rosa. Esatto, l’Islanda ci ha regalato la seconda aurora boreale, ma a questo giro di una potenza incredibile. Tutto si muove sopra le nostre teste. Continuiamo a versare whiskey, è giusto brindare. Tutti siamo emozionati, ma vogliamo esagerare: con la nostra bottiglia saliamo sopra la cascata, di corsa. Vuoi mettere godersi l’aurora nel più completo buio senza nessuno?
Lassù non siamo soli: ci sono Luca e Marina, una coppia di Firenze, due persone eccezionali con una macchina fotografica e un whiskey. È buio e il cielo fluttua. Brindiamo all’aurora. Brindiamo ancora e ancora. Sì, sono leggermente ubriaco, ma il cielo è vero. Ci distendiamo e poi ci facciamo fare una bellissima foto per ricordarci il tutto. Scendiamo tutti e quattro insieme e vicino al loro camper facciamo l’ultimissimo brindisi.
“anche voi dormire qui?”
“no no, questo è un campeggio e domani verrebbero a chiedere i soldi”
“cosa?????”
“eh si ragazzi, vedete i bollini gialli sulle macchine???”
Sembrava troppo facile difatti. A quel punto decidiamo di andarcene. Salutiamo i nostri nuovi amici e ci mettiamo in macchina. Per fortuna guidiamo pochissimo, giusto il tempo di trovare uno spiazzo. Apriamo la tenda. Non vedo l’ora di poggiare la testa. Mi distendo. Spengo la torcia.
“Luca, dove abbiamo lasciato il whiskey?”
“non lo so Mattì”
“L’abbiamo perso. Ma porca troia!”
Buonanotte.
Islanda aurora boreale
 

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Attualità e Viaggi