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26-09-2017 Day 0 Il mattino ha l'oro in bocca

Ferrara-Venezia-Bristol-Reykjavik. L’Odissea ha inizio
di Mattia Antico \ 23-10-2017 \ visite: 806
Luton aereoporto
 
Non sono mai stato un bravo studente, o meglio: la classica situazione del “le capacità le ha, dovrebbe applicarsi di più”. Mi sono sentito ripetere all’infinito da mia madre “MATTIA PERCHÉ TI RIDUCI SEMPRE ALL’ULTIMO???”; infatti, questa mattina, prima di partire per l’aeroporto, ho fatto una bella corsa in banca per rimediare 30 Sterline, giusto per una mezza giornata a Bristol, dove dovrò prendere un bus e mangiare qualcosa.
Il banchiere poggia le Sterline sul tavolo bianco e mi dice che gli devo 21 Euro e 92 centesimi. Bene. Le cose sono due: o lui è un coglione oppure questa notte è successo un macello nei mercati finanziari internazionali. Pago. Controllo e, effettivamente, sono le 30 Sterline da me richieste. Esco. Vado sul sito del Sole24ore: 30 Sterline equivalgono a 34 Euro. Nessun macello nei mercati per fortuna. È un coglione.
 
Conosco Luca da sempre, non è una frase fatta, è la pura verità: una settimana dopo essere nato ero già con lui a Cabernardi, paese nella provincia di Ancona, dove i nostri nonni lavoravano in miniera prima di migrare negli anni ‘50: la sua famiglia a Roma, la mia a Ferrara. Quel paesino sperduto nell’entroterra marchigiano è la nostra alcova, in un modo o nell’altro siamo cresciuti insieme pur vedendoci uno o due mesi all’anno. Una dozzina di ragazzini che, tra dispersi, trovati e ritrovati, sono sempre rimasti uniti, facendo tutte le esperienze di vita. Non abbiamo mai avuto la necessità di dirci il bene che ci vogliamo, lo sappiamo, anche senza vederci per mesi.
Luca tre anni fa se ne è andato in Inghilterra a fare l’infermiere e, senza mai avere ferie, non ci siamo né visti né sentiti per quasi due anni. Poi finisce una storia per me importante e lo chiamo senza pensarci. Ospitami a Bristol qualche giorno. Ok. Arrivo domani. Da lì ci siamo ritrovati adulti, come fosse la prima volta, con la voglia di recuperare il tempo perduto. Il modo migliore per farlo ci sembrava un viaggio: io sognavo l’Islanda, lui pure e, nel giro di un anno, eccoci pronti per partire.

Sono di nuovo a Bristol, ormai per la terza volta, la città un po’ la conosco. Luca ha cambiato casa da quando sono stato a Capodanno, devo andarci da solo perché lui è ancora in ospedale, solo il tempo di allungarmi le chiavi e salutarci. Le sue indicazioni sono semplici: vai diritto dalla stazione dei bus, la via è in un quartiere Jamaicano, appena senti smella di erba sei arrivato. Bene o male non mi perdo, salvato dal roaming dati libero in Europa che mi fa connettere al navigatore. Bambini che impennano in bicicletta, scolaresche e bandiere della Jamaica mi fanno capire che ci sono. Apro la porta di casa e la moquette mi ricorda dolcemente di essere in Inghilterra.
 
Ognuno ha pensato a cose diverse: Luca ai biglietti del bus da prendere. Dobbiamo essere a London Luton entro le 4 della mattina seguente, due ore dopo ci aspetta un aereo direzione Reykjavik.
Il bus parte alle 20.40. Siamo in stazione alle 20.25. Non c’è. Nemmeno negli schermi che indicano le partenze. Luca prende il cellulare.
“Cazzo ho sbagliato!”
“Che?”
“Partiva alle 20.15!”
Era l’ultimo bus. Panico.
Controlliamo immediatamente tutte le soluzioni possibili: i treni costano un’esagerazione e dovremmo cambiarne tre più due metro prima di arrivare in aeroporto, arrivare a Londra e poi prendere un Uber è un’altra follia economica, carpooling dell’ultimo minuto inesistenti. Idea: noleggiamo un’auto che per quattro ore costa circa 35 Sterline. Riusciamo a far tutto tramite cellulare e via di corsa verso l’aeroporto di Bristol per ritirare la macchina. Il navigatore ci guida dinnanzi ad una porta di noleggio-auto, chiusa ed a luce spenta. C’è un numero al quale risponde un signore assonato dicendoci che la nostra prenotazione non esiste. Panico. Cambiamo ricerca: il nostro tempio è in un altro punto. Lo vediamo in lontananza. Si spegne la luce. Una porta vicina ci apre. Ci danno una FIAT 500. È mezzanotte.
“Oh Lu’, tu vivi in Inghilterra da tre anni. Io non ho mai guidato al contrario e ho l’ansia. Guidi tu, mi sembra ovvio!”
“Mattì, lo sai che la patente l’ho persa tre mesi fa in Italia!”
“Cazzo, è vero!”
“Te la senti?”
“Per forza.”
Salgo. Dalla parte sbagliata. Risalgo. Questa volta a destra.
Metto in moto. Cazzo le marce sono uguali, la prima è di là. Stai sulla sinistra, ma non troppo se no rischi il marciapiede. Tranquillo non si passa in città, subito in autostrada. Invece no. Bristol città. Bristol pieno centro. Le rotonde al contrario. A SINISTRA LE ROTONDE TI HO DETTO. Dai, ora è tutta autostrada.
Tre ore di guida. Per London Luton girare a sinistra. L’ufficio di riconsegna auto è chiuso sbarrato. Uno in giacca ci chiede la macchina perché ha perso un volo. Dice di fidarsi, alle cinque del mattino la riconsegna lui, promesso. No amico, abbiamo mille problemi e così ci sbattono dentro a noi. Parcheggiamo, ma ora che si fa? Si possono lasciare le chiavi in una buchetta, per fortuna.
Sono le tre. Siamo in aeroporto. C’è l’ultimo mostro dell’ultimo livello del videogioco: la dogana. Mi giro verso Luca: è dentro al metal detector dopo che ha suonato qualsiasi sinfonia. Ho due blocchi di borse e valigie, entrambi al controllo doganale. Che palle.
“Cosa c’è qua dentro?”
“È una gavetta, diamine!”
“Sì, ma dentro???”
“Sono mutande!!!”
Siamo al gate. Ci abbracciamo e la tensione se ne va.
 
Il mattino ha avuto l’oro in bocca, la sera non ha avuto l’oro in bocca, domani saremo al circolo d’oro.
Appoggio la testa allo schienale. Pronti al decollo. Tra quattro ore saremo a Reykjavik. Dormo. Siamo felici. 

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