Attualità e Viaggi

Fare comunità

Esempi di speranza dalle periferie del Peru’
di Valentina Chendi \ 04-09-2017 \ visite: 486
Cinema in periferia a Lima

Come si fa comunità in una periferia in cui nessuno sente l’appartenenza al luogo,  dove manca l’idea del bene comune, in cui non esistono spazi di aggregazione per i giovani e i bambini?

Le periferie di Lima si sono formate in seguito alle cosiddette “invasiones” dei migranti che si spostavano dall’interno del paese sulla costa, accalcandosi sulla capitale per cercare di avere maggiori opportunità lavorative ed educative, o per scappare dal Sendero Luminoso, il terrorismo. Le generazioni si susseguono e i bambini di oggi, quelli che sono nati qui o non hanno mai visto altro luogo in vita loro eccetto le periferie dunose e desertiche, si ritrovano senza spazi di condivisione a portata di mano. Non un centro ricreativo, non un campo da calcio che non sia inquinato e mal ridotto. Solo qualche baretto in cui si ritrovano gli ubriaconi, una piccolissima piazzetta in cui provare qualche passo di danze tradizionali, non un cinema o un parco verde nelle immediate vicinanze.

Come fai a fare comunità se la comunità non sente un senso di unione, ma ha una latente necessità di condivisione? Crei la comunità di sana pianta, usi il passaparola e ti ingegni per fare in modo che la gente, guidata da qualche figura più conosciuta si incontri, discuta dei problemi e delle soluzioni. E chiedi aiuti esterni, volontari e collaborazioni con associazioni artistiche. C’è sempre qualcuno pronto  a spendersi perché ci crede. Chiami la tal signora e le chiedi se può fare i pop-corn per tutti il sabato, contatti un gruppo di artisti per coinvolgere i piccoli a usare la loro creatività, sfrutti  anche i social e Whatsapp, parli chiaro e sincero.

Cestino rifiuti periferia Lima

E così, nel quartiere di un distretto della periferia Nord di Lima in cui io vivo, il weekend è diventato il momento del cinema comunitario all’aperto dedicato ai più piccoli (una cosa molto artigianale, mica una multisala), e il campetto di calcio grigio e puzzolente comincia a colorarsi, la spazzatura della zona diminuisce leggermente dopo la costruzione dei bidoni variopinti realizzati con i bambini, un centro con una quantità ridicola di libri consente a tantissimi minorenni di coltivare la passione per la lettura.

È tutto un work in progress, potrebbe essere un grande fallimento o un pazzesco successo, ma sta succedendo per davvero, in un luogo sperduto e sconosciuto. Io sono testimone di questa piccola rinascita partita totalmente dal basso, e che procede a ritmo sostenuto e con molta umiltà producendo già grandi risultati. Avanti tutta, viva el barrio!
 

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