Attualità e Viaggi

Il Perù che ti scuote

Primo impatto con la realtà peruviana
di Valentina Chendi \ 14-07-2017 \ visite: 837
Lima perù

La mia prima notte in Perù, prima di coricarmi, ho preso la scossa inserendo male l’adattatore alla presa di corrente. È stato un segno, quello, di ciò che mi avrebbe travolta dopo. Sì, perché il Perù non lascia impassibili, soprattutto le periferie della capitale, dove vivo ora. Aree desertiche occupate dalle “invasiones” di casette instabili costruite dai migranti interni che negli anni si sono accalcati ai confini di Lima, la metropoli del caos, del traffico, della totale mancanza di logica apparente. Qui in periferia, nonostante il paesaggio sia talvolta triste e degradato, si ritrovano piccole bellezze, quelle cose spiazzanti che succedono solo in America Latina. Il realismo magico della “mia” periferia peruviana è fatto di mototaxi che ti portano dove vuoi per 1 sol, di mercati sconfinati in cui contrattare i prezzi goffamente come fossi a Istanbul o Marrakech, di giovani che si ritrovano in piazza la sera per provare i balli tradizionali della marinera o la saya caporales, i bimbi vanno a scuola con la divisa bianca e rossa della bandiera. Qui ad ogni angolo gli ambulanti irregolari vendono salchipapas, quinoa, avocado, e le signore della sierra chiacchierano tra loro in quechua, la musica è ovunque, sprigionata da non so dove, sia la cumbia o il reggaeton. Dopo un po’ impari che il ceviche si abbina alla chicha morada, il succo dolce a base di mais viola non fermentato, che se sei donna ti salutano tutti con un bacio schioccante su una guancia sola, che il pisco sour è forte ma molto buono, che i piatti giganti di riso e pollo vanno finiti obbligatoriamente. I bimbi con cui lavoro ogni giorno qui hanno occhi grandi e scuri, folti capelli neri, a volte ti abbracciano forte e all’improvviso, e quando corrono tra i muri colorati del nostro quartiere sono una delle meraviglie del mondo. Ho deciso, lascio che il Perù continui a scuotermi ancora.

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