Cultura e Spettacoli

Live Report: Agnes Obel

Il Cortile del Castello si riempie di ulteriore magia
di Alessandro Orlandin, foto di Sara Tosi \ 21-06-2017 \ visite: 890
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Alla fine non si è ben capito. E' rimasta più colpita Ferrara da Agnes Obel o Agnes Obel da Ferrara? Questo è uno degli interrogativi che ci si è portati a casa dalla prima esibizione dell'edizione 2017 di Ferrara Sotto le Stelle. L'artista danese, ormai tedesca d'adozione ma cittadina del mondo vista la varietà della sua band, ha ricordato svariate volte - nell'arco di un'ora e trentacinque di esibizione - quanto fosse emozionata nell'esibirsi dentro il cortile di un castello medievale. A giudicare dallo sguardo non c'era ruffianeria nella sue parole, ma genuino stupore misto a gratitudine.

D'altra parte il fascino indiscutibile della location è uno degli ingredienti imprescindibili della formula magica di un festival entrato nella sua terza decade di esistenza. Pur a fronte di un cambio della guardia sul fronte della direzione, con l'avvicendamento a gennaio 2017 tra Roberto "Bobo" Roversi ed Elisa Giusti. La continuità si vede nella scelta di un'artista come Obel, magari non conosciuta al grande pubblico, ma conosciuta abbastanza per riempire il cortile del Castello Estense e far tornare a casa tutti (abbastanza) entusiasti.
Abbastanza perché all'uscita non è mancato qualche "boh", seppure statisticamente in minoranza a fronte delle espressioni di incanto e soddisfazione. Per citare un vecchio reportage di Dino Buzzati dall'estremo oriente: la soluzione più onesta per un provinciale di passaggio - che ha il compito di sostituire uno che di musica ne capiva davvero (Edo Gandini, storico live reporter di OA emigrato in Canada) - è di essere sincero e registrare le proprie nude impressioni, anche a costo che siano sbagliate. Ci sarà il rischio di dire delle banalità e di esprimere pareri gratuiti, ma in compenso sono proprio queste le cose che il pubblico desidera sapere (diceva Buzzati, mica chi scrive). 

L'ESIBIZIONE
Un'ora e trentacinque minuti complessivi, composti da un'ora e venti di prima parte ed un "encore" di due pezzi (tra cui il cavallo di battaglia "Riverside") spalmato su un quarto d'ora. La band di Agnes Obel è composta interamente da donne, tutte vestite candidamente con toni chiari, tutte abili polistrumentiste in grado di passare con disinvoltura dal violoncello alle tastiere, passando per percussioni e sintetizzatori. In avvio è sembrato volessero alimentare lo stereotipo dei nordeuropei freddi e taciturni, perché la prima interazione col pubblico è arrivata solamente dopo il secondo pezzo. Obel ha ammesso candidamente di essere dispiaciuta di non sapere una singola parola di italiano, anche se ad un certo punto le è scappato un "grazie". Nel corso dell'esibizione non ha mancato di spiegare cosa significassero i suoi pezzi, pur senza entrare nel dettaglio. Perché avrebbe mai dovuto, in fondo? S'era lì per ascoltare delle note e lasciarsi trasportare da esse, sotto un cielo che più limpido non si poteva. Il che non ha guastato in termini di atmosfera. Per quanto la musica possa essere sembrata eterea, talvolta indecifrabile, con cori quasi spettrali, i temi erano definiti: segreti, sentimenti, esperienze personali, fede, politica. Uno spettro ampio che è passato tramite il prisma di vetro collocato poco lontano da lei, a rappresentare il "Citizen of Glass" del suo ultimo album, uscito a ottobre 2016. Album praticamente suonato integralmente, con nove pezzi su dieci, per dimostrare una crescita notevole rispetto alla dimensione più intima - incentrata in gran parte sul pianoforte - dei lavori precedenti ("Philarmonics", 2010 e "Aventine", 2013). Obel e la sua musica al primo impatto potrebbero sembrare fredde, ma né l'una né l'altra lo sono in fin dei conti. A poco più di metà del concerto, dopo un assolo di piano senza accompagnamento, la musicista si è girata verso il pubblico e ha fatto quel genere di sorrisino che fanno gli allievi al saggio di musica. Dentro c'erano soddisfazione, compiacimento, complicità con chi era lì con orecchi tesi e occhi sognanti vista l'avvenenza - non solo artistica - della 37enne danese.

IL PUBBLICO
Composito, ma con tratti principali abbastanza definiti. Leggera maggioranza di donne, età media nella fascia 30-35, diverse coppie, diversi gruppetti di ragazze neanche troppo interessate a sembrare hipster. Tutti inevitabilmente composti visto il genere, anche se non sono mancati spettatori che si sono dimenati durante i pezzi più ritmati o hanno cantato - quasi bisbigliando - intere strofe a memoria. E' capitato di sentire qualcuno chiedere perché non ci fosse una distesa di sedie, formato platea. Forse più per la stanchezza di un caldo giorno feriale, più che per la forma dell'esibizione. Al termine del secondo "encore", decine e decine di spettatori hanno invocato un'altra uscita, sintomo di un gradimento particolarmente alto. All'uscita, a parte qualche sporadico commento improntato più sulla perplessità che su una effettiva delusione (forse da parte dei meno ferrati sulla discografia di Obel), è sembrato che la gente sfollasse condividendo opinioni estremamente positive. 

ASCOLTO CONSIGLIATO PER...
Premessa rapida: in conclusione si è avuta la sensazione di aver assistito all'esibizione di una artista poliedrica che evidentemente non può (e soprattutto non vuole) essere incasellata in un genere o in un sottogenere specifico. La musica di Agnes Obel di certo non passerà mai per radio, almeno non quelle generaliste impegnate a passare "Despacito" cento volte al giorno, ma è senz'altro piacevole e in gran parte accessibile anche a chi non è esattamente un cultore del panorama "alternativo". Datele una possibilità mentre ve ne state rilassati a leggere un buon libro, mentre sbrigate del lavoro tedioso davanti al pc o state preparando qualcosa da mangiare senza utilizzare strumenti rumorosi. Migliorerà il vostro umore - ammesso che vada migliorato - senza che ve ne possiate accorgere.

PROSSIMO APPUNTAMENTO DI FERRARA SOTTO LE STELLE
Alt-J
, unica data italiana mercoledì 28 giugno in piazza Castello. Ma se state leggendo questo articolo è troppo tardi: i biglietti sono sold-out già da settimane.

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