Cultura e Spettacoli

Quella sera d’ottobre a Meiningen

Suggestioni dal concerto di apertura di Ferrara Musica
di Agostino Maiurano \ 31-10-2013 \ visite: 725
brahms

In questi stessi giorni d’ottobre, ma del lontano 1885, forse Johannes Brahms si trovava ancora nella piccola cittadina di Meiningen. Proviamo a immaginarlo durante una passeggiata ristoratrice attraverso le strade di questo tipico centro della Turingia: ha cinquantadue anni, ma sembra dimostrarne molti di più (specie se, come me, lo immaginate in bianco e nero), avanza austero, placido ma sovrappensiero allo stesso tempo.

E’ fresco di un importante successo: qualche sera prima, il 25 ottobre, nel Teatro Ducale della stessa città, ha diretto la prima esecuzione del suo ultimo lavoro sinfonico – la Sinfonia n.4 in mi minore op.98 – ed è stato un trionfo. Eccolo, ora sorride a mezza bocca (difficile vederlo tra i foltissimi baffi e la barba), sta ripensando alle sue paure precedenti all’esecuzione, al timore che il pubblico venisse annoiato dalla sua musica. Cosa porta un compositore di tale portata a questi dubbi? Mi viene da rispondere il senso di una ricerca personale che, necessariamente, ad un certo punto deve incontrare gli altri e deve avere la forza di affermarsi in maniera soggettiva/universale.

Brahms non sa ancora che questa sarà la sua ultima sinfonia, tra circa dodici anni morirà a Vienna senza averne composte altre; ma ci piace immaginare che dopo il completamento di questa composizione lo stesso autore abbia avuto una consapevolezza finale. Ed effettivamente all’ascolto della Quarta Sinfonia si ha l’impressione di un limite raggiunto, di un lavoro finale in cui energia melodica e raziocinio strutturale trovano un equilibrio felicissimo e si fondono insieme. Per gli studiosi, musicisti e musicologi, la sfida è cogliere il limite tra la citazione bachiana – che aleggia per tutta l’opera e poi si concretizza nella passacaglia finale – e la semplice invettiva musicale brahmsiana; ai profani non rimane che ascoltare e cogliere come all’interno di regole ferree ci possa essere libertà.

Guardatelo quest’uomo e la sua tensione, si trova a Meiningen ma la sua mente procede a volo radente – proprio come i motivi del primo movimento della Quarta Sinfonia – va verso nord, a cinquanta chilometri c’è Eisenach, la patria del più grande di tutti, la patria di Bach. È lui il riferimento strutturale, è con lui che Brahms si incontra nell’ultimo movimento della sinfonia, generando un complesso sistema di variazioni sul tema senza perdere la chiarezza e la freschezza del discorso musicale. Ferrara Musica ci ha regalato questa suggestione con il concerto della scorsa settimana che ha riaperto la stagione concertistica: sul palco la Deutsche Kammerphilarmonie di Brema condotta magistralmente dall’inglese Alexander Shelley, che, guardando i suoi trentaquattro anni, ci piacerebbe definire astro nascente, ma che, invece, rappresenta una solida certezza in campo internazionale. L’interpretazione è stata sobria, misurata, vibrante di una passionalità mai sopra le righe e sempre ben incanalata dal gesto elegantissimo del direttore.

Ma sull’assito del Teatro Comunale per la prima parte del concerto Johannes Brahms ha avuto un altro comprimario, il compositore che la critica coeva gli aveva contrapposto, Richard Wagner. Sono stati eseguiti i suoi Wesendonck-Lieder, cantati dalla mezzosoprano Angelika Kirchschlager, e il sinfonico Siegfried-Idyll, opere che hanno sofferto di una luminosità minore rispetto all’interpretazione del lavoro brahmsiano. Anche quest’anno Ferrara Musica mantiene un profilo alto nella sua programmazione e lo fa in un momento difficile: chi ha tradito le aspettative è il pubblico ferrarese che ha lasciato la sala piena a metà. Al Teatro Ducale di Meiningen il 25 ottobre 1885 andò decisamente in altro modo.

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Cultura e Spettacoli