Attualità e Viaggi

A si Mismo (An Sich, a Valencia)

Funis ambulare
di Irina Aguiari \ 04-02-2016 \ visite: 1215
fisioterapia
Foto inviate da Yadan

Yadan è come un funambolo.
Quando il progetto di partire come volontario di un tempio bahai in India è naufragato, ha teso il suo filo verso un altro obiettivo: studiare fisioterapia all’Università Europea di Valencia. Se lo vedessimo esercitarsi in un parco sarebbe in piedi, di fianco alla corda tesa tra due alberi. Alle sue spalle, Ferrara dove è cresciuto, dove ha studiato, giocato a calcio, suonato la chitarra. Davanti a lui, Valencia tutta ancora da scoprire.
Per cominciare, è meglio salire sulla fune a piedi scalzi per assicurarsi un contatto migliore e più sensibilità. Per un’esperienza autentica è meglio togliersi di dosso tutto ciò che potrebbe separarci dall’apprezzare quello che stiamo per fare. Dei calzini o dei pregiudizi, per esempio. Adesso, non resta che buttarsi: alzare una gamba e issarsi sulla corda raggiungendo il tragico momento in cui bisogna mantenere l’equilibrio per non cadere a terra. È una situazione completamente nuova in cui fare appello al labirinto vestibolare che nell’orecchio interno presiede alla funzione dell’equilibrio e controlla la posizione e il movimento del corpo nello spazio, può non servire a niente. Mantenere l’equilibrio della propria vita lontano dai comfort e dalle abitudini è molto più difficile che stare in piedi su un filo. Richiede una consapevolezza profonda di quello che significa equilibrio: la condizione per la quale un corpo sta fermo per un compensarsi di azioni che si esercitano su di esso o che, anche muovendosi, mantiene un determinato assetto. La risultante delle forze dev’essere nulla: la tentazione di girarci a guardare ciò che abbiamo lasciato compensa la voglia di guardare e spingersi avanti; gli amici di una vita che ora sono lontanissimi fanno sembrare più vicine le persone che si conoscono all’estero; si sente la mancanza del cibo di casa, ma si impara a cucinarlo. È un gioco di bilanciamento e di moderazione: “non fare né troppo, né troppo poco”.

valenza

“Adesso ho due case: qui vivo con le mie regole e a Ferrara, con quelle di mio padre. In entrambi i casi, non riuscirei mai a esagerare”. Così, Yadan descrive la sua camminata sulla fune: in equilibrio. Lontano dalle certezze di una città rassicurante come Ferrara, ma integrato perfettamente a Valencia che, come tutto il resto, “non è né troppo grande, né troppo piccola”. Guardando l’albero verso cui si avanza con assoluta lentezza, potrebbe sembrare molto simile a quello che ci siamo lasciati alle spalle: “i parchi spagnoli mi ricordano molto quelli ferraresi e poi, quando mi hanno rubato la bici mi sono proprio sentito a casa!”. In fondo, però, nessun posto è davvero uguale a quello che chiamiamo casa e dipende sempre da quale scegliamo che sia: “ se dovessi andare in Erasmus ci sono possibilità come la California, l’Australia o Londra, ma tornare a casa significherebbe tornare a Valencia. Valencia è più casa di Ferrara”.
Qualsiasi sia l’albero verso cui si cammina e quello dal quale ci si allontana, a volte si perde l’equilibrio e si cade. “Ogni sera analizzo la mia giornata” per pensare a come sono andate le cose, se l’equilibrio è stato preservato o si è persa la stabilità. Le cadute, però, sono parte del gioco e l’importante è non rinnegarle: “sono soddisfatto al 100% del mio percorso, anche dei momenti difficili che ho passato”. Senza dubbio, l’argomento fondamentale è che dopo ogni caduta si risale sulla fune un po’ più esperti e un po’ più indipendenti. Si fa un salto di qualità: da funambolo principiante a funambolo esperto, “da ragazzo a uomo”.
 

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