Abitudini motorie, sportive, alimentari degli adolescenti.

di \ 14-10-2015 \ visite: 717
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Abitudini motorie, sportive, alimentari degli adolescenti nella provincia di Ferrara: lo studio condotto nel 2009 su 994 ragazzi quindicenni che si recano dal pediatra di comunità per l’ultima vaccinazione obbligatoria (maschi 486; femmine 508) è finalizzato ad indagare gli stili di vita degli adolescenti nella provincia di Ferrara.
L’adolescenza è il periodo in cui le trasformazioni corporee ed emotive sono repentine comportando anche un carico psicologico complesso da gestire. In questa fase la velocità di crescita è notevole e i cambiamenti sono specifici di ogni individuo.
Nell’adolescenza, con le trasformazioni di corpo e mente, lo sport può essere estremamente positivo perché consente di misurare le possibilità, insegna a dosare le forze, accettando sconfitte ed esultando per le vittorie. In altri termini lo sport offre maggiori opportunità di crescita e formazione, di confronto e di socializzazione.
Nello studio oltre ai dati sulla motivazione sportiva, si sono esplorate anche quelle attività che connotandosi come abitudini motorie, portano ad avere uno stile di vita improntato al movimento. L’attività sportiva, mediamente, è praticata dal 60,3% dei ragazzi intervistati con una distribuzione difforme nella provincia (Distretto Centro Nord 64,4%, nell’Ovest 61,3% e 54% nei comuni del basso ferrarese). Lo sport è maggiormente praticato dai maschi (65,8%), anche se tra le femmine si è registrato un costante incremento nel corso degli ultimi anni. Significativo è evidenziare una massiccia fruizione massmediale da parte dei quindicenni del campione che, secondo i report sanitari, collima con le sane abitudini motorie (il 43,9% degli intervistati passa più di tre ore davanti alla tv e al pc).
L’apporto alimentare nell’adolescente prevede bisogni nutrizionali diversi e maggiori rispetto a quelli degli adulti. In questa età va prestata grande attenzione non solo alle calorie assunte ma anche al bilancio energetico, all’apporto di principi nutrititi essenziali e di acqua.
Dallo studio emerge che le abitudini alimentari dei ragazzi prevedono, nella maggior parte dei casi, l’eliminazione della colazione, l’influenza della pubblicità alimentare nella scelta e nella varietà della propria dieta e la scarsa rilevanza di frutta e verdura. Segmentando il campione di giovani intervistati sulla base delle motivazioni legate alla scelta di una disciplina sportiva, in virtù delle risposte sugli obiettivi della pratica sportiva si sono delineati tre profili di comportamenti adolescenziali a partire dalla tipologia disciplinare. Il profilo salutista raccoglie ragazzi che nell’attività sportiva ricercano prevalentemente la forma fisica e il benessere, per andare a scuola privilegia i mezzi pubblici e si sposta a piedi, tende a spezzettare i pasti, preferendo un’alimentazione suddivisa in più spuntini che comprendono frutta e verdura; il profilo ludico che porta soprattutto i giovani maschi a praticare lo sport per il piacere dello stare insieme nel gioco, a scuola ci vanno a piedi o in scooter, hanno un rapporto equilibrato con tutti i cibi; il profilo agonistico che mette in primo piano la competizione e la carriera sportiva caratterizza i giovani maschi, si spostano in bicicletta, concentrano l’alimentazione nei pasti principali ricchi di carboidrati, zuccheri e proteine.
Tale approfondimento evidenzia che la pratica di uno sport non garantisce automaticamente l’adozione di uno stile di vita sano; probabilmente, i valori proposti dalla tv – che risulta massicciamente fruita dai giovanissimi – indirizzati alla competizione e alla prestazione a tutti i costi (61,4%), hanno soppiantato quelli positivi (49,7%) intrinseci alla sportività (aggregazione, divertimento e formazione).
Tutti gli studi locali svolti in questi anni hanno, fino ad ora, sottolineato il ruolo che gli adulti significativi (genitori, insegnanti, allenatori, amministratori locali) dovrebbero avere coralmente nel rapporto con gli adolescenti. Si tratta, in altri termini, di una sorta di patto educativo per una comunità che sia fattivamente educante.
Affinché tale patto educativo possa concretizzarsi è fondamentale un ribaltamento concettuale su quella che è stata considerata fino ad ora, in letteratura di settore, l’adolescenza, non più intesa nella sua accezione tradizionale di momento profondamente critico di passaggio all’età adulta, bensì come fase autonoma della crescita umana in cui sicuramente si deve affrontare una molteplicità di sfide. Il capovolgimento concettuale potrebbe essere: dalla rilevazione degli indicatori di disagio/criticità in adolescenza agli adolescenti quali indicatori di disagio/criticità sociale; i giovanissimi diventerebbero quindi un canale di entrata, un segnale predittivo da ascoltare e interpretare.
Se le trasformazioni che riguardano gli adolescenti, anche in materia di stili di vita, hanno molto a che fare con l’attuale fase di transizione che stanno vivendo gli adulti da vecchi a nuovi modelli educativi dal profilo spesso incerto, allora si pone il problema di accompagnare questi adulti, aiutandoli ad accedere a una maggiore consapevolezza circa il ruolo che essi giocano nel rapporto con i giovani. Ed è per questo che la pianificazione nel settore giovanile non può prescindere dall’analisi dei trend e della ricerca sociale del contesto di appartenenza.

Per scaricare la pubblicazione clicca qui abitudini degli adolescenti.pdf

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