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Ferrara apre una finestra sul mondo

Michael Braun racconta il suo amore per il Festival, Ferrara e la salama
di Valentina Brunetti \ 03-10-2015 \ visite: 1967
Michael Braun è sicuramente una delle personalità più prestigiose e più affezionate al Festival di Internazionale. Tedesco, classe 1957, Michael si è trasferito in Italia nel 1996 e da allora ha sede fissa a Roma, dove lavora come corrispondente del quotidiano berlinese Die Tageszeitung.
Con Ferrara il giornalista ha intrapreso una relazione amorosa che va avanti da anni, precisamente da prima della nascita di Internazionale, come lui stesso rivela in un simpatico aneddoto: “La mia prima volta a Ferrara risale al 2003, quando, per conto del giornale tedesco di cui sono corrispondente, TAZ, feci un reportage sulla “città delle biciclette”. Così, accompagnato da moglie e figlioletta, passai tre bellissimi giorni a scorrazzare sulle due ruote. Mi è subito sembrata una splendida località, caratteristica, pulita. Anche i ferraresi mi sono piaciuti e, in particolar modo, mi hanno colpito la loro gentilezza e la tranquillità nell’andare in bicicletta. A Berlino si vedono solo mountain bike con cinque marce che sfrecciano come pazze in mezzo al traffico e gli autisti, nel frattempo, le insultano a gran voce. Qui non ho mai assistito a una scena del genere, siete tutti più rilassati”.

Qualche anno più tardi, quando prende piede l’idea di un festival del giornalismo internazionale, in cui proprio la provincia estense patrimonio dell’Unesco farà da teatro a conferenze e dibattiti, Braun non perde l’occasione di tornare una seconda volta: “Nel 2007 si è inaugurato il Festival e quando mi è stato chiesto di partecipare non ho tentennato nemmeno un secondo, ho dato subito la mia disponibilità. Questo progetto meritava di essere concretizzato, anche solo per il fatto che si svolgesse a Ferrara”.

E da quel primo Internazionale se ne sono succeduti diversi altri, fino ad arrivare alla nona edizione di quest’anno; Braun ha visto Ferrara “invecchiare” durante questo arco di tempo, ma dichiara di ritrovarla ogni anno grossomodo identica rispetto a quello precedente: “Devo dire che il mio punto di vista è limitato, dato che ogni anno visito unicamente il centro storico. Ma ciò che vedo mi piace decisamente. Non ho notato grossi cambiamenti, Ferrara è una città ricca di storia e, anno dopo anno, ho sempre ritrovato la solita cura dell’ambiente. Emerge un forte senso civico, quello che a Roma invece non esiste. Vi è un abisso tra il rispetto che si respira tra le vie di Ferrara e il disordine che si nota nella capitale. Qui gli spazi pubblici sono trattati con uno spirito di condivisione come spazi di tutti, a Roma, al contrario, sono spazi di nessuno e a nessuno importa delle loro condizioni”.

Un altro aspetto che il giornalista gradisce senza dubbio della nostra cittadina è la tavola: “Devo ammettere che apprezzo tutta la cucina tipica. Ogni anno una salama me la porto a casa. Poi cappellacci, tortino di zucca, tutto delizioso. Diciamo che il cibo è un rito, durante ogni Festival mi piace assaggiare un piatto diverso. Quest’anno mi hanno fatto provare il risotto con le pere ed è stata una piacevolissima scoperta”.

Michael Braun ha presenziato ieri pomeriggio al Teatro Nuovo all’incontro “Dì qualcosa di sinistra! Il fronte progressista tra Matteo Renzi e la scomparsa delle spinte di sinistra”, moderato da Bianca Berlinguer, e stamattina alla sede dell’Università di Giurisprudenza per “Libertà individuale e sicurezza in Europa. La lotta al terrorismo internazionale è un’esigenza compatibile con la libertà di ciascuno o rischia di minare la democrazia?”, introdotto da Marco Zatterin.

Il riscontro sul pubblico presente agli eventi è stato positivo, Braun, per ora, non si è dovuto sorbire domande stupide e non ha nemmeno dovuto posare per selfie a destra e a manca: “Sono soddisfatto, il pubblico che partecipa agli eventi di Internazionale è formato da gente mediamente colta e preparata. Può capitare, ed è successo in passato, che ogni tanto vengano dette anche un paio di scemenze, però, per il resto, si può creare un dibattito costruttivo. Ciò che un po’ mi rattrista è il timore di alcuni mediatori nel gestire domande, risposte e visioni diverse dell’argomento. Al contrario, io penso che si dovrebbe insistere maggiormente sul carattere attivo della platea: proprio questo elemento potrebbe permettere al Festival di Internazionale di crescere ancora di più”.

Per chi se lo fosse perso, l’ultima occasione per assistere ad un intervento di Braun sarà domani mattina alle 11,30, ancora presso Giurisprudenza, per “Il trattato della discordia. Il Ttip tra Europa e Stati Uniti non convince”. Immerso fino al collo nello spirito che anima Internazionale, l’unico rimpianto del giornalista tedesco, alla fine di ogni Festival, è quello di non essere riuscito a seguire tutte le iniziative a cui avrebbe voluto assistere: “Ogni anno prendo il programma e comincio a cerchiare con un pennarello gli appuntamenti che non mi voglio perdere per nessun motivo, e spesso, quando leggo chi interviene, mi accorgo che tra gli invitati c’è anche il mio nome e quindi partecipo ugualmente, ma dall’altra parte del palco. Non c’è un argomento che mi interessa più di un altro, tutti gli eventi sono interessati e spesso mi piacerebbe essere presente in due posti diversi alla stessa ora per assistere ad entrambi gli spettacoli. Mi piace fermarmi per tutta la durata del Festival, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e, a mio avviso, la miseria di notizie che leggiamo sui giornali non si può paragonare alla ricchezza di Internazionale, che è una finestra sul mondo, come suggerisce lo stesso nome”.

Vista la nazionalità del nostro intervistato, pareva doveroso concludere chiedendogli il proprio parere sulla vicenda Volkswagen e sull’incertezza generale che ha provocato in tutti coloro che vedevano nei tedeschi un punto di riferimento per la precisione e la serietà nel lavoro: “Non ho l’automobile. Muoversi in macchina nel traffico romano è un suicidio, non ha proprio senso. Preferisco utilizzare il car sharing in centro o piuttosto il noleggio per le mie gite fuori porta. Così risparmio un sacco di soldi e soprattutto non mi distruggo i nervi. Devo ammettere che prima, fino al 2003, possedevo un’automobile ed era proprio una Volkswagen Passat, ma era a benzina. Lo scandalo che è scoppiato è stato un duro colpo per la Germania e la sua immagine, e quello che si era proposto al mondo come un brand prestigioso e affidabile è scaduto agli occhi di tutti. La vicenda ha avuto un forte impatto fuori dalla Germania, ma sono rimasti spiazzati anche gli stessi cittadini tedeschi, nessuno si sarebbe mai aspettato una tale catastrofe”.

p.s.: nella foto Klejdia intervista Braun nell'edizione 2014 del Festival di Internazionale. Valentina è mora!!!

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