Arte e Letteratura

La grande videoarte degli anni Settanta torna a Ferrara

Plessi, Kubish, Cintoli, Giuman: inaugura a settembre la mostra con i primi video restaurati
di Licia Vignotto \ 15-07-2015 \ visite: 2384
Fotogramma video presente alla mostra.

Quante volte è capitato a Ferrara di sentire parlare con grandi sospiri di nostalgia del vecchio Centro Video Arte, diretto da Lola Bonora? Da lì sono passati, in tempi non sospetti, grandissimi come Fabrizio Plessi, Christina Kubish, Angela Ricci Lucchi, Yervant Gianikian e l’imprescindibile Marina Abramovič. Chi lo ricorda non perde occasione di sottolineare quanto il capoluogo estense negli anni Settanta fosse all’avanguardia, anticipatore e promotore di idee e movimenti che solo col passare dei decenni  vennero riconosciuti a livello internazionale. E a chi questo periodo non l’ha vissuto non resta che ascoltare i racconti, immaginare una città viva e tesa verso l’altro, verso il mondo oltre le mura, rimpiangere ciò che non si è potuto vivere e che – il danno oltre la beffa – non si può nemmeno studiare.
Già, perché i preziosissimi archivi del centro non sono mai stati a disposizione di curiosi e ricercatori, in effetti non sono mai stati a disposizione di nessuno, per un motivo semplicissimo: conservavano materiali deperibili, fragili, minacciati dal rischio pesantissimo del deperimento. Tutto questo fino ad oggi, o quasi.
 
La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea infatti ha avviato - in collaborazione con gli esperti dell’Università di Udine e grazie al generoso sostegno della Fondazioni Pianori  - un importante progetto di preservazione e restauro; progetto che si potrà apprezzare dal 26 settembre con l’inaugurazione della mostra dedicata alle opere realizzate dal centro nei suoi primi anni di attività, dal 1973 al 1979. Nella fattispecie verrà riproposta – con apparecchi vintage, per non tradire la grana grossa che contraddistingueva la proiezione di quel periodo – la parte iniziale della mostra “Videoarte a Palazzo Diamanti”, ospitata nell’aprile del 1980 nel foyer della Camera di Commercio di Torino. L’esposizione si terrà – coerentemente - a Palazzo Diamanti, nelle sale Benvenuto Tisi da Garofalo, ovvero le sale che originariamente ospitavano il centro. Sarà curata da Cosetta Saba, docente del Dams di Gorizia che sta supervisionando l’operazione di ripristino, e sarà visibitabile – a ingresso gratuito - fino a venerdì 18 ottobre. Tra le chicche: uno dei primi tape realizzati da Plessi, “Travel”, viaggio poetico e acquatico del 1974, dove la laguna venezia trova il proprio doppio nella fluida densità dell’immagine elettronica; "Viaggio di La Rose" ed "Essence" realizzati nel 1975 dalla celebre coppia Angela Ricci Lucchi e Yervant Giainkin, impegnata in quella fase sul tema della memoria, esplorata attraverso l'espediente dell'oggetto ritrovato.
 
Continuerà nel frattempo il lavoro di recupero. «L’archivio del centro comprende 620 nastri, per un totale di circa 130 opere  – ha spiegato in conferenza stampa Maria Luisa Pacelli, direttrice della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea -. Una trentina le abbiamo già recuperate, grazie al contributo della Fondazione Pianori riusciremo a vederne altre 120, con un ulteriore stanziamento da parte della Galleria dovremmo riuscire a salvarne altre 300. Arriveremmo alla fine di questo percorso con circa 450 nastri a disposizione, stabilizzati e quindi non più deperibili». 
 
Grande soddisfazione per Lola Bonora e Carlo Ansaloni, storico collaboratore del centro assieme al tecnico Giovanni Grandi. «Stavo per compiere ottant’anni – ha raccontato Lola - quando abbiamo cominciato questo progetto, pensavo: non riuscirò mai a vedere un filmato restaurato! E invece eccoci qui, sono stata felicemente stupita perché non possiamo perdere un patrimonio così importante! Questo perché il centro non solo chiamava a Ferrara tanti artisti che hanno fatto la storia della videoarte, ma perché sperimentava e produceva, stimolava anche localmente la ricerca. Il video realizzato da Claudio Cintoli a Cento, in piazza Guercino, quando è stato proiettato al Moma di New York è stato l’unico che il pubblico ha esplicitamente chiesto di poter rivedere, per quanto era bello e ironico. Non mi è mai più successa una cosa del genere». 
 

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