Cultura e Spettacoli

Distruzione che vince, non si cambia - Avengers: Age of Ultron

Botte, robot ed esplosioni, i Vendicatori sono tornati al cinema
di Giacomo Borgatti \ 24-04-2015 \ visite: 1771
 Ho provato a dormirci sopra prima di scrivere. Se avessi buttato giù qualche riga subito dopo uscito dalla sala, le probabilità di ritrovarsi davanti ad un intero paragrafo composto da soli “BOOM” sarebbero state davvero alte. Quindi ho voluto aspettare prima di affrontare, o almeno provarci, uno dei film più attesi del 2015. Uno dei tanti, insomma. Davvero, ce ne sono proprio parecchi quest’anno: Jurassic World, Mission Impossible: Rogue Nation, Spectre, Star Wars episodio VII, The Hateful Eight di Tarantino, il reboot di Mad Max sono solo alcuni. Da amante della serialità mi sento di accogliere di buon grado tutti questi sequel o simili ma è impossibile non notare un calo di coraggio nel prendere nuove ed originali strade. Ma chissenefrega, oggi parliamo di Avengers: Age of Ultron ovvero robot contro uomini con poteri che distruggono tutto. Un film così grosso che andrebbe scritto sempre tutto in maiuscolo.
 
Parliamoci chiaro: le aspettative erano altissime, caricate sempre più da pellicole e filmati dopo o tra i titoli di coda. Se c’è una cosa che la Marvel sa fare benissimo è questa, creare aspettativa e rinnovare continuamente un universo narrativo impossibilitato a morire, a causa del suo mostruoso e duraturo successo. Ma Age of Ultron, nonostante sia un eccellente film d’intrattenimento, è un capitolo di passaggio, una sorta di Impero colpisce ancora, che riesce a divertire ma che lascia un leggerissimo retrogusto di amaro in bocca in attesa di quella (meravigliosa, lo affermo sulla fiducia) Guerra dell’Infinito che coinvolgerà Thanos, il matto titano, e la moltitudine di nuovi supereroi che andranno ad aggiungersi da qui al 2018, data della prima parte di Avengers: Infinity War. Avete letto bene, ho scritto prima parte.
 
“D’accordo, ma non ci hai detto nulla sul film e ci hai solamente ammorbato con qualche divagazione”. Giusto, chiedo scusa. Il film è spettacolare, continuamente impressionante (l’assalto iniziale alla fortezza di Von Strucker e il combattimento finale contro l’esercito di robot su tutti), caratterizzato da una regia fluida capace di regalare fotogrammi che potrebbero essere tranquillamente ritrovati in una pagina di un fumetto. Gli effetti digitali non vengono sprecati e sono ben fatti, viene distrutta una grossa quantità e varietà di oggetti, dalle armature a palazzi fino ad intere città, grazie anche ad una serie di mosse di combattimento combinate tra i vari personaggi (quelle tra Thor e Capitan America le migliori) che fanno strabuzzare gli occhi e quasi alzare in piedi per un applauso. Ma, come dicevo prima, Age of Ultron è una storia di passaggio a quella che sarà il culmine della Fase 3 dell’universo cinematografico Marvel: tante sono le citazioni alle famose gemme dell’infinito, alcune già trovate nel corso dei film precedenti, e il filmato in mezzo ai titoli di coda concretizza l’idea una volta per tutte, nel caso non fosse ancora chiara. 
 
Unica pecca della pellicola è la trama: molto semplice, lineare e con pochissimi colpi di scena se non escludiamo anche varie citazioni a luoghi e personaggi che torneranno utili nei film dei prossimi anni (leggi “Wakanda”). Non vi svelerò nulla, tranquilli, potete finire di leggere. Ma mentre tornavo a casa in auto, e in preda all’euforia e all’eccitazione cercavo di far cambiare il colore dei semafori con gesti delle mani, mi sono chiesto: che mi aspettavo? Una riflessione post-moderna sull’uomo potenziato e sui problemi che comporta esserlo? Una critica alla società iper-tecnologica con il chiodo fisso del controllo su tutto e su tutti? Uno struggente dramma su una macchina che insegue un bene più grande e non viene apprezzata dall’umanità, incapace di immaginare un futuro senza sé stessa? No. Penso a tutti i fumetti che ho letto, penso alle varie storyline che coinvolgono Ultron e riesco a ricordare solo grandi scontri tra robot e supereroi con pretesti più o meno sensati. Perché alla fine di questo si tratta: una intelligenza artificiale che pensa che l’uomo debba ormai farsi da parte contro l’umanità che non la vede nello stesso modo. Quindi botte e ancora botte. Perciò non ho obiezioni e mi ritengo soddisfatto da una pellicola di due ore e venti che scorre liscia e senza intoppi verso una battaglia finale notevole in grado di strabiliare, intrattenere e divertire. Da far venire voglia di tornare a casa a giocare con le action figures (leggi “personaggini”), fare “pipìu” con la bocca simulando spari e ondate di energia e continuare una lotta che, grazie alla (o per colpa della, dipende come la pensate) Marvel, difficilmente finirà presto. Grazie Joss Whedon, va benissimo così. Alla prossima.
 
Tra parentesi, il prossimo è Ant-Man, l’uomo formica, ovvero un supereroe che anche nei fumetti è quasi inutile se non fosse il creatore di Ultron. Ma considerando che, al cinema, Ultron ce lo siamo già giocati, introdurre Ant-Man ora sarebbe come far cantare Gigi D’Alessio dopo Frank Sinatra ma magari mi sbaglio. D’altronde pure Gigi ha i suoi fan. 

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