Utilità e progetti

An Sich [A Se Stesso] #2

Il Cartone del Latte
di Irina Aguiari \ 30-03-2015 \ visite: 5854
Foto inviata da Rosaluna

Immagina di vivere a Ferrara. Hai finito il liceo classico, hai un diploma in scienze umane e devi decidere cosa fare della tua vita. Questo è il tuo cartone del latte. Un oggetto qualsiasi, fastidiosamente quotidiano, che devi trasformare in venti oggetti diversi.
Per cominciare, puoi guardarti intorno e prendere spunto dalla realtà. Dai tuoi amici. “Tutte le volte che torno a casa dalla Danimarca non è cambiato nulla: chi andava all’università ci va ancora, chi cercava lavoro lo cerca ancora e chi non faceva niente continua a non fare niente.”

Devi usare gli strumenti che hai a disposizione. Hai la doppia cittadinanza, italiana e danese: puoi prendere e partire.
Questo è quello che il test di ammissione alla Scuola di Design e Tecnologia Kea di Copenhagen ha chiesto a Rosaluna, d’ora in poi Rosy. Di trasformare un cartone del latte in venti oggetti diversi. In generale, è quello che la Danimarca le ha chiesto: di prendere la sua vita, la sua mentalità e i suoi punti di vista per trasformarli. Completamente.

Non sempre si hanno tutti gli strumenti per trasformare la propria realtà: Rosy conosceva il danese solo parzialmente e, nonostante in Danimarca si possa vivere tranquillamente comunicando solo in inglese perché chiunque lo parla, ha dovuto scegliere un corso di studi che la aiutasse nell’apprendimento della lingua. Fashion design e non psicologia, per esempio. Ma spesso, il risultato di un processo creativo dipende dal punto di partenza, dal cartone del  latte.

Ferrara e probabilmente l’Italia in generale, non ti danno opportunità. In Danimarca gli studenti ricevono dalla Stato un reddito di formazione, così possono proseguire i loro studi senza dover lavorare. L’istruzione è tenuta in grande considerazione: rappresenta un grande investimento per il Paese”. L’anno scorso, attraverso un progetto di praticantato della Kea, Rosy ha passato due mesi e mezzo a New York a lavorare con una compagnia di moda. “Ridimensioni tutta la tua vita quando sali sull’Empire State Building e ti accorgi che Ferrara potrebbe essere grande quanto tutto Central Park”.  L’importante è trovare dei punti di riferimento: quando Rosy si è trasferita a Copenhagen ha cercato una squadra di rugby, passione che aveva già scoperto a Ferrara. Oggi si allena quasi sempre due volte al giorno e gioca nella nazionale danese di rugby femminile. Ha partecipato al torneo di Växyö in Svezia e a giugno giocherà agli europei di Croazia.

Trasformare e trasformarsi può essere idillico all’inizio, ma con il passare del tempo rivela sempre i suoi pro e i suoi contro. “Qui piove sempre e c’è molto freddo, le verdure non hanno sapore e in Danimarca non troverai mai tutta la cultura di cui è ricco il nostro Paese”, ma avere in mano un oggetto di partenza e cercare di ricavarne di nuovi, non serve a produrre necessariamente qualcosa di perfetto. Serve, al contrario, a cambiare punto di vista. A rendersi conto che può esistere una realtà diversa da quella che abbiamo sempre vissuto.

Copenaghen è un cartone del latte girato e rigirato, che mostra un aspetto di quotidianità molto diversa da quella che Rosy ha conosciuto in Italia. All’università, per esempio, le lezioni non sono soltanto frontali e teoriche, si fa molta pratica e si lavora in gruppo. “Qui abbiamo qualsiasi tecnologia a disposizione: pensiamo ad una stampa e possiamo immediatamente trasferirla sulla stoffa. Tutti gli edifici sono nuovi e con strumentazione all’avanguardia. Allo stesso tempo, però, ci insegnano a non perdere manualità, ad usare le nostre mani per progettare le nostre creazioni”. Cambia la quotidianità: le coppie di genitori sono tutte molto giovani perché, anche se le tasse sono molto alte, corrispondono a servizi efficienti e ad un’assistenza efficace e i bambini prendono il treno da soli a dieci anni: “in Italia sarebbe impensabile”.

La Danimarca ha fatto della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente una pratica quotidiana, che educa cittadini responsabili e coscienti: si ricicla qualsiasi cosa. “Ovunque puoi comprare oggetti di seconda mano e anche i negozi che frequentano principalmente gli studenti vendono soprattutto prodotti alimentari biologici”.
Qualsiasi cosa produca il tuo processo creativo non arriverà mai ad eliminare l’oggetto di partenza: che inventi un paio di occhiali sole pieghevoli o qualsiasi altro oggetto, rimarrà comunque evidente che è stato ricavato da un cartone del latte. Ne troverai sempre delle tracce che, per quanto piccole, ti riporteranno alle origini della tua trasformazione. Ed è cosi, anche e soprattutto, per le proprie radici, il proprio Paese, la propria cultura. “Credo che la speranza di ognuno di noi sia quella di tornare in Italia. Ho conosciuto un ragazzo nato e cresciuto a Roma che ne parlava come se fosse la sua ragazza”. L’Italia rimane la casa di Rosy, quella a cui sempre si vorrebbe fare ritorno, ma è una casa che ad oggi non funziona. Almeno per i giovani.

Se tornassi indietro ripartirei mille volte. La Danimarca è stato solo il primo passo. Adesso mi piacerebbe andare in Australia o in Nuova Zelanda per uscire dall’Europa, ma ancora non si tratta di un progetto definito”.
Rosy ancora non sa dove la porteranno le sue scelte, ma sicuramente sta acquisendo gli strumenti per trasformare tantissimi altri cartoni del latte in quello che più desidera.
 

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