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Sarà abbastanza curdo il mio falafel?

di Francesca De Luca, del 08-10-2014


 Surgeliamo i sentimenti e i ricordi. Surgeliamo anche le persone.
Surgelati” è il titolo di un suggestivo spettacolo a 10 mani. Si capisce velocemente che lo spettacolo a cura di Wu ming 2 e Contradamerla, che nella brochure è riportato sotto la voce “teatro”, in realtà è qualcosa di diverso.  “Si tratta di un audio racconto, o di un video racconto. Noi vogliamo solo narrare una storia” precisa infatti Wu Ming 2  prima di iniziare.
In apertura il lettore quasi sembra voler urlare mentre la musica non è un sottofondo; la musica invade la scena, si amalgama con le parole fino a diventare un impasto che arriva forte all’udito e allo stomaco.

In un’ora e un quarto sulla scena viene raccontata l’odissea di un ragazzo curdo proveniente dall’Iraq. Fuggiva e voleva arrivare in Inghilterra; sul palco viene ripetuto come un mantra. Inghilterra, non Italia. Inghilterra, come simbolo di un luogo che non verrà mai raggiunto. Congelato, anche il paese della regina Elisabetta, nei sogni e nelle speranze di qualcuno destinato a non toccare le sue sponde.

Si parla di guerra, di armi chimiche, di Iran, Iraq e Kurdistan. Si parla di mediatori, traffico di organi. Si parla di un ragazzo chiuso dentro ad un congelatore e salvato per miracolo. Si parla dell’iter che ne consegue: la richiesta d’asilo, la casa famiglia, la raccolta della biografia, la commissione. Si parla di una storia che diventa reale. La grande capacità degli autori è quella di riuscire ad accompagnare l’ascoltatore all’interno della mente del protagonista fino a fargliene condividere i pensieri, le emozioni, le sensazioni. Usciti dall’ego riferimento ci si accorge che “il migrante” ha un proprio carattere e dei pensieri a noi sconosciuti. Non solo paura e diffidenza, ma anche speranza, stordimento, fiducia.

Se surgeli tutto il corpo ottieni l’immigrato perfetto. Se surgeli tutto ottieni l’operaio perfetto”. Una frase che consentirebbe di scrivere un trattato. L’immigrato perfetto, congelato in un limbo senza fine. Inchiodato da un regolamento, quello di Dublino, che non gli consente di tornare indietro né di spostarsi fino a che la commissione territoriale non si è espressa sulla sua vita. Testa o croce, vita o morte, restare o tornare. L’immigrato perfetto, come l’operaio perfetto: silenzioso, impenetrabile, a testa china. “Surgelato da esportazione in porzione monodose”.

Come nasce lo spettacolo? Dai testi si capisce che molte informazioni provengono da un operatore sociale, da qualcuno che lavora nel campo.
E’ esatto. L’idea infatti parte da un’intuizione del nostro chitarrista, Gianpaolo, che lavora in una comunità per minori non accompagnati” ci racconta Wu Ming 2. “L’incipit della storia è vero. C’è stato davvero un ragazzo recuperato dalla cella frigorifera di un camion e salvato per miracolo”. Qual è dunque l’intuizione? “La novità sta nel prendere l’incipit di una storia vera ma, anziché raccontarla come già in molte occasioni è stato fatto, darle una chiave di lettura narrativa e surreale. Il pretesto narrativo, che ci consente di parlar d’altro, in questo caso è l’essere surgelato”.

Nasce prima il testo o la musica?
Nascono insieme. Non volevamo riprodurre la classica musica di accompagnamento e di sottofondo. L’intenzione era quella di dar vita ad un processo in cui musica e parole si amalgamassero in modo armonico”.

Nel testo si parla di commissione territoriale e di preparazione della propria biografia: l’importanza del narrare…
Effettivamente lo abbiamo ribadito più volte nel racconto. Un cosa che mi ha particolarmente impressionato, quando Giampaolo ci spiegava i procedimenti, è stata proprio l’importanza del narrare. Se hai diritto o no a rimanere in Italia, se sei rifugiato o meno, dipende dalla tua storia e dalla tua capacità di narrarla, di narrarti”. Sapersi raccontare diventa così fondamentale per la “sopravvivenza”.

Lo spettacolo farà altre tappe?
Sì. È nato lo scorso anno, in occasione del festival “Nutrire la propria identità”, un festival che si tiene nelle Marche e che ce lo aveva commissionato. Da novembre scorso ha già fatto una quindicina di tappe. Il nostro obiettivo, ora, è quello di riuscire a trovare un editore che creda nel progetto e ci pubblichi libretto e cd”.

Alla luce delle sue conoscenze (aveva già precedentemente trattato il tema del migrare nel suo romanzo, TIMIRA, scritto in collaborazione con lo scrittore italo-somalo Antar Mohamed), cosa ne pensa delle politiche migratorie dell’Italia?
Penso che già il termine “politiche migratorie” sia un ossimoro per il modo in cui viene utilizzato. In genere, infatti, non si utilizza per intendere le pratiche in uso, bensì la ricaduta che l’immigrazione ha nella politica. La tematica viene costantemente strumentalizzata a fini elettorali e trattata in maniera superficiale ed inadeguata. In Italia lo facciamo con tutto, pensiamo anche al tema del diritto di cittadinanza: sembra che la scelta sia solo tra ius soli e ius sanguinis. Nella prima costituzione francese, per esempio, si diceva che era considerato cittadino francese chiunque vivesse da un anno in Francia e si prendesse cura di un anziano. Ci sono mille modi di affrontare l’argomento, ma non li vogliamo vedere”.

E dei respingimenti?

Sono fallimentari. Non ci sono cortine di ferro, non ci sono respingimenti, non c’è nulla che possa impedire a qualcuno di lasciare un paese in cui la propria vita, per un motivo o per un altro, è in pericolo”.




08-10-2014 - visite: 12602

Credits

Supplemento speciale ad Occhiaperti.net, magazine per i giovani del Comune di Ferrara

Coordinatore editoriale
Fausto Pagliarini

Collaborano
Mattia Antico, Matteo Bassi, Marcello Bergossi, Laura Capitanio, Francesca De Luca, Eleonora Fiorelli, Edoardo Gandini, Federica Gasparretti, Gabriele Giunta, Klejdia Lazri, Pasquale Matarazzo, Alessandro Orlandin, Grazia Russo, Pasquale Spinelli, Licia Vignotto.

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