Cultura e Spettacoli

Lo spettacolo nello spettacolo

"La bisbetica domata" strega il Comunale di Ferrara
di Giulia Tiozzo \ 04-04-2019 \ visite: 371
Scena de La bisbetica domata
Foto di Masiar Pasquali dal sito del Teatro Comunale di Ferrara

Metateatro, cioè il teatro nel teatro, un espediente scenico tradizionale che introduce oltre la quarta parete, che confonde chiunque assiste ad una rappresentazione. È così che inizia e finisce "La bisbetica domata” andata in scena al Teatro Comunale di Ferrara. Un povero ubriacone trasformato in un ricco deve assistere ad una commedia, e la storia che vediamo non è la sua, ma che lui guarda. La Bisbetica domata è una storia dentro una storia altra che si sceglie di non raccontare, forse anche perché questa donna ne ha ben tante di cose da dire agli spettatori. Primogenita di un nobile, surclassata per bellezza dalla sorella minore, i giovani pretendenti non vedono l’ora che il padre le trovi marito per poter iniziare a corteggiare la migliore delle due. Allora ecco che il suo comportamento forse altro non è che una copertura, una maschera che essa stessa indossa per rimanere la figlia primogenita, per non essere messa in un angolo e lasciata là. L’arrivo di un nobile disposto a corteggiarla, inizialmente solo per denaro, la metterà in difficoltà perchè la porterà a vivere una condizione altra. Domata forse, o più semplicemente in grado di trovare un compromesso, o un accordo, finirà per mostrarsi la moglie più affidabile e sempre pronta a correre dal marito. Nella messinscena è interessante l’utilizzo di soli attori uomini, anche se ben presto ciò non è più evidenziabile perchè ciascuno di essi è completamente inserito nel suo personaggio.

Scena de La bisbetica domata
Foto di Masiar Pasquali dal sito del Teatro Comunale di Ferrara

Su tutti, Tindaro Granata è la bisbetica Caterina che, con una meravigliosa gonna ampia e lunga di colore scuro, volteggia e corre per tutto il palco. La corporeità degli attori è d’altronde una delle caratteristiche di questo spettacolo che vede spesso contrapposti corpi in rapidi movimenti e scontri fisici di grande impatto. D’altro canto anche la parola è usata con la medesima velocità: le rime si perdono fra le battute e l’utilizzo di citazioni o altri linguaggi non fa altro che esaltare le caratteristiche dei vari personaggi. In complesso lo spettacolo ha davvero un grande ritmo che non fa pesare la lunghezza, ma anzi aumenta il sentimento di sfida non solo per gli attori, sempre impegnati, ma anche per lo spettatore che non deve perdere l’attenzione a ciò che vede.
Interessanti le luci, il colore azzurro Tiffany della scenografia e particolare l’inserimento di alcuni brevi intermezzi musicali che permettono di vedere scene di una vera e propria compagnia, non solo di attori, ma prima ancora di persone.

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