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Conversando - Sara Bertelli

Quattro chiacchiere con la creatrice di Sartoria Sovversiva
di Giuseppe Lenoci \ 04-03-2019 \ visite: 277
Foto Sara Bertelli

Occhiaperti.net fa visita allo spazio Grisù: abbiamo incontrato Sara Bertelli, la creatrice di Sartoria Sovversiva, ferrarese doc che, dopo le presentazioni di rito, ci coglie subito di sorpresa raccontandoci di aver studiato Giurisprudenza e di aver frequentato un Master in Diritto Tributario.

Come si passa da un Master in Diritto Tributario alla creazione di una Sartoria?

Non è stata una decisione presa su due piedi. Capita però che, a 40 anni, guardi indietro e nonostante i risultati raggiunti senti la necessità di ricercare la felicità nel lavoro quotidiano. La mia passione per l’arte e per la moda in generale mi ha spinto a chiedermi se la strada percorsa in 15 anni di lavoro fosse davvero quella giusta per me o se potevo chiedere di più a me stessa.

E la scelta è stata ponderata anche in base ad una formazione che avresti dovuto seguire?

Certo. Avere passione per un determinato mondo non deve mettere in secondo piano la formazione specifica utile per lavorare al meglio e, per questo motivo, ho frequentato una scuola di moda per diventare modellista sartoriale.

Gli insegnamenti poi ti hanno aperto la strada verso idee via via più concrete.

Esattamente. Questo progetto nasce due anni fa e sono orgogliosa di come è cambiata la mia vita: non è mai semplice cambiare ma la mia scelta mi ha reso orgogliosa di ciò che sto costruendo all’interno di questa realtà. Un tempo, il mestiere di sarta veniva tramandato mentre ora è necessaria una formazione continua e aggiornata.

Una realtà definita “Sartoria Sovversiva”: perché la scelta di questo nome?

Volevo scegliere un nome italiano ma che potesse essere al passo con i tempi e che soprattutto rappresentasse il mio progetto iniziale. È un nome che mi piace e credo possa dare idea del lavoro che c’è dietro.

A proposito del lavoro dietro le quinte, è interessante anche la parte comunicativa legata al progetto.

Mi piace essere al passo con i tempi e quindi ho un account Instagram (https://www.instagram.com/sartoriasovversiva/) che aggiorno spesso con Stories riguardanti la mia attività ma anche per raccogliere idee e progetti. Avere dei Feed relativi a iniziative o alla semplice presentazione dei miei capi, mi aiuta anche a capire cosa posso modificare per migliorare il progetto, con l’obiettivo di arrivare anche ai giovani.

A proposito di giovani, come si presenta un mestiere così antico alle nuove generazioni?

Ad oggi, c’è la necessità di catturare l’attenzione dei ragazzi, in generale, con iniziative e fortificando il processo comunicativo. La voglia di personalizzazione deve far scattare una molla: è il punto in comune con il mondo degli adolescenti. Spesso pensiamo che ci sia troppa omologazione mentre l’aspetto esteriore tende a rappresentare la propria personalità e, di conseguenza, può contribuire all’avvicinamento dei ragazzi, anche raccontando loro come ho creato un capo, utilizzando gli strumenti forniti da Instagram.
E, accedendo al suo profilo Instagram, Sara registra una storia dove ci coinvolge e ci presenta ai suoi Followers. Dopo questa parentesi social, riprendiamo con le domande che spesso si trasformano in curiosità.

Nel 2017 quindi l’hobby legato alla sartoria si evolve in qualcosa in più.

Sì. A giugno dello stesso anno sono venuta qui a Grisù per dare un’occhiata dal vivo ad un progetto davvero interessante! Successivamente ho partecipato ad un bando e a dicembre 2018, Grisù è diventata la mia seconda casa.

Ed immediatamente è scattata la collaborazione con Area Giovani, che ha lanciato un tuo laboratorio.

Sì, abbiamo creato questo laboratorio di Sartoria di base per cercare di avvicinare i ragazzi a questo tipo di lavori. Ovviamente è un corso base ma è utile per far affacciare dei giovani ad un nuovo contesto lavorativo e sprigionare la loro creatività.

È importante sottolineare l’obiettivo del laboratorio: utilizzare un capo usato per crearne uno nuovo.

Certo: la scelta del jeans inutilizzato, utile per creare uno zainetto è funzionale al contrasto rispetto al consumismo eccessivo relativo ai capi di abbigliamento: vorrei insegnare che un capo vecchio non è necessariamente da cestinare ma può essere riutilizzato per altro.
Siamo in chiusura. Sara è stata gentilissima ma abbiamo il terrore di averla occupata per troppo tempo, vista la grandissima mole di lavoro a cui è sottoposta giornalmente. Ma non possiamo andarcene senza aver fatto la classica domanda di rito, relativa ad una nuova attività.

Quali obiettivi si pone Sartoria Sovversiva nei prossimi anni?

Grisù mi permette di pensare in grande e di essere ambiziosa: vorrei diventasse il quartiere generale della moda con eventi legati al mondo delle sfilate ma non solo. L’idea di creare dei corsi via via più specifici mi alletta non poco, così come coinvolgere gli studenti delle scuole di moda, rendendoli partecipi a mini-sfilate.

Insomma: questa Sartoria Sovversiva ha davvero tanto da offrirci. Ne vedremo delle belle!

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