Attualità e Viaggi

Sono i ricordi migliori

Il fascino di Perpignan
di Isabella Greghi \ 20-08-2018 \ visite: 585
viaggio in francia

Lunedì, prima settimana.
Un filo d’aria si insinua tra il collo e la spalla, mi ruba un veloce tremito. Guardo l’orologio che segna appena le 8:00. Il sole è ancora fievole, ma i suoi raggi gradualmente illuminano gli antichi muri in pietra. Perpignan è piccola, contenuta, pratica. E sarà forse il tepore mattutino, la luce sommessa e chiara, le strade ancora vuote che la rendono magica, diversa. Qui in Francia è caldo, ma comunque ventilato: il clima estivo è facilmente sopportabile. Non come in Italia -a Ferrara- che se provi a passeggiare per le vie della città, rischi di morire assiderato dall’afa. Eppure, quanto mi manca la mia Ferrara e quel suo clima gréve…
Il centro di Perpigan si apre con il Castillet, piccolo ma interessante, che certo ha poco di riconducibile alla struttura di quello Estense. Un arco immette nella parte storica della città. Attraversato, si diramano a ragnatela tante stradine coronate da attraenti boutiques, che scopro aprire solo alle 10:30 del mattino. Perfetto! Ho due ore e trenta che devo trovare il modo di trascorrere. Dopo pochi metri, alla mia sinistra leggo Grand cafès: in effetti, da vera italiana, l’idea di assaggiare un caffè doppio francese è alquanto temibile… e avevo ragione! Ma il pain au chocolat -quello che comunemente in Italia chiamiamo pasta al cioccolato- ha rivalorizzato la mia colazione. Mi alzo dal tavolino e noto le prime persone, probabilmente i lavoratori, animare le vie. Il loro vociare, il loro rumore, i loro passi: la città finalmente prende vita e colore.
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E allora, armata di doppia cartina politica, goolge maps -e diciamocelo- anche google traduttore, sono pronta per il mio giro turistico. È la prima volta che visito una città da sola: l’idea è intrigante e passare qualche momento in solitudine mi piace, anzi forse ne ho bisogno. Inizio a camminare e piano piano prendo confidenza con le strade, con i cartelli, con le piazze. Neanche accorgendomi dell’orario, noto che i vari negozi iniziano ad aprire. Confesso che tra i vari monumenti- il castello, il Duomo, il ponte- anche visitare qualche vetrina è d’obbligo. Un’ora la trascorro così, seguendo semplicemente il flusso delle boutiques del vialone principale. Dopo il giro turistico tra scarpe e vestiti,  decido di visitare il Duomo che, tanto per rispolverare la lista di «sfighe e come trovarle», in questo momento è chiuso alle visite. Mi dirigo allora verso le vie più centrali e nascoste di Perpignan, tenendo bene a mente i consigli di Alice a non spingermi troppo in là, verso il cantone straniero. Seguendo la cartina, arrivo poi in Place de la République, non troppo grande, ai lati tanti piccoli cafès o restaurants, nel centro, talvolta capita che allestano un mercato di frutta e verdura. Proseguo per una strada parallela alla piazza, stretta e lunga, dai muri variopinti. Nel percorrerla, mi travolge un odore acre, acuto, di olive forse. Poco più avanti, in una traversa a fondo chiuso, vedo infatti due, tre o più bancarelle colme di prodotti freschi, quali olive, formaggio, pomodori secchi, olio di ogni genere e molto altro ancora. Resto affascinata, non tanto da ciò che vendono, ma dai mille colori e odori e sapori. Riconosco benissimo che non è una tipica attrazione turistica: si tratta proprio di uno spazio locale, i cui acquirenti sono locali -da quanto ho potuto vedere io in quel momento. Scatto una fotografia quando sono sicura di non essere vista, poi proseguo il mio itinerario. Trovo un’altra via sulla sinistra: ormai la cartina non la seguo più e mi lascio trasportare dall’inerzia che mi spinge in avanti. Mi accorgo però che sono le 12:30, così raggiungo lo studio di Alice, e insieme pranziamo in un ristorantino tipico francese.
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L’antipasto è una delicata mousse di zucca, sulla quale vi è un filetto di pesce e verdure. Il primo è un brodo di melone e grana padano, accompagnato da uno sformato di formaggio morbido. Il dessert verte su una mousse morbida all’uovo, su un letto di salsa al lampone. La cucina francese è un must. È famosa per i suoi piatti minimal in salsa radical chic. Gli accostamenti tra caldo-freddo. Dolce-salato. Morbido- croccante. Da italiana, però, abituata alle porzioni medio-grandi dei nostri ristoranti o trattorie, questi piatti sono risultati carenti sull’aspetto quantità, e molto- a tratti anche troppo- elaborati e dai gusti ricercati. Tutto sommato il pranzo mi è piaciuto. Ho provato sapori e accostamenti senza precedenti e valuterei il tutto con un 8.

Terminato di mangiare, accompagno Alice in ufficio e io proseguo il mio giro, che mi porta in una via nella quale scorgo “librarie”. Entro, e mi stupisce l’odore forte di carta stampata. Mi giro e dove mi volto trovo libri, su libri, su libri. Di tutti i generi e tipi. Mi attrae un libro in particolare, nel reparto psychologie, lo apro, e sfoglio alcune delle pagine. Resto immersa nella lettura per non so quanto, restando affascinata dalle parole e dalla carta così fina. Poso il libro sullo scaffale ed esco dalla libreria, per evitare di cimentarmi per tutto il pomeriggio nella lettura francese.
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Appena uscita, fatico ad orientarmi e quasi non riconosco più la via. Come ci sono arrivata io qui? Proseguo in avanti, sperando di ritrovare una strada nota. Ma non c’è nessuno, non ci sono cartelli, la via è ancora lunga e sembra allontanarsi dal centro. Decido di camminare in cerca di qualcuno che possa darmi indicazioni. Nel frattempo, sento uno strano odore, forte, intenso. E riconosco che è lo stesso di prima. Dopo alcuni metri, infatti, vedo alla mia destra il mercato di olive, formaggio e olio. Automaticamente mi viene da sorridere e pensare « Sì, sono qui ».
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Visitare una città è bellissimo, soprattutto se si è all’estero, e soli. Dà un senso di libertà, autonomia, indipendenza. Perché ti focalizzi più sulla strada che devi seguire, sui monumenti, sui cartelli. E perché se hai bisogno di aiuto, puoi fare affidamento solo su di te -o su un passante. È importante vivere questi momenti perché ti metti in gioco, alla prova, e conosci anche molto di te stessa.
Ma parliamoci chiaro: visitare un luogo non è solo foto e souvenir. Non è sempre così scontato come può sembrare. Non mancano infatti i momenti di perdizione, di paura, di tensione. Quando smarrisci la strada e non sai più dove sei. E in tutto questo, sei da sola. Sapete, è una strana sensazione quella che si prova in questi momenti: è come un continuo stato di adrenalina e tensione. Eccitazione e angoscia. Ma non saranno mai tanto forti quanto l’appagamento che provi nel riconoscere la via che cercavi. Vale la pena perdersi almeno una volta, solamente per il gusto di ritrovare la strada. E così, un piccolo bar che fa angolo, una bancarella che vende olive, formaggio e altre cose tipiche francesi, un vecchio negozio di vestiti, diventano i tuoi punti di riferimento, i capisaldi che, quando pensi di esserti smarrita, ecco che la loro presenza ti rassicura, ti conforta, diventa un punto fisso. E sai di nuovo orientarti, collocarti.
Per le 18:00 mi incontro con Alice ed insieme facciamo alcune compere. Tra una chiacchiera e l’altra ci accorgiamo che sono già le 18:30, così velocemente ci dirigiamo verso la boulangerie (panetteria) per comprare una baguette calda, appena sfornata, l’ottava meraviglia del mondo (il carboidrato mi mancava un po’ effettivamente). Il sapore croccante e morbido è indimenticabile. Ma è ancora più buono se mangiato di corsa per raggiungere il parcheggio! Anche questo fa parte dei ricordi più importanti che ho della Francia. Sì perché, di una città, qualunque essa sia, non ricordo solo i monumenti, le chiese, i palazzi. Quando mi chiedi della Francia, io ti parlo dei suoi odori, dei suoi sapori, dei suoi colori. Perché per me, prima di ogni altra cosa, un luogo deve trasmetterti delle sensazioni.
 
Sono i ricordi migliori.

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