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Il mondiale di chi non ce la può fare. Puntata 1: Marocco

I leoni dell'Atlante hanno una sfiga pazzesca, detta come va detta
di Alessandro Orlandin \ 20-06-2018 \ visite: 1579
ronaldo-marocco
Dopo aver visto l'Italia farsi sbattere fuori dalla Svezia, non sapevo come mi sarei accostato al mondiale. Evitare di guardarlo era fuori discussione, tifare per qualcun altro non avrebbe avuto molto senso. Anzi, ho un sacco di ragioni valide per provare un sottile senso di diffidenza per ciascuna delle 32 partecipanti, per dire quanto sono antipatico. Così ho deciso di seguire il mondiale con un occhio di riguardo per chi non ce la può fare. Noi italiani ne sappiamo qualcosa, quindi tanto vale fraternizzare con chi uscirà dopo tre partite e fargli "pat pat" sulla spalla.

PUNTATA 1: IL MAROCCO
I primi a tornare a casa - metaforicamente - dalla Russia saranno i giocatori della nazionale del Marocco. Devo dire che un po' mi dispiace e credo ci siano diverse ragioni che possono indurre a essere solidali con loro. Prima di tutto è una squadra che ci mette l'anima: sia che ci sia da sfidare l'Iran in una sfida pervasa da una leggerissima emotività (i motivi li potete immaginare), sia che la sfida riguardi il Portogallo che (inspiegabilmente) porta i gradi di campione d'Europa in carica. In entrambi i casi il Marocco ha giocato partite più che oneste, sprecando caterve d'occasioni da gol e pagando rispettivamente una broccata clamorosa (contro l'Iran) e il morso letale di uno - Ronaldo - che per come sta giocando ora potrebbe anche portare il Portogallo in finale più o meno nello stesso stile di LeBron James con i Cleveland Cavaliers. 

Certo, sono cose che possono succedere quando il tuo miglior centravanti (El Kaabi) gioca nel campionato marocchino e il secondo migliore (Boutaib) è reduce da una stagione da 12 gol nel Malatyaspor, squadra arrivata decima nel campionato turco. Senza far gol è difficile vincere (cit. il filosofo Sinisa Mihajlovic) e fa abbastanza ridere che finora l'unica rete l'abbia segnata (nella propria porta) un altro degli attaccanti convocati, il povero Bouhaddouz, militante in Germania nel Sankt Pauli. Il fatto poi che entrambi i gol al passivo siano arrivati con colpi di testa in tuffo ha generato esilaranti paralleli con il gol che i muratori marocchini incassarono da (Ron)Aldo Baglio nella partita in spiaggia di "Tre Uomini e una gamba". Ma almeno in quel caso uscirono vincitori al fischio finale.
Tutto sommato mi sento di dare ragione al saggio Hassan, uno dei pochi marocchini che conosco di persona, che si è preso la briga di andare da Ferrara fino in Russia per vedere la sua nazionale correre più o meno a vuoto: "Quando perdi con l'Iran all'esordio meriti comunque di uscire, giusto così". Ah, se solo tutti i tifosi fossero così serafici nella valutazione del risultato.

L'uscita di scena anticipata del Marocco conclude un mese non proprio entusiasmante per il panorama del calcio locale. Proprio alla vigilia dell'inizio di Russia 2018 la FIFA ha fatto sapere che i mondiali del 2026 si terranno negli Stati Uniti, in co-organizzazione con Canada e Messico (ah, e col muro come la mettiamo?). Uno dirà: e allora? Beh, l'altra candidata era proprio il Marocco, che per la quinta volta (!) ha dovuto rimettere in frigo lo spumante. La federazione marocchina infatti si era candidata a paese ospitante anche per le edizioni 1994, 1998, 2006 e 2010, ritrovandosi scartata ogni singola volta. Non avendo confidenza con l'arabo, non sono riuscito a verificare se in patria qualcuno abbia gridato ripetutamente al complotto come sarebbe successo qui. Fatto sta che la determinazione deve essere una qualità che non fa difetto ai marocchini, perché nello spazio di 24 ore il ministro dello Sport, Rachid Talbi Alami, ha annunciato che il Marocco presenterà la sua candidatura anche per il mondiale del 2030: "Su indicazione del Re Mohammed VI, il Marocco fin da subito inizierà a organizzarsi per ospitare il Mondiale 2030". Ecco, io adesso non ve la voglio gufare, ma visto che l'altra candidata potrebbe essere l'Argentina, il re potrebbe uscirne un filino contrariato. A meno che nel frattempo il prossimo Messi non nasca da qualche parte in Marocco. Dopo tutta questa sfiga sarebbe un'elargizione gradita da quelle parti.
foto: Fifa.com

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