Cultura e Spettacoli

Rotta verso il cinema del futuro

Dal 29 maggio al 3 giugno si è tenuta la ventesima edizione del Future Film Festival a Bologna
di Elena Bracchi \ 04-06-2018 \ visite: 357
cinema lumiere

Il nostro è ormai un mondo che corre sempre più veloce sui binari della tecnologia, non si ferma mai, come se l’affanno verso la novità sia più importante di prendersi una pausa e godersi il momento.
Per fortuna c’è il cinema. Uno di quei luoghi in cui ancora ti puoi fermare, rilassarti sulle poltroncine, silenziare il cellulare e dire al mondo che per un paio d’ore non esisti. Rilassarsi forse è una parola grossa, a volte ci sono film che ti fanno rizzare i peli e piantare le unghie sul braccio del primo malcapitato, altre ci si prosciuga di lacrime o inevitabilmente ci si addormenta perché no, quel film era un po’ troppo noioso per i nostri gusti. Sta di fatto che il cinema ci permette di provare tante emozioni e che, anche se forse non ce ne rendiamo conto, è sempre più proiettato verso il futuro.
Di tecnologie applicate all’animazione, cinema e videogame si è parlato alla ventesima edizione del Future Film Festival, tenutosi dal 29 maggio al 3 giugno alla Cineteca di Bologna. Il programma è stato ricco di eventi tra workshop, numerose anteprime italiane e l’omaggio reso a Isao Takahata, regista giapponese venuto a mancare lo scorso aprile –per chi non lo conosce, tra le sue opere più famose è doveroso citare “Una tomba per le lucciole” e “La principessa splendente”, mentre tra le serie tv è stato uno dei padri di “Le avventure di Lupin III”, “Heidi” ed “Anna dai capelli rossi”.
È stata la mia prima esperienza ad un festival dedicato al cinema dell’animazione e non è stato affatto semplice scegliere le proiezioni da vedere. Buttarsi su nomi di registi che già si conosce o lanciarsi nell’ignoto, ispirati da una descrizione allettante?
Ad essere sincera, un po’ e un po’. Ma andiamo con ordine.
Una volta recuperato il pass del festival, mi sono imbattuta nell’allestimento di una strana struttura a cielo aperto con diverse casse e computer collegati a dei visori. Lo scopo di questo spazio VR era proprio quello di consentire di immergersi in opere sviluppate per la realtà virtuale… Per chi ha visto il film Ready Player One, confermo che l’esperienza diretta è molto simile!
spazio vr
Dal mondo virtuale sono dovuta tornare di colpo a quello reale per non perdere la prima delle proiezioni segnate in agenda. I film venivano proiettati nelle due sale del Cinema Lumière, un luogo dove bisogna prendersi qualche minuto per ammirare gli interni. Sono rimasta affascinata dalla saletta blu che antecede le sale e dalla presenza di una struttura in legno che rimandava alla forma di un timone.
Capitano, per dove si salpa? Indietro di un centinaio d’anni, 1917, rivoluzione russa!
1917 The Real October è un documentario di Katrin Rohe, realizzato in cut-out animation. È una tecnica di animazione che consiste nell’utilizzare pezzi di carta ritagliati, per creare delle sorte di collage e fotografarli frame by frame per dare l’illusione del movimento. Personalmente adoro vedere come venga data nuova vita a materiali di scarto e come sia possibile ingannare l’occhio facendo muovere oggetti in 2D.
Nonostante la tecnica interessante, il documentario sulla rivoluzione russa del 1917 si è rivelato essere un po’ troppo didattico e stancante e, complice le poltroncine –a detta di alcuni- troppo comode, a qualcuno è caduto l’occhio dopo la prima mezz’ora.
Non è stato invece questo l’esito di La casa lobo di Cristobal León & Joaquín Cociña. Ricordate quando parlavo di quei film capaci di farti di rizzare i peli? Ecco, questo ne è un perfetto esempio. Settantré minuti con la schiena ritta, inquietata ed ammaliata da una vicenda ispirata alla storia vera di una setta di origine tedesca, che commise atroci violenze in collaborazione con la dittatura di Pinochet. Imperfette figure di cartapesta si muovono e raccontano, grazie alla tecnica del stop-motion, una favola grottesca dove l’universo della casa-rifugio della protagonista Maria si tramuta assecondando i suoi umori e persino i maiali si trasformano in esseri umani. Una storia che fa sicuramente parlare, spesso non si capisce quale sia il confine tra realtà ed incubo e ti lascia un po’ sospeso a metà, in balia delle onde, mentre la nave procede verso l’ultima proiezione.
Ero indecisa se accaparrarmi uno degli ultimi posti per “Mary and the Witch’s Flower”, sapendo che Yonebayashi era una garanzia in fatto di personaggi dalla profonda caratterizzazione e racconti fantastici. Poiché a inizio giornata mi ero goduta nuovamente la visione di “La principessa splendente”, ho deciso che l’ultima tappa di questo tour del cinema dell’animazione sarebbe stato Tehran Taboo di Ali Soozandeh.
La particolarità del film risiede nell’animazione, la tecnica adottata è quella del rotoscopio, che consiste nel ricalcare il disegno su scene girate in precedenza. Il risultato è molto realistico, intenso ed espressivo, mette a nudo la vera protagonista del film, ossia Tehran. Una città schiacciata dai dogmi della società iraniana, dove se sei donna le tue scelte non hanno valore e la tua vita dipende unicamente dall’ipocrisia del mondo maschile. Chi può aiutare una donna è solo un’altra donna, nell’infelicità, nella tristezza, nella lotta di tutti i giorni. È uno di quei film che, soprattutto se sei donna, ti indigna, ti fa rabbia, perché si parla tanto di crescita sociale e invece ci sono ancora luoghi in cui una donna non ha in mano il proprio futuro.
 
Una sola giornata al Future Film Festival è stato proprio come cavalcare le onde, sempre alla ricerca di nuove emozioni ed avventure… comodamente seduti su una poltroncina del cinema!

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