Arte e Letteratura

Tutti pazzi per Volo. Ok, ma la letteratura che c'entra?

Folla adorante anche a Ferrara: cronaca di una presentazione tragicomica
di Federica Gasparretti \ 12-11-2013 \ visite: 1862
Fabio Volo2

La mia esperienza alla libreria IBS per assistere alla presentazione di “La strada verso casa” di Fabio Volo, è stata principalmente contrassegnata da due errori. Il primo è stato quello di arrivare all’ultimo piano della libreria IBS nell’orario indicato sul cartello, se avessi voluto una buona posizione avrei dovuto prendere d’assalto una sedia con almeno un’ora e mezza d’anticipo.
Il secondo errore è stato quello di pensare di dover competere per un buon posto con un ingente numero di miei coetanei. Ciò che noto, guardandomi intorno, è che le mie aspettative sono state completamente ribaltate: ipotizzando di trovarmi in un vortice di ragazze febbricitanti sono rimasta sbalordita nel notare intorno agli occhi della maggioranza di chi è in piedi qualche ruga più o meno evidente. E contro le vere amazzoni ferraresi ho ben poche possibilità di farmi strada. L’atmosfera è già talmente calda che non bastano le finestre aperte a sedarla, c’è chi parla di “sauna omaggio” ; i miseri spifferi si perdono tra i maglioni, le sciarpe e le giacche, in compenso la piazza di Trento e Trieste offre scorci impagabili, che già si bagnano delle luci del tramonto.

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Dalla prima fila si alza un boato: l’uomo del giorno entra con nonchalance ed è un tripudio di cellulari in aria, di grida e di gomitate. Ed è qui che iniziano le migliori scene: neanche fosse un concerto rock, la folla si scinde tra adoratori in estasi e chi fa guerra al vicino (a parole o con l’uso delle mani) pur di avvicinarsi di un passo, il tutto condito da una raffica di frasi contenenti almeno un “Fabioooooo” urlato a squarciagola.  Il tempo di un secondo e l’allarme antincendio ricorda a tutti come sgomberare la sala con ordine: che sia una trovata per suscitare l’ilarità generale? Assolutamente no, non funziona neanche un microfono. E mentre Volo improvvisa una signing session per ovviare a questo dramma dell’ultim’ora, delle casalinghe agguerrite lanciano proposte (“Ok, sgomberare la sala, ma almeno tu vieni con noi!”), si lamentano per la disorganizzazione (“Ma non è possibile che non funzioni neanche un microfono!”) e si contendono il primato di “chi è arrivata prima”. 

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Guardo lo schermo del mio telefono: non c’è uno straccio di rete, grazie ai colossi tecnologici che scattano foto ogni due secondi, fanno il caffè e lo mandano agli amici. Fantastico, mancano solo i fuochi d’artificio  e potremmo darci gli auguri di buon anno! Ma non tutti gli status di Facebook che escono dall’IBS sono entusiasti: da quel che riesco a captare la pancia e la chioma non così folta della celebrity stanno prendendo delle legnate da svariate Miss Mondo 1960. Ma poco importa, pancia o no, l’aria è tagliata da un marasma di libri sventolati e telefoni, qualche volume cade (o vola?) forse nella speranza di essere raccolto e scarabocchiato con quel pennarello; tutti cercano di essere colpiti dal diluvio di firme, tanto che la fila arriva fino al piano inferiore. Fabio Volo è un maestro nel corteggiare i fans, grida “Polase! Polase!” mentre si addentra nell’agglomerato di lettori che lo attendono, si fa pregare dal fotografo e poi, da brava reginetta del ballo, si fa ritrarre in mezzo alla ressa delirante. Le molecole d’ossigeno si contano sulla punta delle dita: riesce a respirare solo il mastodontico body guard della star, facendosi strada tra i presenti. Mai visto uno scenario circense come questo per uno scrittore, tanto da portare a chiedermi se ci sarebbero stati così tanti pantaloni ghepardati all’IBS, se non ci fosse stato Volo.
Proprio lui, che definirlo “animale da palcoscenico” è a dir poco riduttivo, sfrutta qualsiasi difficoltà tecnica per suscitare risate più o meno isteriche, per farsi osannare ancora di più da quella fauna famelica d’attenzione, si districa dal compito degli autografi cospargendo di puntini indelebili i seni delle prosperose mamas ridens che incontra. I microfoni resuscitano, è tempo di tornare alla presentazione che stiamo aspettando (con così tanto entusiasmo che una bella fetta di pubblico se n’è andata dopo aver ricevuto lo scarabocchio). In prima fila, ad attorniare la scrivania di Fabio Volo c’è un discreto numero di fotografi, giornalisti malamente camuffati ma smascherati immediatamente e lo zoccolo duro delle fan girls (con qualche capello grigio) con tutte le copie dei suoi libri in una mano e l’iPhone nell’altra.


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Sorvolando sulla presentazione di cinque minuti scarsi ,che forse è stata una trovata intelligente, data la soglia d’attenzione dei rimanenti, e del simpatico siparietto ora sulle campane, ora nello sbagliare il titolo del libro (“No, che poi dicono che non li scrivo io!”), ora sull’allarme antiincendio, ora sulla musica jazz di sottofondo (“Tanto che ci siete, portatemi un Gin Tonic!”),arriviamo al cuore di tutta la giornata: il momento delle domande.

Perché se per caso in questi anni avete sentito la mancanza del programma “Ciao Darwin” , nel sentire certe affermazioni la vostra nostalgia sarebbe sparita all’improvviso: allora mi spiego quel bouquet di abiti animalier, quella voglia di non evolvere e tornare a tempi in cui la lingua italiana non esisteva ancora.  Chi dice di avere la sua vecchia canzone “Volo” salvata sul cellulare, chi improvvisa un “non chiamarmi patetica o romantica”, preamboli che sono tutto un programma e in cui Volo sguazza, non dimenticandosi di prendere in giro i giornalisti riconoscibili. Conclude tornando al libro, inscenando una tragica fine in cui tutti i protagonisti del romanzo muoiono e muore anche lui in quanto voce narrante: tra risate e cori di “Noooo!”, imita Berlusconi (e di nuovo s’ingrazia la folla, che lo sommerge di applausi) e saluta tutti aprendo un dibattito sul significato dell’esclamazione “Maial!”, facendo ripartire la gara per essere presi in considerazione.

Sono costretta ad ammettere che Volo abbia un grande talento, certamente non nella scrittura, ma in qualcosa di più evidente: la capacità di farsi adorare con estrema devozione dal pubblico, che rimane folgorato dalla sua indiscussa capacità di rendere comica qualsiasi situazione, di essere comprensibile a tutti con la sua spigliatezza da speaker radiofonico. Uscendo poi dall’IBS, ho provato a contare quanti visi sotto i trent’anni fossero presenti: ne saranno stati una quindicina in totale, anche tra l’improponibile fila che stazionava fino alla bancarella dei dolciumi in via Bersaglieri del Po.

 

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