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Titicaca: l’isola di Taquile

L’isola del “dimmi che vestiti porti e ti dirò chi sei”
di Valentina Chendi \ 07-03-2018 \ visite: 766
titica perù
 
Il Titicaca è il lago navigabile più alto del mondo, 3800 metri circa. E già questo dato basta a farmi venire il soroche, il mal d’altitudine. Tra le isole del lago, dal lato peruviano, ce n’è una che mi ha lasciato meravigliata e si chiama Taquile. Lì si parla quechua, e l’origine dell’isola risale all’epoca pre-incaica, e infatti oggi conserva alcune rovine e i tipici terrazzamenti. Ho passato a Taquile poche ore, e dopo una “passeggiata” in salita praticamente senza ossigeno (uno degli spassosissimi effetti dell’altitudine) ho raggiunto la piazza centrale, dove la guida peruviana mi ha spiegato un po’ di cose curiosissime. Oltre alla tradizione tessile dell’isola, guardandosi un po’ intorno ci si accorge che la gente del posto va vestita in maniera particolare. E lì arriva la chiave: i vestiti, le gonne e i cappelli, sono simboli dello stato civile e sentimentale della persona che li indossa. Vale a dire che, in questa bellissima isola del Titicaca, un uomo che indossa un berretto dalla punta bianca è single, mentre un berretto rosso è per un uomo sposato.

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Le donne? Se hai una gonnellina colorata sei single, se la tua gonna è nera sei sposata. Il cappello nero lo porta solo l’autorità locale, e i suoi figli allo stesso modo andranno vestiti di nero per far riconoscere il loro status. Se sei una signora anziana e porti la gonna colorata, significa che sono già passati tre anni dalla morte del marito e quindi puoi risposarsi, e la tua gonna lo comunica. Così, camminando per l’isola, mentre scendiamo al porto, guardo gli abitanti che passano riconoscendoli,  quello ha moglie, quella signora sarà vedova etc. Inoltre gli uomini (e i bambini maschi) vestono tutti con pantaloni neri con cinture colorate tessute a mano (e vendute nel negozio principale in piazza), una camicia bianca sopra alla quale mettono un gilet nero, e il loro cappello rappresentativo.  Le bimbe e le signore che vedo invece usano un grande tessuto nero che appoggiano sulla testa e che forse serve anche a coprirle dal freddo, ricadendo sulla schiena e le spalle. Tutti portano gli stessi sandali, e salgono e scendono senza nessunissima fatica per le scalinate dell’isola. Beati loro. Altre robe simpatiche: a quanto pare a Taquile ci si sposa dai 30 anni in poi, non prestissimo quindi, e si va a convivere prima. Poi nell’isola non c’è la polizia (tutti rispettano tutti e quindi non ce n’è il bisogno), neanche un cane per strada, e da un po’ di tempo si stanno “importando” mogli e mariti da altre isole del Titicaca per evitare troppe unioni tra parenti, tra gli stessi isolani. Secondo la guida solo il 40% degli abitanti dell’isola va all’ospedale a farsi curare, perché il restante referisce lo sciamano, cosa diffusa qua in Perù. L’arrivo dei turisti sull’isola è abbastanza recente e non so quanto faccia bene all’economia, ma a quanto pare le tradizioni rimangono vive ed intatte ad oggi, e sfilano davanti ai miei occhi vacanzieri. Voi siete mai stati su un’isola così? Forse ho trovato in Perù la Macondo che Gabriel García Márquez aveva immaginato in Colombia.

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