Attualità e Viaggi

Vienna

Il gran finale di corsa, tra Sacher e Danubio, da principesse e mercati antichi
di Mattia Antico \ 05-03-2018 \ visite: 883
Vienna
 
Vienna in un giorno è complicata. È un capriccio. Un capriccio di passaggio. Budapest, poi Bratislava e infine Vienna, giusto per prendere un Flixbus alle 22.30 che ci riporterà comodi comodi a Bologna nel giro di 11 ore.
Siamo nell’autostazione di Bratislava, o meglio: una fermata in mezzo ad una strada; neppure Uber sapeva bene dove fosse il posto. Ci sono ragazzi con zaini simili ai nostri, direi che è il luogo giusto.
Un’ora e un quarto e siamo nella capitale austriaca.
Qui arrivano i primi problemucci. Dovendo stare una giornata intera, senza camera, a Vienna ci serviva un deposito bagagli, giusto per non girare con il trolley e mille zaini. C’è lo spazio, ma mancano le monete, i due baracchini delle colazioni non riescono a cambiarci i soldi. Morale della storia: ho bevuto tipo tre caffè pur di avere qualche moneta.
Liberi dai bagagli salpiamo sulla prima metro, pronti a sbucare nella meravigliosa Piazza di Santo Stefano, con il suo bellissimo Duomo. È immenso, tutto ciò fa riaffiorare i ricordi di quando ci passai alle scuole medie in gita.
Entriamo nella Chiesa e, oltre un organo abbastanza moderno posto prima dell’inizio delle panche, ci troviamo costretti a poter fare esclusivamente foto dall’ingresso siccome sta per iniziare la messa. Al di fuori proviamo a fare più scatti possibili, ma mi accorgo dell’immensa difficoltà: hanno una delle guglie più alte al mondo, visibile praticamente da ogni punto della città, non so come diavolo mettere il cellulare. Dopo aver fatto qualche foto storta e obliqua ripartiamo con l’idea di andare a pranzare al Naschmarkt (un mercato aperto risalente al ‘500). Si cammina per passare il più possibile vicini ai monumenti e alle stupende vie che popolano la città. Andando alla ricerca di una statua di Marx che mai troveremo, incappiamo prima nel Quartiere dei Musei e dopo nella Biblioteca Nazionale.
 
Vienna
 
Arriviamo affamati al mercato dopo una bella camminata attraverso vie in lavorazione, piccoli parchi ed incroci perfettamente funzionanti. Decidere dove sedersi e mangiare non è affatto facile, per una serie di molteplici motivi: i prezzi, non sempre accomodanti nella capitale austriaca e onestamente vorremmo qualcosa più tipico del luogo piuttosto di un classico posto per attirare i turisti. Superati i vari “pizza e mandolino” ci accomodiamo in un minuscolo ristorantino per mangiare qualche zuppa e la Wiener Schnitzel, cioè la loro cotoletta servita con lattuga e patate, inoltre due birre accompagnano il nostro pranzo.
 
Finiamo intorno alle 16, questo vuol dire che dobbiamo correre verso quei punti della città che avevamo prefissato. Il primo appuntamento è con la ONU-city.  L’Ufficio delle Nazioni Unite viennese non è altro che un complesso di edifici, grigio, ma con intorno un panorama verde che si avvicina verso il Danubio. Leggiamo tutto ciò come un invito per passeggiare verso la riva del fiume. Non ci sono le stesse luci o atmosfere incontrate a Budapest, questo ci fa capire come il Danubio sappia modificarsi e cambiare aspetto e magia a seconda della città o del paesaggio che incontra. Due cigni si avvicinano, giusto per farsi fotografare. Tra strade, lotti abitativi e ponti cerchiamo di capire dove riprendere la metropolitana.
Ci siamo, un po’ assonnati, ma pronti ad andare verso il Castello di Schönbrunn.
 
Vienna
 
La famosa casa imperiale degli Asburgo è enorme, contiene pure uno degli zoo più antichi del mondo. È innevata e, con il calare del sole, la rende a suo modo magica.
Per colpa degli orari, ma anche soprattutto dello scorrere del tempo, non possiamo permetterci di entrare. Giriamo solo all’esterno, camminando nei vialoni dove qualche coraggioso pratica jogging.
Dal parco camminiamo verso la Gloriette, sul punto panoramico più alto. Tra neve e cespugli si scorge il Palazzo Reale dagli archi della Gloriette. Sembra quasi una fiaba della Disney.
 
Tecnicamente c’è un labirinto e la tentazione è forte, ma il rischio di restarci incastrati dentro al freddo e al buio e con un pullman che di certo non aspetta noi, è una paura che ci fa andare verso l’uscita prima e la metropolitana poi.
 
Vienna
 
Torniamo nel centro di Vienna. Il Duomo di Santo Stefano, con le luci di una città che sostituiscono il sole, ha qualcosa di differente. Non è ancora ora di cena e, siccome con i soldi siamo stati fin troppo bravi, ci concediamo il lusso di uno dei tanti Caffè che abitano la capitale: the e fetta di Sacher, ‘na cifra de soldi per una merenda. Giù il pezzo di dolce e passa la paura.
 
Ceniamo in un posticino proprio dietro al duomo, che poi la parola “cena” è un po’ esagerata. Avevamo pranzato alle 15 e fatto questa merenda intorno alle 18, quindi non avevamo una grossa fame. Due birre, delle patate al forno schiacciate quasi a creare una forma rotonda e piatta. Il posticino è molto giovanile, qualche coppia e amici. La cucina è composta da ragazzi sui 30 anni che sfornano soprattutto verdure con salse.
Abbiamo mangiato molto bene, ma siamo obbligati a risalire in metro, verso il deposito bagagli, verso l’ultimo pullman del nostro viaggio.
 
Il deposito bagagli è più semplice del previsto: butti il gettone e ti dice quanto devi pagare, per fortuna siamo stati previdenti nel tenere parecchie monetine. Riabbiamo il trolley e lo zaino.
Prepariamo tutto, cioè un computer con un film (Febbre a 90), due cose da mangiare e dell’acqua. Siamo pronti a stare scomodi, mentre pensiamo alla bellezza del Danubio che parte dai Magiari, dividendo una capitale in due, passa per la Slovacchia cercando di farla emancipare ed arriva nella possente Vienna.
 
Direzione Italia con poliziotti che ci svegliano alla frontiera con la Slovenia. Si riparte. Ci siamo. Al prossimo viaggio.

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