Cultura e Spettacoli

Chiamami col tuo nome

Il film sulla scoperta dell’amore e del desiderio
di Elena Bracchi \ 31-01-2018 \ visite: 925
chiamami col tuo nome

È l’opera più chiacchierata del momento la trasposizione cinematografica del romanzo di André Aciman ad opera di Luca Guadagnino e James Ivory. Definito da molti il film dell’anno, le quattro candidature agli Oscar fanno senz’altro ben sperare, oltre che dare enormi soddisfazioni.

Attendevo da tempo l’uscita di questo film e come da rito avevo deciso di non leggere il libro per non crearmi alcuna aspettativa Ma recupererò la lettura presto, poiché la mia curiosità è stata ben ripagata. Anzi, ad essere onesta la prima soddisfazione è stata vedere, una volta raggiunto il cinema, una gremita folla composta per lo più di adulti: mi aspettavo un pubblico più giovane, ma quella visione mi ha dato ancora una volta la speranza che si stiano compiendo passi avanti per abbracciare tematiche ancora “scottanti”.
Una campagna dorata, file di frutteti curati, l’azzurro invitante dei fiumi. A volte rassicurante, a volte selvaggia, la natura delle province di Brescia e Bergamo fa da sfondo alla storia ambientata nell’estate dei primi anni ’80. Il diciassettenne Elio Perlman vive con i genitori nella loro villa del XVII secolo. Un giorno li raggiunge l’americano Oliver, uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al dottorato con il padre di Elio, docente universitario. L’attrazione che Elio prova per questa nuova presenza è immediata, eppure è lenta la costruzione di un rapporto che, nella sua brevità, sarà tanto intenso da cambiargli la vita.

Ed ecco la seconda sorpresa che regala il film: la commuovente delicatezza con la quale sono narrati le pulsioni sentimentali ed erotiche del ragazzo. Lo sguardo avido e timoroso di Elio esprime il tumulto di sentimenti che vanno dalla confusione alla speranza, dall’attesa alla gioia, dall’estasi alla sofferenza. Chiamami col tuo nome non è un film d’amore gay, bensì di Mistery of love (il mistero dell’amore) come suggerisce la canzone che celebra il dolce idillio di due innamorati, apice del rapporto tra Oliver ed Elio.
La sensualità con la quale i loro corpi si fondono annulla le distanze di età, le fattezze, sono solo due anime che si desiderano al punto da fondersi in una sola. Un paragone forse azzardato, ma mi è quasi sembrato di osservare la composizione di una complessa e delicata scultura greca.

Purtroppo, come già ci si prospetta, il rapporto tra Oliver ed Elio si deve scontrare con la realtà e i doveri della vita adulta. Non resta infine altro che il ricordo della bellezza e della sofferenza di un amore estivo. Ed è proprio in questo frangente che il film fornisce uno spunto di riflessione interessante, elogiando il dolore ed invocandolo come accettazione di quanto intenso, bello ed importante sia il sentimento che lo ha generato. “Non provare niente per non rischiare di provare qualcosa... che spreco!” riassume il monologo del padre di Elio che chiude il film.

C’è silenzio in sala al passaggio dei titoli di coda. È il silenzio di chi si è lasciato toccare nel profondo, di chi non è rimasto indifferente alla profondità che una storia, apparentemente banale, esprime con naturalezza.

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