Attualità e Viaggi

Budapest; parte seconda

Da Buda a Pest, da Andràssy Ut fino alle terme?
di Mattia Antico \ 26-01-2018 \ visite: 1053
Budapest

12-01-2018

La sveglia suona presto, alle 7 puntuali. L’obiettivo della giornata è il grande Parlamento di Budapest, sulle sponde del Danubio; il terzo al mondo per grandezza, dopo Bucarest e Buenos Aires. Avevamo già ammirato la sua maestosità ieri, mentre osservavamo il panorama di luci proprio dal fiume vicino.

Il tempo ci permette di camminare e goderci serenamente la capitale ungherese. Niente mezzi.
Arrivati nella piazza del parlamento ci fermiamo a fare colazione proprio davanti alla casa politica dei Magiari. Un espresso, una spremuta e un cornetto. Costo un pelo più alto della media, ma accettabile (siamo pur sempre in una fetta turistica).

Riusciamo a far parte del giro di guida in Italiano. Un ragazzo molto simpatico e ben preparato ci racconta tutto del Parlamento, non risparmiando alcune battute sulla classe politica.
La scalinata è enorme, gli affreschi ristrutturati bellissimi. Entriamo anche nella loro Camera, nel corridoio prima della porta di ingresso balzano ai nostri occhi i poggia-sigari posizionati sulle finestre, di là dal loro vetro: il Danubio.
Il simbolo dell’Ungheria è controllato da due guardie, stiamo parlando della Corona con la croce storta (il motivo vero non si conosce, ci sono parecchie leggende). Qualcuno si sporge un po’ troppo e, i due militari, dicono qualcosa di incomprensibile muovendo i loro fucili.

Purtroppo tutto il Parlamento non è visitabile, ma rimane un’esperienza molto bella che ci fa assaporare odore di storia pur sapendo che, un pezzo di contemporaneità, ancora lavora in questi lunghi corridoi.
Ora verso il Ponte delle Catene, si attraversa il Danubio.

Siamo improvvisamente a Buda, si nota già il concetto di “città vecchia”. Davanti a noi una chiesa Calvinista, neogotica. Bellissima, ma non si può visitare in quel preciso momento.
Prendiamo una piccola funicolare. Biglietto di andata e ritorno, costa meno farli insieme. Al suo interno solo italiani. Si sale. Arriviamo proprio vicini al Palazzo Reale, ma il nostro obiettivo è la mia personalissima chiesa, cioè: la Chiesa di Mattia.
Ovviamente non è dedicata a me, ma a Mattia Corvino, re ungherese della seconda metà del ‘400. Intitolata a lui poiché ci si sposò due volte, esattamente: uno con due matrimoni ha una Chiesa cattolica in suo onore.
In realtà il nome vero sarebbe Nostra Signora Assunta della Collina del Castello, ma per motivi pratici ed autoreferenziali la chiameremo senza vergogna con il nome citato poco fa.
Siamo nella Piazza della Santa Trinità: vialetti e panorami circondano i nostri corpi.
La Chiesa di Mattia è senza dubbio affascinante, stride un po’ il dovere pagare un biglietto per entrarci senza neppure una guida, alla fine non è altro che una chiesa. Molto bella, con affreschi e statue dedicati alla Madonna. La parte interessante è la sua storia: divenne moschea nel dominio turco (1541) per poi passare ai gesuiti; vi furono inoltre incoronati due re (Francesco Giuseppe I d’Austria e Carlo IV).
Uscendo leggiamo nei nostri libretti un consiglio utilissimo: non cedere alla guida del Bastione dei Pescatori. In fin dei conti lo si può vedere da soli senza spendere un fiorino, dopo di chè, fermandosi per un caffè, si può ammirare il bellissimo panorama di Pest, dell’Isola Margherita e della collina Gellert. Ah giusto, di cosa stiamo parlando? Di sette torri che rappresentano le rispettive tribù magiare che si insediarono dell’896; mentre il nome è dato in onore ai pescatori incaricati di difendere questo tratto di mura durante il medioevo.

Budapest

È giunto il momento di mangiare. La ricerca è difficile, cerchiamo imperterriti qualcosa di poco turistico per potere cibarci bene ad un buon prezzo. La zona non offre molto, ma incappiamo in un ristorantino di cucina tipica. Per i nostri palati non esperti il gulash andava più che bene.
Il nuovo obiettivo diventa la Cittadella. Scendiamo con un ascensore e, magicamente, il “prendiamo andata e ritorno della funicolare perché costa meno” va a farsi fottere. Via a piedi verso il punto più alto di Budapest.

Budapest

SI cammina e si sale abbastanza, ma la vista vale veramente la pena. Basta poco per essere felici: arrivare con il sole ormai tramontato, un vin brulè e la meravigliosa Budapest tagliata in due dal Danubio sotto i nostri occhi. Qualche fiorino per usare il bagno e si torna verso casa attraverso un altro ponte ed un'altra bella camminata.
Non è ora di cena, ma collasso beato per un’ora sul letto. Al mio risveglio Hummus Bar, proprio vicino al nostro appartamento: una pita, un po’ di hummus e qualche verdura.
La serata finisce con i suggestivi Ruin Pub che non sono i bar di Ruina (Colorado credo di essere pronto!), ma locali nati da occupazioni di vecchi edifici ormai in decadenza. Kazincy Utca è la strada di riferimento, al 14 c’è Szimpla Kert, il primo ruin pub e il più famoso. Sembra un centro sociale bolognese. Un gin tonic, poi in un altro non accettano le carte, quindi siamo fregati.
Sprofondiamo nel letto. La sveglia è di nuovo alle 7.

13-01-2018

Budapest

Ultimo giorno a Budapest. Anche oggi sarebbe stata una giornata lunga e da allenamento ai piedi.
L’alcova si chiamerà Andràssy Ut: Via patrimonio mondiale dell’umanità, 3 km di strada che connette il centro con il parco municipale di Budapest. È la via dei teatri, della filarmonica, ognuno di loro con una statua di riferimento. Da camminare assolutamente. Sul viale si trova anche il Museo del Terrore, luogo che avevamo segnato con la penna rossa prima di partire, insomma una di quelle visite da non mancare assolutamente.
Difronte a quello che fu il quartier generale della polizia sia Nazista che Comunista, c’è un piccolo bar a conduzione familiare. Sembrerà strano, ma è uno dei luoghi più affascinanti di Budapest, niente affatto per i muri, i quadri o per la costruzione, anzi è un bar normalissimo e stretto, ma per averci dato quella fetta di popolazione vera che abita questa capitale. Spesso non ce ne rendiamo conto, cerchiamo di sfuggire dall’essere turisti comuni, ma alla fine è quello che siamo: andiamo a vedere musei, facciamo foto, chiediamo agli info-point e tanto altro ancora. È il solito gioco delle parti. Poi si entra in un bar per fare colazione e una signora ci guarda sorridendo, fa arrivare il marito, lui due parole di inglese riesce a metterle in fila. Tutto questo mentre i figli giocano e scherzano tra di loro, oggi è sabato, non si va a scuola. Qualcuno porta a spasso il suo Pastore Tedesco, ma si ferma per un caffè ed un panino; giubbotto di pelle, cane anziano al guinzaglio, forse cieco, due chiacchiere con il proprietario e via di nuovo con il suo personalissimo Rex.
Usciamo per visitare il museo. “La casa del Terrore resterà chiusa fino ad una data che non ricordo di febbraio, grazie e arrivederci”. Molto bene. Prima di andarcene le giriamo attorno e, nei muri, le foto delle vittime dei due regimi. Peccato non esser potuti entrare.

Vicino al Museo un caffè-ristoro tra le piante, i fiori e gli alberi. Un posto suggestivo per improvvisare un pranzo leggero e capire bene come comportarci durante la giornata.
Decidiamo di cedere al compromesso: abbonamento di 24h per tutti i mezzi, non ricordo il prezzo, ma è veramente irrisorio; in questo modo saremmo stati apposto anche per la partenza di domani.
Si prende subito la metro per sbucare al Mercato Centrale di Budapest, dalla parte di Pest, ma vicinissimo ad uno dei ponti che valicano il Danubio.
Il mercato è immenso e, anche se siamo vicini alla chiusura prevista alle 15, riusciamo ad assaporarne i colori e i suoi gusti. Il piano terra è quasi tutto alimentari, ognuno di loro ha la paprika migliore del mondo ovviamente. Saliamo per comprare qualche cianfrusaglia per amici e parenti e cediamo alla salsiccia di Budapest con senape e birra.
Sta per chiudere, tutti escono e noi corriamo verso la metro per non rischiare di rimanere indietro per colpa della folla.

Lo dico: a me piacciono i cimiteri e il mio capriccio ha vinto. Sbuchiamo dalla stazione di Keleti, conosciuta alle cronache perché diventata centro di spostamento per i migranti nel periodo di chiusura delle frontiere. Lì vicino il cimitero Kerepesi. Allora, le guide lo spacciano come qualcosa di monumentale ed assurdo. Bello per carità, ma nulla di eclatante. È molto vasto, con vialoni lunghi e tombe spaziose. Vi sono sepolti i grandi personaggi della storia ungherese. Un cartello ci ricorda che alle 17 chiudono i cancelli e, ok belli i cimiteri, ma rimanerci chiuso dentro non è proprio quello che volevo da questa gita.
Usciti la modernità ci ricorda l’esistenza dei multisala giganteschi e luminosi.

Arriviamo al Parco Municipale Varosliget, proprio alla fine della nostra cara Andryass Ut. Lo attraversiamo fino ad arrivare alla bellissima Piazza degli Eroi, tra il Museo delle Belle Arti e la Galleria d’Arte Mucsarnok.

Vicino ci sono le terme Szèchenyi. Restano aperte fino alle 22. Inizia a nevicare. Corriamo alla metro, via verso casa. Costume, cuffia che non si sa mai, sapone, ciabatte e asciugamani. Si riparte. Metro. Cucù Piazza degli Eroi. Terme.
Sono in costume, ok sta cosa l’ho già fatta in Islanda, ma ora è inverno vero. Nevica. Devo correre in acqua passando sotto i fiocchi. Pronti, via. Fa freddo. Fa improvvisamente caldissimo. Che meraviglia.
Non ho foto ovviamente, la piscina è troppo grande, il cellulare l’ho lasciato nell’armadietto.
Sopra le nostre teste fiocchi di neve cadono.
È stata una bella esperienza che poteva esser gestita meglio: queste sono le terme più famose, le più turistiche. La sera resta aperta la piscina all’aperto, ma nel resto di Budapest ce ne sono molte con differenti percorsi e magari meno popolate. Resta indubbiamente una bella esperienza da mettere senza ombra di dubbio in un viaggio a Budapest.

Bene ora devo uscire. Dove cazzo sono le ciabatte? Freddo freddo freddo. Ci sono.
“Ili, ma da voi c’era la doccia?”
“Certo e pure da te!”

Budapest

Con il mio appicicaticcio da cloro ci rimettiamo in metro e sbuchiamo nella nostra zona del quartiere ebraico. Cena in un ristorante che tradotto dovrebbe saltar fuori “I due Saraceni”, un misto di cucina ungherese e magrebina. Molto buono e al solito prezzo abbordabile. Fuori nevica e questo renda la città ancora più magica di quello che già è.
Ho bisogno di lavarmi e di dormire, domani ci attende un pullman per Bratislava.
Ciao Budapest, sei stata bellissima.

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