Attualità e Viaggi

​Budapest; prima parte

​L’arrivo è un quartiere ebraico nella capitale dei Magiari
di Mattia Antico \ 19-01-2018 \ visite: 798
Budapest

 
10-01-2018
 
Ogni mondo è paese. Ragioniamo sempre, in maniera poetica, a distanze comuni. Indichiamo Bologna come meta vicina, mentre Venezia come abbastanza vicina.
“40 minuti massimo, tempo di Bologna!” oppure “Come arrivare a Venezia, un’oretta e venti dai e sei lì!”
 
Salgo in aereo quindi, chiudo gli occhi, tempo di andare a Venezia e li riapro. Siamo a Budapest.
Un signore vicino a me ed Ilaria ci dice di tenerci pronti con i giubbotti e le sciarpe, ora sarà tutto a piedi, mica ci mettono su un bus per andare agli Arrivi. Aveva ragione.
 
Il cambio moneta in aeroporto non conviene: abbiamo perso 9€. Sono pochi Fiorini –sì esatto: chi siete? Da dove venite? Dove andate? Un fiorino!- giusto per le colazioni e altre piccole spese, tutto il resto si può comodamente pagare con la carta. Pensa te, che strano mondo!
 
Il 100E in 40 minuti (tempo di arrivare a Bologna) ci porta in pieno centro. Piove a Budapest, ma è già bella.
Dobbiamo arrivare alla stanza prenotata, vediamo quindi di sfuggita la città mentre siamo concentrati sul navigatore.
Arrivati ci apre la porta Zita e ci spiega il codice da usare per il portone principale. Esatto, le case funzionano così. Non ho ben capito il processo fisico/meccanico, ma se dovesse andare con la corrente, in caso di black-out notturno, siamo rovinati.
 
Il buio arriva presto, giusto per girare il quartiere ebraico nell’oscurità. Non c’è il traffico della grande città, tutto ciò comporta la scarsa presenza di semafori negli incroci dei quartieri.
Un quartiere totalmente bilingue: ungherese ed ebraico. Stelle di David e scritte parlano di storie che ci sembrano, a volte, troppo lontane, ma che non sono da dimenticare. Budapest riesce perfettamente a mantenere in vita queste tradizioni.
 
I musei chiudono presto e, il nostro giro nel quartiere, si conclude con una cena Kosher.
Il ristorante è storico, tutti indossano la Kippah (il copricapo ebraico obbligatorio nei luoghi di culto).
Ho apprezzato il cibo, forse avevo una aspettativa troppo alta, ma è il solito errore che si fa quando siamo troppo abituati alle nostre prelibatezze.
Lo ammetto: abbiamo pagato troppo per la media prezzi di Budapest, ma le porzioni erano esagerate, tanto da portarcele in camera per i pasti futuri.
 
È un mercoledì, ma non ferrarese, i locali sono semivuoti. Alla televisione danno Chelsea-Arsenal. Birra media 1,90€, gin tonic con l’Hendrix 5€. Perfetto. È la fine.
 
Un locale vicino alla nostra casa ha foto di Che Guevara e Jim Morrison. Decidiamo di entrare. Musica: El Perdòn e Picky.
Ci hanno preso tutto Compagni, ci hanno davvero preso tutto.
 
 
11-01-2018
 
Budapest
 
La sveglia suona. Il primo cafè di Budapest, fuori dalla nostra porta e dopo il gigantesco affresco del Times, ci permette di far colazione. L’espresso non fa schifo, le paste e il succo di arancia nemmeno.
Diamo il buongiorno a questa fetta di Ungheria con una luce, finalmente, diversa.
Notiamo sin da subito una folta classe media che va a lavoro: cuffie nelle orecchie su giacche leggere, berretti e zaini di corsa per salire sul primo autobus mai in ritardo.
Le strade pullulano di senso civico: il pedone ha sempre la precedenza. Ci balzano agli occhi le strisce bianche dei parcheggi che finiscono quasi sempre sopra i marciapiedi, probabilmente per agevolare il doppio senso di marcia.
 
Prima tappa: la Grande Sinagoga.
Nel biglietto è compresa la guida in italiano e la visita al museo.
Mi viene data una Kippah che, a fatica, riesco a far stare con una molletta nella mia folta chioma.
Entriamo in Sinagoga. È immensa. Una bandiera italiana nella parte anteriore ci fa trovare Katerina, la nostra guida.
Scopriamo essere la più grande Sinagoga d’Europa, quarta al mondo. Costruita da una comunità di Ebrei Neologi, riformisti per intenderci. Mi spiego meglio (grazie Katerina): siamo nel ‘700, Maria Teresa d’Austria vuole la comunità ebraica fuori dalle mura di Pest, il figlio invece dice “meh, sai che quasi quasi conviene tenerceli a nostro favore”, se li fa quindi “amici”, ma con l’obbligo di cambiare il cognome in tedesco. Gli ebrei dal canto loro cercano di adeguarsi alle esigenze tanto da staccarsi dall’essere ortodossi, i quali, tutt’ora, possiedono una loro Sinagoga a Budapest e non pregano volentieri in questa Neologa, tranne i turisti che vengono da tutto il mondo.
Fuori il percorso continua con quella parte di storia che brucia ancora nei ricordi dell’essere umano, c’è una foto del 1945, dietro un cimitero per chi, in quell’orribile Olocausto, ha perso la vita.
Qualche foto al monumento in ricordo e una visita fugace al museo fanno terminare il nostro percorso nella Grande Sinagoga di Budapest.
 
Budapest
 
Come consigliato dalla guida andiamo verso il Danubio, dove troviamo delle scarpe proprio sulla riva: un’opera di Can Togay e Gyula Pauer. Siamo sul lato di Pest (la parte est della città tagliata in due dal fiume, l’altra, ovviamente, si chiama Buda), il memoriale vuole ricordare il massacro di cittadini ebrei compiuto dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate, 8 gennaio 1945.
È molto bello e ben riuscito, ci sono fiori lasciati da parenti oppure dai molti turisti. Prima di andarcene un piccolo giro in piazza.
 
Budapest
 
Tornati a casa finiamo gli avanzi del giorno prima ed usciamo, ancora verso il Danubio. Nell’Info Point compriamo i biglietti per un giro in crociera sul fiume ed usiamo un po’ di faccia tosta giusto per farci consigliare qualche posticino dove poter mangiare tipico, ma non le solite destinazioni per turisti; un ragazzo giovane ci dà parecchie indicazioni scrivendole nella nostra mappa.
 
Entriamo in nave. Il primo piano è per chi ha prenotato la cena, noi plebei dobbiamo salire al secondo. Un bicchiere di prosecco, un violino, una viola, un contrabbasso e un dulcimer accompagnano la nostra veduta notturna. Due ore di Danubio nell’oscurità di un sole già tramontato, ma la luce c’è: è quella del maestoso Parlamento proprio vicino alle scarpe di prima, è quella delle Chiese dalla parte di Buda, oppure i più moderni centri commerciali, del famosissimo Mercato Coperto o ancora del nuovo Teatro.

È qualcosa di meraviglioso, perdoniamo anche l’eccessivo “turismo” all’interno della nave con O Sole Mio cantato in coro da tutti, ma noi passiamo il nostro tempo fuori dalla sala, all’aperto. Fa freddo, ma poco importa. La luce di Budapest, nell'inverno del Danubio è quasi idescrivibile. 

Finiamo verso le 22 e corriamo nel ristorante consigliato dal nostro amico. Qua chiudono presto, ma al Kisharang ci lasciano entrare come ultimi. Il posto è piccolissimo, molto intimo e molto bello. Mangiamo benissimo, riuscendo finalmente ad assaggiare il vero Gulash ed altri loro modi di interpretare la cucina, la solita birra che accompagna la cena. Un dolce prima di andarcene e il conto è quasi irrisorio.
 
Finiamo la serata in un pub, ma come provo ad ordinare la seconda APA mi dicono che stanno chiudendo e tanti saluti.
Il solito affresco del Times ci dice che siamo giunti alla nostra casa.
Buonanotte a questa giornata perfetta.

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