Attualità e Viaggi

Condor, monasteri, vulcani e mummie

La magia di Arequipa e della valle del Colca, viaggio nel sud peruviano
di Valentina Chendi \ 11-12-2017 \ visite: 740
Colca

Arequipa è detta la ciudad blanca per due ragioni, perché i suoi edifici patrimonio dell’umanità dell’UNESCO sono fatti di sillar, roccia vulcanica bianca, e perché il passaggio del colonizzatore spagnolo e bianco lì è visibilissimo. Immaginatevi , quindi, una città pulita e moderna, dall’architettura coloniale e di influenza andalusa, dal cielo azzurro e limpido, con i vulcani come sfondo, uno dei quali è stato visto in eruzione dai miei stessi occhi e catturato dalla mia fotocamera.
In centro un monastero bellissimo, quello di Santa Caterina da Siena, che è come un piccolo labirinto di celle delle monache, fatto di strade chiamate come le città spagnole, con una calma e dei colori fortissimi, il bianco, l’arancione, l’azzurro. Si rimane senza parole. Appena si esce dalla città cominciano paesaggi spattacolari, e si avvistano gruppi di alpaca, vicugna e lama, che presi d’assalto da turisti in cerca di selfie, rimangono tranquilli e impassibili (anche se la guida ci avverte, il rischio sputo è dietro l’angolo). Si prosegue salendo e ci imbottiamo di foglie di coca, che masticate e tenute appallottolate in un angolo della bocca, aiutano a combattere il male d’altitudine. Eccolo che torna, il mal di testa fortissimo, la difficoltà a respirare, un peso sullo stomaco. Sono le Ande, maestose ma crudeli per chi, come me, viene dalla costa di Lima e dai lidi ferraresi.

colca perù

Al mirador di Patapampa raggiungiamo i 4900 metri, il vento è pungente, e davanti a noi vulcani e vulcani e vulcani e….apachetas, cioè piccole colonnine di pietre e massi formate per rendere omaggio agli Apu, le divinità delle montagne degli Inca. Dopo aver oltrepassato molti villaggi pittoreschi e aver visto la danza dell’amore, il Wititi, arriva il momento magico del condor. Una massa di turisti si sveglia all’alba e raggiunge la Cruz del Condor per aspettare, con il naso per aria, che questo animale si faccia vedere in tutto il suo splendore e voli sul canyon. Il condor delle Ande non è quell’uccellaccio enorme che, come raccontano alcune leggende, rapisce umani o bambini afferrandoli in volo. La sua apertura alare pazzesca nasconde un animo sentimentale, infatti spesso quando muore la sua compagna/compagno, il condor soffre talmente da lasciarsi morire; inoltre non ha la forza di afferrare grandi animali o uomini con le zampe e mangia solo animali già morti.

colca perù

Questo dicembre, oltre ad un vulcano in eruzione,  ho visto volare circa 6 condor nel Colca, considerato uno dei più profondi del mondo. Ci si mette lì e si attende lo spettacolo della natura che in Perù lascia spesso senza parole per la sua maestosità. Ma non è finita: tornata ad Arequipa, ad un’altitudine accettabile, ho visto la mummia di Juanita. Il corpicino congelato di una ragazzina inca è stato rinvenuto dagli archeologi in una cratere del monte Ampato. Sorprendentemente ben conservata, attorno a Juanita furono trovati oggetti rituali come stutuette e tessuti. La storia ricostruita di questa povera fanciulla è inquietante: durante l’impero Inca veniva fatta la capac cocha, un sacrificio umano agli dei, e questa bambina di circa 13 anni, vergine e bella, venne scelta per camminare fino a oltre 6000 metri ed essere uccisa, con un colpo alla testa, e poi sepolta per calmare le divinità. E ora, nel 2017, è qui davanti ai miei occhi, congelata ed esposta al Museo Santuario Andinos. Troppa bellezza, per fortuna possiamo festeggiarla al museo del pisco.

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