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NI UNA MENOS e l’America Latina femminista

La marcia del 25 Novembre a Lima, Perù
di Valentina Chendi \ 28-11-2017 \ visite: 316
ni una menos Lima Perù

Ni una menos,  questo è il nome di una rivoluzione femminista sorta in Argentina e diffusasi in moltissimi altri paesi, Italia inclusa, per dire basta alla violenza contro le donne. Il 25 novembre è considerata la data in cui si grida a gran voce questa lotta, e anche a Lima, la capitale del Perù, non sono mancate le manifestazioni e la marcia femminile (con anche partecipazione maschile, per fortuna). Giusto in un articolo de El País di questo ottobre, Lima veniva definita la quinta megalopoli più pericolosa al mondo per le donne, assieme a Città del Messico, Il Cairo e Delhi, tra le altre. Parliamo di femminicidi, stupri, aggressioni ma anche di acoso sexual callejero, ovvero le molestie ricevute per strada o in generale negli spazi pubblici da parte di uomini sconosciuti che rivolgono commenti sul nostro corpo, insulti, fischi, gesti osceni. Dopo le recenti accuse verso alcuni uomini del cinema e l’ondata di donne che hanno denunciato sui social, è arrivata la marcia vera e propria. Quella di Lima è stata forte, tanto forte da avere come protagonisti numerosi cartelli con stampate foto e nomi e cognomi di peruviani stupratori, molestatori, stalkers, aggressori, assassini. Vivas nos queremos, cantano alla marcia. Abajo el patriarcado…El estado es responsable….Siamo figlie delle streghe che non avete potuto bruciare… Di ritorno a casa voglio essere libera, non coraggiosa…Sorella, io ti credo: denuncia! Questi sono alcuni degli slogan gridati e intonati dalla società civile, gli attivisti, gli studenti, i parenti delle vittime e i sopravvissuti. Al posto del silenzio e della discrezione, i peruviani della capitale hanno scelto di fare baccano, di suonare e dare fastidio, nel tragitto dal Palacio de Justicia fino a Plaza San Martín.

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Il nome del movimento nasce dalle parole invocazione “ni una muerta más” di Susana Chávez, poetessa messicana che denunciò i femminicidi della tristemente nota Ciudad Juárez e che fu per questo assassinata selvaggiamente. Nei paesi latinoamericani (e non solo) la cultura e la società sono fortemente impregnate di patriarcato, di machismo, che talvolta passano inosservati all’attenzione pubblica perché siamo assuefatti da questa distorsione di genere da sempre. A poche settimane dalla marcia del 25 novembre, nella trasmissione Miss Perù di questo 2017 è successa una cosa bizzarra e di cui si è parlato nel mondo intero: le bellissime concorrenti, giunto il momento in cui di solito proclamano le proprie misure fisiche, denunciano i numeri allarmanti delle vittime di violenza in Perù e li elencano. E in Italia? Annalisa Camilli scrive per Internazionale che le femministe italiane hanno un piano antiviolenza in 12 capitoli con delle proposte concrete volte a migliorare le condizioni della donna italiana in ogni aspetto della sua vita, dal lavoro alla maternità, dal linguaggio al welfare. La rete Non una di meno questo 25 novembre ha presentato il suo piano a Roma.

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Per troppo tempo abbiamo vissuto in una società in cui  “si sa, le cose stanno così da sempre”, accettando ogni tipo di molestia, fastidio e malessere (anche il più sottile) come “normale”e “culturale”, colpevolizzando la vittima con interrogatori ridicoli. Ora tutto sta emergendo in quella che sembra un’emergenza SOLO ATTUALE ma che in realtà esiste da sempre; i dati delle statistiche raccontano a voce alta una verità sconvolgente, e sempre più donne prendono il coraggio di parlare e denunciare e scendere in strada a lottare, ora che i nostri diritti si fanno più chiari. Oggi e sempre, cari uomini, speriamo davvero di avervi al nostro fianco in questo cammino verso l’uguaglianza, la parità, il rispetto. Siate nostri compagni e date l’esempio ai nostri figli, ai fratelli, ai colleghi, agli amici.  Ora non si può più far finta di niente. Anche per rispetto di chi, prima di noi, ha lottato per farci votare, per farci studiare, per farci fare politica, per farci scrivere, in definitiva per farci scegliere chi essere e cosa fare con questo corpo. Come possiamo essere indifferenti verso la tematica di genere? Tante tantissime donne si sono unite perché vorrebbero cambiare le cose, è sfiancante dovervi ripetere le nostre verità senza essere prese sul serio. Troppe sono morte, e a loro dobbiamo un favore gigante: la lotta. Ci sentite? Ci ascoltate?
 
Sangre liberación de sí misma, 
Sangre río de mis cantos, 
Mar de mis abismos. 
Sangre instante donde nazco adolorida, 
Nutrida de mi última presencia.

(Susana Chávez)

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