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​DAY 9 05/10/2017 Nella landa desolata del Landmannalaugar

Tra fiumi da guadare, fughe e panorami mozzafiato riusciremo veramente a rilassarci?
di Mattia Antico \ 24-11-2017 \ visite: 629
Islanda paesaggio
 
Siccome il parcheggio nel quale stiamo dormendo fa parte di una zona molto turistica, ha una pompa di benzina, ma soprattutto un negozio che svolge anche la funzione di bar; decidiamo quindi di svegliarci con molta calma per aspettare l’apertura del market. Entriamo alle 8.30 quando ancora è vuoto. Il caffè è la nostra scusa per dire che sì, vi diamo questi tre euro per l’acqua sporca che ci vendete, però usiamo il bagno come si deve.
Oggi sembra essere una magnifica giornata, fuori c’è il sole che brilla. Il nostro essere turisti ruoterà interamente attorno al Landmannalaugar, una regione montuosa tra il vulcano Hekla (quello di cui parla pure Leopardi in Operette Morali) e una frangia del Vatnajokull, nel sud dell’Islanda insomma.
L’idea era quella di arrivare là, fare più trekking possibili e poi scroccare una grigliata e qualche birra ai nostri due amici della Sillicon Valley, i quali continuavano a scriverci su Messenger. Ci eravamo più o meno accordati sul fatto che ci saremmo trovati direttamente là, anche perché noi eravamo sicuri di arrivare prima.
 
La catena montuosa di Landmannalaugar è interna rispetto alla strada principale, ma parliamo comunque di asfalto. Il navigatore indica quasi tre ore di guida. La strada è bella e serena, tanto che prendiamo qualche sterrato parallelo per farla panoramica. Il sole illumina il verde dell’erba, qualche pecora si fa dare la precedenza e i monti sono preda di arcobaleni.
Ci fermiamo in una stazione di servizio. Prendiamo il cibo per il viaggio, facciamo benzina e diamo una gonfiata alle ruote. Siamo di nuovo in moto.
The Smiths. Mai avrei creduto di doverli odiare così tanto, mai e poi mai. Quel giorno a Bologna ero tanto felice di ascoltare la voce di Morrissey, ora non ne posso più. Proviamo imperterriti a cercare qualche stazione radio. Ok, un 4x4 che va ovunque, ma non prende nessuna frequenza. Canto io. Canta Luca. Parliamo. Vabbè, rimetti il disco uno. Ask me ask me ask me because Non ne possiamo più.
 
Islanda paesaggio
 
Tra cinquecento metri svoltare a destra. Svoltare a destra.
“Dove cazzo devo girare Luca?”
“Ora. Qui.”
“Ma non è una strada!”
“Eh vabbè”
Il navigatore ci ha fatto prendere una non so cosa, non è nemmeno uno sterrato, vado pianissimo e dopo dieci minuti rientriamo su del catrame. Nemmeno cento metri e siamo in una F road, una delle solite, piena di buche. Da lontano vediamo avvicinarsi un super jeep, ci lampeggia. Accosta. È la loro Guardia Forestale.
“Andate piano e mi raccomando non uscite da questo stradino che è area protetta”
“Si si tranqui zio!”
Sssssssssssshhhh!
Arriviamo nella valle e qui c’è la parte divertente: o si lascia lì la macchina e si fa un pezzo a piedi oppure si guada un fiume, non un torrente, un fiume vero. Il nostro mezzo dice una cosa molto precisa a riguardo: possiamo farlo, senza nessun problema, ma se succede qualcosa sono cazzi nostri. Beh… noi guadiamo il fiume. Consegno le chiavi a chi è eccitato dall’idea, cioè a Luca (sì, se avete letto i capitoli precedenti ricorderete che il furbo non ha la patente con sé e tecnicamente dovrei guidare solo io, tutto esatto, siamo dei maledetti fuorilegge).
“Daje Lù… dajeeeeee gaaaaas”
“Parto, daaaaaiiiiii”
TUM. Auto ferma nell’acqua.
“Cazzo cazzo cazzo cazzo”
“Riaccendi a dai gas, tutto in prima, è l’unica soluzione. Tremila giri e passa la paura. Speriamo bene…”
Con il pubblico dietro che ci osserva impaurito ripartiamo e riusciamo nell’impresa. Ci siamo, ce l’abbiamo fatta.
Parcheggiamo e mangiamo qualcosa mentre i nostri amici ci avvertono che stavano per partire dal rifugio in cui li avevamo lasciati. Decidiamo di iniziare il trekking che, a quanto pare, potrebbe essere lungo e faticoso.
 
Alziamo gli occhi e siamo in un posto incantato, sembra uno di quei cartoni animati Disney di quando eravamo piccini. Solo natura, monti, verde, grigio, marroncino, c’è di tutto. Questo posto se la gioca con la penisola di Snaefellsnes e sono curioso di capire chi vincerà alla fine. Corriamo colmi di energia positiva verso il punto informazioni, un ragazzo ci vende la cartina e indicando i vari percorsi, alcuni sono molto lunghi (tipo quattro giorni a piedi), altri sembrano fattibili. Il costo per dormire in rifugio è proibitivo e per campeggiare dove abbiamo parcheggiato la macchina vogliono una cifra vicina ai 20€ cadauno, cioè venti sacchi per fare una cosa che avremmo tranquillamente fatto gratis altrove. Questo vuol dire che non possiamo fare trekking lunghissimi, perché dovremmo cercare di dormire al di fuori di questa valle, ma abbiamo tempo per girare abbastanza alcune delle migliori zone con, speriamo, dei panorami mozzafiato.
 
Dobbiamo seguire i segni verdi, ma, a giudicare dalla cartina, possiamo pure fare un pezzo di bianco e di rosso, per poi ritornare sulla nostra prima scelta. Abbiamo parecchie occasioni per fermarci ed osservare ciò che la natura ci ha donato. Per l’ennesima volta ci sentiamo piccoli esseri facenti parte di qualcosa di immenso, la nostra Terra. Non lo so se esiste il paradiso, non mi sono mai posto il problema, ma se il vulcano che si vede in lontananza era la bocca dell’Inferno nel Medioevo, allora questo, forse, è l’Eden o qualcosa di simile. Viene difficile scrivere sul taccuino, perché una biro non renderà mai giustizia con le parole a tutti questi colori.
 
Islanda paesaggio
 
Arriviamo in cima ad una montagna, devo assolutamente bere e mangiare un po’ di frutta secca. Il panorama da qua è mozzafiato, ma è già ora di tornare giù.
Arrivano messaggi dai nostri amici, dicono di trovarsi nei paraggi, a breve arriveranno.
“Voi ragazzi dormirete lì?” ci chiedono.
“Eh no purtroppo, il rifugio è costoso e qua siamo troppo in alto per campeggiare, stanotte han messo neve, fa freddo”
“ma daiiii ragazzi, noi volevamo dormire lì, restate anche voi”
“no, fa troppo freddo”
“beh vi riscaldiamo noi stanotte”
OPPORCATROIA!!! Sì, hanno scritto così. Ok, forse era già abbastanza chiaro, ma non ci avevamo pensato. Ora la situazione si fa contorta, dobbiamo raggiungere la macchina prima che arrivino loro. Ci siamo, ecco il Suzuki da lontano. Squilla Messenger: “Siamo arrivati”.
Cazzo.
“Oh Lù ascolta, vai là e digli che ci hanno scritto due ragazze incontrate qualche sera fa e ci han chiesto di andare nella loro casa affittata. Almeno chiariamo che qui non restiamo e che ce piace la fregna!”
“ok ok, perfetto così”
La faccio breve: gira e rigira gli abbiamo semplicemente detto che ce ne saremmo andati a Reykjavik a dormire, senza inventare ulteriori scuse, se non fosse che han detto “vabbè vi raggiungiamo per una birra”; ovviamente non avremmo risposto ulteriormente anche perché ora dovevamo capire dove dormire e cosa mangiare.
 
Islanda paesaggio
 
“Mattì guarda su AirB&B se trovi qualcosa ad un prezzo decente”
Il problema grosso in Islanda è che, a notte, per una persona, la media è di 60€, tranne qualche ostello (minimo 30€); scorro la lista e all’improvviso balza ai miei occhi un ragazzo che offre da dormire per 17€ a testa. Qui è un po’ la storia del All You Can Eat, cioè se per 15€ mangio tutto quello che voglio ci deve essere una magagna. Quindi, dove sta l’inganno? Leggiamo la descrizione, si può riassumere così: non sono due letti, ma due divani (e fin qui sticazzi); faccio delle feste con amici e potrebbero stare in casa fino a notte tarda (secondo sticazzi, anzi meglio, finalmente facciamo un po’ di vita sociale e conosciamo persone, inoltre abbiamo voglia di un po’ di baldoria). Prenotiamo. Il tizio accetta dicendo “eccomi scusate, mi sono appena alzato dal party di ieri sera”. Sono le 19.30.
 
Guidiamo con molta calma, il navigatore ci porta fino al condominio da noi cercato.
Suoniamo il campanello. Chi accoglie in casa è un ragazzo di poco più grande.
Cercherò di essere il più chiaro possibile. Per i fan di Breaking Bad: è la casa di Jesse Pinkman. Per chi non sa a cosa mi riferisco: la casa di un tossico. Lui pieno di tic, i suoi amici stendono speed sul tavolo. La cucina è sudicia, vicino ai fornelli una bottiglia adibita per il crack. Eccolo l’All You Can Eat.
“Io lì non ci cucino, piuttosto sto a digiuno”
“pure io tranquillo”
Non avevamo paura, anche perché erano talmente fatti che una sberla li avrebbe stesi a dormire per l’intera notte. Sono abbastanza amichevoli, ma la situazione è a dir poco paradossale. Il gatto del proprietario vuole attaccarmi mentre il suo padrone ci offre un po’ di speed, noi gentilmente decliniamo. I due amici si preparano per uscire invitandoci con loro, rifiutiamo l’offerta.
Credo che anche per loro la situazione fosse diventata strana, quindi devono farci mantenere il silenzio in un qualche modo non sapendo che a noi, in realtà, non ce ne frega assolutamente nulla, l’importante era dormire al caldo. Comunque lo fanno lasciandoci quattro ca… (ah giusto, ora dovrei tipo autocensurarmi. Userò il metodo How I Met Your Mother, parleremo di “panini” d’ora in avanti). Stavamo dicendo.
Ci lasciano quattro “panini” e io subito impazzisco perché chissà quanto costeranno qua in Islanda.
“No amici, ve li regaliamo”
Wow, abbiamo quattro “panini” per le ultime tre sere islandesi, fantastico.
 
Abbiamo sonno, il proprietario ordina una pizza con noi. Uno schifo di cibaria, ma di sicuro meglio che usar la cucina. Mangiamo e proviamo a distenderci sui divani. Lui ci dice di amare la musica italiana e mette in stereo uno dei suoi brani preferiti di… Franchino! Cazzo! FRANCHINO!!! Ecco, mi mancano i The Smiths. Finito lo scempio accende un film horror. Vabbè ho capito. Lù famose un “panino” va’. Quello che ci voleva.
Crollo. Speriamo il gatto non mi attacchi.

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