Cultura e Spettacoli

Sgarbi e la bellezza che lega arte, politica e religione

Intervista al critico più controverso d’Italia
di Federico Branchetti \ 20-11-2017 \ visite: 974
Vittorio Sgarbi
Fotografia di Margherita Mialachi

Intitolato “Michelangelo”, quello andato in scena sabato sera è uno spettacolo che parte dalle terzine dell’ultimo canto del Paradiso di Dante ed attraversa le più diverse epoche e correnti spingendosi fino a Picasso e Munch per raccontare la grandezza di uno degli artisti simbolo del Rinascimento. A salire sul palco del Teatro Nuovo è uno Sgarbi appena uscito da una diretta su Rete 4 a tema vegani, nella quale non sembra essere volata nemmeno una capra, ma che durante l'esibizione non risparmia i siparietti che l’hanno reso celebre al Maurizio Costanzo Show e che, a giudicare dalle reazioni, il pubblico vuole vedere.

La religione cattolica, anche se ridimensionata negli artisti più recenti, è una costante tra le opere del suo spettacolo. Qual è il destino di questo fenomeno umano?
“La religione cristiana, più che cattolica, e i suoi valori permeano la nostra vita civile e ci impongono di essere cristiani anche se non crediamo all’esistenza di Dio, così come la cultura islamica fa parte della condizione di ogni musulmano, anche se ateo. Religioni che hanno un tempo così lungo ci indirizzano a comportamenti etici che sono anche alternativi o autonomi rispetto ai valori e alle pratiche delle stesse. Nella fattispecie, poiché la nostra religione, dal mondo bizantino, al paleocristiano, fino alla fine dell’800 ha espresso una sensibilità artistica che oggettivamente nessun’altra religione, neppure quella greca, è riuscita ad esprimere, ho la convinzione profonda che la Chiesa cristiana è esistita, esiste, e continuerà ad esistere nelle sue diramazioni che in tutto il mondo hanno determinato l’architettura, i monumenti e la bellezza.
Che poi Dio esista, qualcuno può presumerlo sul piano della fede e qualcun altro sul piano della ragione, è in qualche misura indifferente perché il mondo cristiano ha un riferimento in Gesù Cristo, che anche non fosse stato Dio ha fatto abbastanza da determinare una svolta nella storia. I valori cristiani si sono infatti consolidati in un pensiero che appartiene al mio modo di vivere, e nei monumenti che appartengono alla civiltà di cui sono orgogliosamente testimone.”
 
Ha chiamato la sua nuova creatura politica “Rinascimento”. Qual è il senso che la nostra società ha perso? Quali nuove direzioni dovrebbe seguire?
“Dobbiamo innanzitutto essere responsabili della garanzia dei valori di intelligenza, di ragione, di rispetto dell’individuo e della donna che sono impliciti nella Chiesa cristiana.
Se pensiamo ai movimenti politici di oggi, e alla ridicolaggine di nomi come Cinque Stelle, Forza Italia o Partito Democratico è facile dimenticare che questi valori sono laici, e sono i nostri. Occorre allora ritornare a come nel dopoguerra si è determinata la democrazia costituzionale e ricordare che è esistito un partito, laico, chiamato Democrazia Cristiana. È importante perché quel nome, di una storia ormai finita, è la misura che i valori cristiani non sono valori cogenti per contaminare l’azione politica, ma che l’azione politica assume una dimensione cristiana come condizione umana. È un bellissimo nome per dire che non c’è una soggezione della politica o della vita civile alla Chiesa, ma c’è una permeazione per cui in quegli anni dire Democrazia Cristiana voleva dire identità di pensiero. Era il partito maggioritario perché chiunque, anche i comunisti, erano cristiani, e non perché credevano in Dio, ma perché vivevano in una civiltà cristiana. Poi quel nome è caduto per le vicende di Tangentopoli e sono nati dei nomignoli del cazzo: ognuno è democratico, ognuno è italiano e così via.
Quello che vogliamo in qualche modo fare con la parola “rinascimento” è la stessa operazione fatta da Raffaello: Tenere insieme un Occidente che, nel pensiero cristiano, riassume il pensiero classico, il pensiero greco, l'individuo, Socrate, Platone e Aristotele. Un filone solo, che mi fa credere non ci sia niente di meglio dell’essere occidentali e che mi ha spinto a difendere Berlusconi quando, con quella che sembrava essere la solita gaffe, affermò la superiorità del mondo occidentale sul mondo arabo. Non voleva negare l’importanza del mondo arabo, né affermare che il singolo arabo non fosse come io sono, ma semplicemente evidenziare che mentre il mondo cristiano è garanzia di democrazia, di libertà e di rispetto per donne e omosessuali, esiste un altro pensiero non è altrettanto compatibile con questi valori. Un’ovvietà.”

Berlusconi non è forse il miglior rappresentante del rispetto occidentale per donne e gay...
“Berlusconi infatti non è interessante: È un uomo occidentale ma non è un uomo che ha un pensiero. Quello che mi interessa e che difendo è l’indiscutibile primato dell’Occidente che ha sottolineato dicendo “dobbiamo essere consapevoli della superiorità e della forza della nostra civiltà”. Non significa che l’oriente non abbia dei valori, ma solo che questi valori rappresentano limitazioni per le libertà individuali. Un arabo può pensare di mandare il figlio ad Harvard, ma uno che sta a Londra non manda il figlio a Kabul, non perché sia razzista ma perché quel mondo è un mondo chiuso e il nostro è un mondo aperto.
Ad ogni modo la concezione di Berlusconi o di Forza Italia non è interessante, altrimenti non avremmo fondato Rinascimento: Il voto a Berlusconi è un voto ormai commemorativo o di renziani pentiti, non c’è un’ideologia, non c’è un pensiero.”
 
Cosa propone Sgarbi per aumentare l’interesse per l’arte dei giovani?
“L’insegnamento dell’arte e la giustizia sono simili: Con una legge sbagliata e un buon giudice ottieni una buona sentenza, mentre con una legge giusta e un cattivo giudice ottieni una sentenza sbagliata. Allo stesso modo le riforme della scuola sono di gran lunga subordinate a un buon insegnate: Qualunque riforma tu faccia, con un cattivo insegnante non potrai far comprendere la grandezza dell’arte antica a giovani che, pur seguendo delle mode, sembrano prediligere l’arte contemporanea perché gli è più vicina. E poi possono sempre accendere la televisione, vedere me e ricevere uno stimolo…”
 
C’è un artista che più di altri è riuscito a coinvolgerla personalmente?
“No, il piacere è una forma di conoscenza inferiore e se qualcuno dice di avere un autore preferito è perché ignora gli altri. Più impari e meno prediligi perché conoscere ti fa trovare meraviglioso anche un autore minore: Può sembrare campanilistico, ma dovendo proprio scegliere trovo che non ci sia niente di meglio di Cosmé Tura. Se tu però domandi a chiunque il suo pittore preferito, nessuno ti risponderà Cosmé Tura, nonostante valga mille volte Modigliani. Abbiamo delle abitudini di valutazione legate a quello che viene imposto come bellezza consolidata, ed io questa cosa non ce l’ho. Il mio piacere della conoscenza elimina il piacere della preferenza perché è un’espressione così appagante che mi impedisce di dire “preferisco quello”. La preferenza per qualcosa dipende da un difetto dell’osservatore, non dall’opera: Sei tu a possedere una declinazione che ti fa preferire quel qualcosa.”
 
 
Al termine della risposta, però, uno dei collaboratori svela il quadro preferito di Sgarbi. È “Madonna col Bambino e angeli”, un dipinto di un artista anonimo ferrarese conservato al National Gallery of Scotland di Edimburgo.

madonna col bambino e angeli di anonimo ferrarese

“È un’idea formidabile della pittura intesa come rappresentazione della finzione: C’è una tela sfondata su cui è dipinta la Madonna, dietro la quale è possibile vedere la Madonna; che però continua ad essere un dipinto. È un trompe-l'œil meraviglioso” conclude il critico.
 

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