Attualità e Viaggi

DAY 5 01/10/2017 Anche l’Islanda ha il suo El Dorado

Il karma positivo esiste e ci porta alla scoperta di un posto meraviglioso
di Mattia Antico \ 10-11-2017 \ visite: 353
Islanda paesaggio
 
Ci svegliamo prima che lo facciano gli altri, siamo pur sempre in piena città, in una piccola stazione di servizio. Inizia ad esserci la prima luce del sole mentre la strada ancora dorme, non c’è nemmeno quel dolce suono dell’asfalto, non lo pretendo nemmeno: siamo in Islanda, a Sellfoss, che già è tanto chiamarla città. Davanti a noi ci accorgiamo di un edificio con il simbolo della massoneria. Le macchine abbandonate sono ancora lì, adiacenti a noi, insieme ai pezzi di lamiera lasciati cadere dal tempo.
Scendo dalla scala e vedo pezzi di vetro vicino alla nostra automobile, ieri sera non li avevo notati. Dopo la giornata passata con la delirante scoperta delle schegge, corro subito a vedere e, per fortuna, nulla di grave, non riguardavano noi.
Mi metto le scarpe prima di congelarmi i piedi. Saliamo in macchina, giro la chiave e… splettrata di Marr e voce di Morrissey.
“oh Lù, io li ho amati i The Smiths… ora comincio veramente ad odiarli!”
“pure io zì… pure io!”
La radio non prendeva e, quello sputo di segnale che riusciva a collegarsi, era quasi sempre un programma con poca musica, ovviamente in islandese. Eravamo ormai rassegnati ad ascoltare per sempre la band di Manchester.
 
islanda auto
 
Ieri i nostri piani sono cambiati totalmente, ma non volevamo rinunciare a nessuna bellezza e, mentre sorseggiamo caffè, pensiamo a come organizzare la giornata. Già prima di partire sapevamo che sarebbe stato pressoché impossibile visitare i Fiordi Occidentali, poichè fuori dalla strada principale, ma soprattutto perché molto isolati, ci avrebbero fatto perdere almeno quattro giorni. Siccome, per colpa del ponte chiuso, eravamo in zona, decidiamo di fare la parte occidentale che si affaccia sotto la penisola dei fiordi più famosi d’Islanda. Quindi sciacquata veloce e si parte, direzione Borgarnes.
 
Siamo fortunati, il tempo è splendido. C’è il sole con pochissime nuvole. La strada è sempre la nostra fidata Hringvegur. Una galleria a pagamento passa sotto il Fiordo di Hvalfjarðargöng e ci porta dalla zona di Reykjavik ad Akranes, una cittadina con un panorama meraviglioso. Vediamo monti verdi e il fiordo che ci circonda.
L’obiettivo era quello di arrivare con molta calma nella penisola di Snæfellsnes. Avevamo forse capito di essere in una sorta di El Dorado naturale, circondati da acqua, terra e qualche pecora che attraversa la strada in completa libertà.
Usciamo dall’asfalto per fare uno sterrato, fino a quando una Jeep distrutta in pezzi non ci fa capire che è meglio fare inversione e tornare indietro a rimetter le ruote sul catrame. Arriviamo nei pressi di Borgarnes, ma diventa cittadina di passaggio, giusto qualche foto e ce ne andiamo veloci.
Arriviamo al canyon di Bardur, un simpatico essere mezzo troll e mezzo uomo, il quale aveva due fratelli e, non mi ricordo per quale strano evento, uno dei suoi personali Abele gli spinse la figlia in un Iceberg che la portò fino alla Groenlandia. Bardur era talmente incazzato che uccise i suoi due fratelli e, dopo tutto sto macello, il nostro amico se ne scappò in mezzo al ghiacciaio che si affaccia sul canyon. Se si è fortunati, durante l’esplorazione, si può avvistare Bardur mentre sorveglia l’aerea. Decidiamo di esplorare il Canyon di Raudfeldar. Il posto è mistico più che magico, si stringe parecchio proprio su di un precipizio. Luca decide di esagerare e di attraversare la parte stretta, io sarei andato volentieri con lui, ma non avevo sandali da montagna e senza era impossibile mettere i piedi sulle rocce (giuro, non è una questione di cagarsi sotto, lo avrei fatto). Mentre Luca si cambia decido di aspettarlo in macchina poiché la zona l’avevo girata tutta. Ok, sarò onesto: il roaming dati è libero, ho Skygo, c’è l’Inter. Che punizione Brozovic, mamma mia.
Ecco Luca di ritorno dopo neanche dieci minuti.
La sua visita a Bardur si può semplificare così:
“Oh zì, pare che qualche vichingo ce crede a sta leggenda, ce stavano resti de galline, ossa sparse, quasi a sacrificio. Poi nun ce poi pensà… a ‘na certa ce stava solo ‘na corda e sotto il burrone… oh, io de là ce volevo andà e ho fatto Tarzan, solo che so passato sotto la cascata, so fracico e gelato… altro che Amazzonia”.
 
Islanda paesaggio
 
Asciugato Luca ci rimettiamo in moto, direzione penisola di Snæfellsnes.
Arrivati. Eccolo l’El Dorato. Per ora vince su tutto. Sono commosso ed eccitato, forse aiutato anche dal sole e dal cielo completamente aperto. Siamo in un regno a parte, qualcosa che va oltre a quello che immaginavo. Ci sono i fiordi, il verde e gli animali liberi, gli uccelli volano a stormi sopra le nostre teste. Capisco perché molte guide la descrivono come la piccola Islanda, c’è tutto: l’acqua, il ghiaccio, la terra arida, quella verde, il fuoco.
Vogliamo arrivare sulla punta della penisola. C’è una stradina solitaria. Lasciamo passare qualche pecora. C’è un cartello in giapponese, vabbè passiamo. Arriviamo in fondo e sulla punta che dà sul mare c’è una struttura bellissima, all’avanguardia. Arriva una poliziotta. E ora che succede?
“Vi siete persi?”
“no. Siamo turisti, volevamo fare qualche foto”
“non potete, questa è una prigione. Tornate indietro.”
Molto bene. Devo dire che però era bellissima.
Ci rimettiamo sulla stradina che ci ha portato in carcere per qualche minuto e accostiamo per fotografare un promontorio stupendo, che poi è quello dove è passato Ben Stiller ne I sogni segreti di Walter Mitty.
 
Islanda
 
È ora di andare verso il ghiacciaio di Snæfelljokull, quello di Jules Verne in Viaggio al centro della terra.
Parcheggio il Jimny e dalla macchina vicina esce il sosia di Fantozzi, un turista inglese dal quale mi aspettavo un “quanto è umano lei” alla vista del promontorio. Due risate fugaci e qualche foto al panorama.
Veniamo a conoscenza della possibilità di muoverci in macchina in uno sterrato. Bellissimo. Si parte. 4x4 e si balla sulle buche. Più si va in alto più cambia il posto. Ci avviciniamo al ghiaccio e saliamo di metri, la nuvole si abbassano, fa freddo, ma è bellissimo. Scendo per fotografare e ci facciamo una passeggiata nella Marte europea. Esperienza fuori dal normale, siamo dispersi tra il ghiaccio e la roccia lavica. Passano due macchine, non di più. Torniamo indietro con una grande carica emotiva, perché quello che abbiamo visto durante la giornata ripaga la fatica e il tempo perso ieri.
 
islanda auto
 
Siamo di nuovo sulla strada, accostiamo in un laghetto, con noi qualche turista giapponese. Vogliamo prepararci una cena da tenere per la sera. Una cosa semplice: fagioli e ceci. Luca cerca di aprire una latta con il coltellino svizzero.
“AAAAAAAAAAHHHHHHH PORCA TROIA!”
Il sangue. Divento infermiere per qualche minuto. Disinfetta. Cerotto. Forse servono i punti. No, direi di no. Fascia il tutto.
Qualche minuto di rabbia. Apro io i fagioli e il mais senza tagliarmi. Mescolo il tutto e ce li portiamo in macchina. Usiamo il dito quasi mozzato come scusa per rimandare la pulizia del Suzuki. Ci rimettiamo in moto per cercare dove passare la nottata.
 
Essendo una zona molto turistica è costellata di stazioni di servizio. Noi andiamo verso nord, sulla strada principale. Troviamo quasi subito un luogo molto grande. È una Guest House con bar, parcheggio e benzina. Accostiamo e controlliamo bene la zona. Ci sono altri nella nostra stessa condizione. Qualche giapponese si affaccia dalle finestre delle camere a scrutarci.
Luca sta meglio, anche se perde ancora un po’ di sangue. Mangiamo. Il bar chiude nel giro di mezzora. Vogliamo una birra, oh si quanto ci va di bere una buona birra. Il locale è bello, hanno la IPA. Beviamo felici. Arrivano dei motociclisti che si mettono ad ascoltare metal, manco fossimo negli USA.
Per noi è ora di andare a dormire. La tenda è pronta.
 
Abbiamo trovato il Santo Graal in una piccola penisola islandese. Un posto meraviglioso, misterioso e magico. Non ho molto sonno, ma domani sarà un’altra giornata di guida. Verso il nord, verso le balene. Verso un altro pezzo di Islanda. La torcia è già spenta da un po’. Buonanotte.

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Attualità e Viaggi