Attualità e Viaggi

Day 1 27/09/2017 GESYR è un GEYSER

Con i piedi in Islanda, ha inizio la scoperta della terra selvaggia
di Mattia Antico \ 26-10-2017 \ visite: 730
Islanda paesaggio
 
Il Progetto-Sonno prevedeva il nostro arrivo a London Luton intorno alle 23, dormire in aeroporto quattro ore e poi altrettante durante il volo per arrivare riposati in Islanda. Le vicissitudini hanno fatto sì che arrivassimo a pelo per prendere l’aereo e, nonostante avessi tre posti completamente liberi a mia disposizione sui quali distendermi, due bambini islandesi seduti dietro di me hanno impedito il mio riposo durante il viaggio.
Ore di sonno effettive: una.
 
L’arrivo non è esattamente Reykjavik, la cittadina a circa 40 minuti dalla capitale si chiama Keflavik, sostanzialmente solo un aeroporto. Controlliamo bene cosa dobbiamo fare per ritirare la macchina da noi prenotata e notiamo subito l’efficienza e la gentilezza islandese: ti vengono a prendere i ragazzi dall’agenzia noleggio direttamente agli arrivi e, sulla nostra stampa, è scritto come orario le 12. Quattro ore di volo e il fuso orario fanno sì che l’orologio indichi le 9 e 20. Il caffè costa tre euro l’uno e a briscola e a scopa prendo una doppia pagata da Luca. Provo a scrivere qualcosa, ma mi si chiudono gli occhi.
Dall’ultima lettura oraria è passato un po’ di tempo, sono le 10 e 30 e dormire almeno un’oretta e mezza non sarebbe una cattiva idea. Creo la situazione “letto” nella sala d’attesa, chiudo gli occhi, ecco la fase REM che arriva…
“oh Pu’ svegliate!!! (il mio soprannome è Pulce) m’ha chiamato il tizio della macchina, è qua!!!”
“perfetto!!!”
Tempo effettivo di sonno: due minuti scarsi.
 
Avevamo prenotato un Suzuki Jimny 4x4 con la tenda apribile sopra il tetto. Questo con l’idea di poter andare ovunque e risparmiare sugli alberghi, considerati i prezzi islandesi. Inoltre avevamo fatto una spesa di base al Lidl di Bristol e portato tutto in stiva.
Con i nostri bagagli e la nostra carica entriamo nel superjeep di un giovane ragazzo, direzione autonoleggio. Nei dieci minuti di viaggio ci viene spiegato al dettaglio come funziona l’assicurazione, facendo un po’ di sano terrorismo sulle tempeste di sabbia che attanagliano questa nazione e sul fatto che non esistono assicurazioni che coprano i danni fatti dai cavalli. Non cediamo, anche perchè sapevamo benissimo non essere periodo per le tempeste di sabbia, rimaniamo quindi con la nostra basilare. Per di più ci viene detta una cosa molto importante: il nostro progetto era troppo estivo per i suoi gusti, insomma ok la corrente del golfo, ok che è un’isola vulcanica, ma dormire in tenda di notte vorrà dire congelarsi e dai lati può entrare sia l’aria che la pioggia. Chissenefrega, il portafogli pretendeva questa soluzione. Ci sembrava un buon compromesso.
 
Arrivati a destinazione vediamo subito la nostra macchina. Prima di firmare i contratti ci permettono di controllare e fotografare il mezzo di trasporto, anche se i segni già esistenti sono indicati sia da piccoli adesivi, sia da figure nel contratto. Firmiamo e metto in moto. Ci accorgiamo che le super playlist di qualsiasi genere musicale non avremmo mai potuto ascoltarle: lo spazio per le chiavette usb è inesistente, per fortuna Luca aveva comprato un doppio CD dei The Smiths. La carica e l’emozione battono il sonno e, dopo qualche giro dell’isolato, siamo pronti a partire ufficialmente.
 
L’intenzione di base è saltare Reykjavik, dove avevamo un ostello per le ultime due notti. Ci fermiamo solo per fare benzina e una piccola spesa di pane, acqua e verdure. Avevamo tutto ed eravamo riusciti anche a creare degli scompartimenti nella nostra nuova “casa”.
L’intera Islanda è percorribile tramite la Hrongvegur (la strada statale 1), che si snoda in tutto il perimetro. Internamente ad essa vi sono altre piccole strade oltre gli sterrati. Il nostro 4x4 poteva andare ovunque, tranne avvicinarsi ai temibili cavalli che ci avrebbero svuotato il conto in banca a quanto pare.
La nostra prima tappa è interna rispetto alla capitale, fuori dalla strada statale: il Circolo d’Oro. Iniziamo con il Parco Nazionale di Þingvellir (no, non lo so come si legge), una botta assurda di storia e natura. Qui troviamo il primo parlamento islandese che, fondato nel 930 d.C dai (pensa un po’) Vichinghi, pare essere il primo di stampo democratico al mondo. Il sito si trova in un posto assurdo, pieno di turisti, ma con la possibilità di poter star soli e fare qualche foto. Intorno a noi cascate che sembrano quasi portarci nella Mordor di Tolkien. Si cammina parecchio per arrivare al parlamento e, guardandosi a destra e sinistra, ci accorgiamo fisicamente di essere in mezzo all’incontro tra la placca tettonica nordamericana e quella euroasiatica. Una randellata pazzesca di natura che ci fa dimenticare la leggera pioggia che scivola sui nostri impermeabili.
Avendo saltato il pranzo decidiamo di fare una fugace merenda con due panini e ci rimettiamo in moto dopo essere stati in questa meraviglia per qualche ora.

islanda auto

“So, if there's something you'd like to try
If there's something you'd like to try
Ask me, I won't say no, how could I?”

 
Cantano così i The Smiths nel nostro stereo e noi diamo l’ok, vogliamo provare quella cosa che viene in mente appena si pronuncia il nome Islanda: il geyser. Poco lontano da noi c’è la valle di Haukadalur, dove si trova Geysir, il più antico geyser conosciuto (esatto Geysir è un geyser). Turisti pronti a scattare foto nel momento propizio, oppure premere rec per far partire il video. Noi ce lo godiamo in silenzio, tra la puzza di zolfo, che ci ricorda un po’ i nostri nonni e la miniera marchigiana, e il fumo fuoriuscire dalla terra. Ogni 8 minuti un’esplosione, alcune le osserviamo e basta, altre proviamo a filmarle o fotografarle. Stiamo lì parecchio e sarei falso se dicessi che non mi sono emozionato. Quando mi ricapita una cosa del genere? Una pozza d’acqua che bolle e poi, ad un certo punto… boom! Uno spruzzo verso il cielo. Sembrerò volgare, ma questa è l’eiaculazione terrestre e noi, poche ore fa, eravamo lì a vedere il fuoco, la terra e l’acqua fare l’amore.
 
Davanti a questa meraviglia c’è un parcheggio che, con il tramontare del sole, ribattezziamo casa. Tiriamo fuori la gavetta e nel freddo cuciniamo un risotto alle verdure, mangiamo e siamo felici. Dormiremo in un posto magico. Intorno a noi la luce si fa sempre più scura e la natura canta. Siamo pochissimi: un furgoncino spegne le luci e dorme, noi invece approfittiamo del bel cielo per stappare il whiskey comprato al duty-free di London Luton.
 
Un bicchierino a testa nel più totale buio, fino a quando, quasi a volerci fare un regalo per la nostra prima notte islandese, il cielo diventa verde ed inizia a fluttuare. Di sbronze nella vita ne ho prese parecchie e questa non lo è assolutamente. La prima notte, quasi contro ogni previsione, spunta un’aurora boreale magnifica. Sopra di noi. Sopra il nostro whiskey. Sopra i nostri berretti. Ce la godiamo, ma un po’ ci rode, perché noi buzzurri non avevamo spazio per una macchina fotografica nelle nostre valigie e i cellulari non potrebbero tenere il ricordo meraviglioso.

A quanto pare la fortuna ci ha sorriso ancora e, il terzo mezzo presente nel parcheggio, appartiene ad una coppia di olandesi. Due bellissime persone che spendono la loro pensione girando il mondo su di un mezzo all’avanguardia tra ruote motrici, pannelli solari e letti e bagno a scomparsa. Li preghiamo di mandarci qualche foto per mail e lo fanno. Prima però ci mostrano le bandierine attaccate al furgoncino, dicendoci che sono tutti i paesi da loro visitati, sono tantissime.
“Ehi guys, this is Italy!!!”
“ehm no my friend… this is Hungary!”
“No, Italy”
“No man, I’m sorry”
Hanno sbagliato bandiera, poco importa, un brindisi e si va a dormire.
 
Apriamo la tenda. Tiriamo giù la scala. Creiamo i letti con i sacchi a pelo e i cuscini. Saliamo al piano superiore. Cazzo. Aveva ragione il tizio del noleggio. Fa un freddo assurdo. Fa un freddo veramente assurdo. Spengo la torcia. Metto la testa fuori: il cielo è verde. Sono emozionato. Buonanotte. 
 islanda aurora boreale

Qui la prima puntata!

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