Attualità e Viaggi

La lunga notte del Sudafrica

Delinquenza comune e crimine organizzato
di Antonio Vergoni \ 13-09-2017 \ visite: 239
notte in sudafrica
Prologo necessario al lettore:
Questo articolo è una pagina di diario che affronta una grande piaga che affligge il Sudafrica, la delinquenza comune e il crimine organizzato, in tutte le sue forme, a tutti i suoi livelli. Questa è una prima parte di due, la seconda “ la vita è meglio all’inferno” è dedicata alla prigione di massima sicurezza di Pollsmoor a Cape Town.
 
Era una domenica mattina di freddo africano, quando stranamente sveglio per il presto che era e già sulla strada mi avviavo al centro commerciale del quartiere, dove oltre le casse avrei trovato il mio angolo edicola. Colpa di quella pioggia invernale in quella vigilia di ferragosto e così le pagine dell’inserzione cinema e quella dello sport furono le prime ad abbandonarmi, peccato per il basket ma almeno il paginone News Review rimaneva  asciutto e integro. Questo è lo speciale del week end e non è male, lo stesso vale per il Cape Argus che lo ospita, quando mi ricordo lo compro e alla domenica molto spesso.
Quel giorno una gran foto capeggiava a centro pagina, uno che alla prima avrei detto essere Pablo Escobar e che invece scopro essere un famoso leader della gang “ Hard Livings ”, ammazzato vent’anni fa davanti a casa sua a Salt River, Cape Town, davanti alla polizia spettatrice. Una frase dell’articolo mi aveva colpito in particolare, non quella del bruciato vivo nella scolina ma quella della polizia inerme ad assistere. La polizia in Sudafrica non se la passa molto bene, troppi ladri per poche guardie nel paese tra i più violenti e criminosi del pianeta. Fanno quel che possono e a volte quel che non devono. Quella notte quella polizia aveva davanti a loro alcuni tra i migliori esemplari degli “ Hard Livings ”, una banda criminale  storica da queste parti, coinvolta nei traffici illegali in concorrenza con le altre gang del Capo in una guerra permanente.
Quelli furono anni terribili per questa città e per il Sudafrica intero. Era l’anno 1997, la violenza esplodeva incontrollata  dilagando per le strade senza controllo, nei quartieri poveri come in quelli ricchi. Le bombe scoppiavano tra i caffè dei turisti al porto di Waterfront, oppure nei ristoranti affollati della promenade di Sea Point. Una confusa violenta mischia che vedeva coinvolti le gang, la polizia e la Pagad, una estremizzata versione delle ronde padane, l’acronimo significa “ persone contro il gangsterismo e la droga”  e paradossalmente finito ad essere il problema principale. Armati fino ai denti per le townships e i quartieri della città, trovavano e freddavano qualsiasi capo di qualsiasi gang, Americans, 26, 28, Hard Livings e gli altri e in più chiunque fosse affiliato, senza distinzione di età, bambini compresi. La situazione era con il tempo degenerata con la ronda padana che trafficava droga e sparava alla polizia terrorizzando la bella vita capetoniana con attentati dinamitardi. Le ultime bombe del duemila hanno posto fine a quel periodo di violenza eclatante e così tragicamente apparente. I giustizieri della notte sono stati arrestati nel loro delirio, i morti continuano ma son tornati a far meno rumore, quello di sempre, quello del quotidiano ammazzato a Manemberg, Mitchell Plain, Nyanga, Kayelitsha o altre infinite townships in altri ancor più sabbiosi, lontani e non raccontati posti. Qui di ricchezza ce n’è ancora, come c’è oro e diamanti e spazio per tutti, per le gang nelle strade della città e nei suoi sobborghi di povertà, ce n’è ad altri livelli e piani, per altre mafie d’altre patrie natie in un arcobaleno da tutto il mondo, tutti qui per continuare la grande abbuffata sudafricana.
–continua-

Note
Sulle bande criminali in Sudafrica: “Gangs of Cape Town”, recensione di “Four Courners” ; https://africaindigo.wordpress.com/2015/08/01/gangs-of-cape-town-four-corners/
 
sudafrica  
 

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