Cultura e Spettacoli

Live Report: Fleet Foxes + Hamilton Leithauser

Quando l'etichetta folk-rock è quantomeno riduttiva
di Alessandro Orlandin, foto di Sara Tosi \ 04-07-2017 \ visite: 308
fleetfoxes1
Kirkland, nello stato di Washington, venti minuti di macchina scarsi dalla metropoli Seattle, ha l'aria di essere bel posticino in cui crescere. Almeno se uno giudica con gli occhi dell'utente di Google. Insediamento indiano, città mineraria e di produzione dell'acciaio, un lago sulle cui sponde abbondano locali e attività varie. In un posto del genere si sono conosciuti - a scuola - Robin Pecknold e Skyler Skjelset, le due anime dei Fleet Foxes che per la prima volta in dieci anni di carriera hanno fatto tappa a Ferrara. "Arrivano con cinque o sei anni di ritardo" ho sentito dire da un amico dopo il concerto di Agnes Obel. Considerato che mi mancano i mezzi per dire se sia vero o meno, il principio rimane lo stesso della volta precedente: la soluzione più onesta per un provinciale di passaggio - che ha il compito di sostituire uno che di musica ne capiva davvero (Edo Gandini, storico live reporter di OA emigrato in Canada) - è di essere sincero e registrare le proprie nude impressioni, anche a costo che siano sbagliate. Ci sarà il rischio di dire delle banalità e di esprimere pareri gratuiti, ma in compenso sono proprio queste le cose che il pubblico desidera sapere (diceva Buzzati, mica chi scrive). 
fleetfoxes2
L'ESIBIZIONE
Dopo la mezz'ora di warm-up con il folk-rock di Hamilton Leithauser, Pecknold i suoi cinque compagni di ventura hanno spaccato il minuto presentadosi (con un "buonasera!") alle 21.45 precise. Sono andati avanti - sempre per amor di precisione - per un'ora e quarantotto minuti in cui dentro c'è stata parecchia roba. Sette pezzi da "Fleet Foxes" (2008, quello che è considerato il loro capolavoro al debutto), sei da "Crack Up" (l'ultima fatica del 2017, attesa dal 2011) e cinque da "Helplessness Blues" (2011). Due fili conduttori, soprattutto: la maestria tecnica della band, sempre pulita e impeccabile in ogni suono e l'eclettismo di chi è difficile da inquadrare in una precisa categoria, per quanto gli americani siano amanti di questo genere di cose. L'etichetta folk-rock sta un po' stretta, non fosse altro che dentro la musica dei Fleet Foxes ci si possono ritrovare gli ingredienti più disparati della musica popolare americana. Pecknold è cresciuto in una casa in cui si ascoltavano parecchio Bob Dylan e Neil Young, con un padre che suonava in una band soul. Skjelset fin da giovane ha provato un certo interesse per i Beach Boys e Brian Wilson e non è un caso che in parecchi dei pezzi più entusiasmanti ("Mykonos", "He Doesn't Know Why", "White Winter Hymnal") ci siano quel genere di coretti micidiali che hanno fatto la fortuna appunto dei Beach Boys, dei REM (con Mike Mills maestro incontrastato) e perché no anche dei loro contemporanei My Morning Jacket.
fleetfoxes6
Nella prima metà della loro esibizione Pecknold e compagni non hanno interagito granché. Fino a che il frontman non ha ringraziato per la possibilità di esibirsi in una piazza così particolare e ha raccontato di aver fatto il giro delle mura con la bicicletta durante la giornata, consigliando la gita a chi non l'avesse mai fatta. Vocalmente impeccabile per tutto il tempo, Pecknold ha bevuto parecchia acqua tra un intermezzo e un altro. Colpa dell'umidità ferrarese che faceva sudare o di qualche eccesso culinario sull'onda dell'entusiamo per le delizie locali? Non è dato a sapere e per la verità non fa alcuna differenza. L'apparente doppietta finale - sognante e intensa - con "Blue Ridge Mountains" e "Helplessness Blues" poteva rappresentare epilogo perfetto, ma c'era molto altro da offrire. Dopo qualche minuto di pausa Pecknold è tornato da solo sul palco armato di chitarra acustica, rilassato e sorridente, chiedendo: "Avete qualche richiesta?". Dalle prime file qualcuno ha urlato tre o quattro titoli e la scelta è ricaduta su "Oliver James" (altro pezzone da Fleet Foxes del 2011), "Tiger Mountain Peasant Song" (idem). Poi è stata la volta di "Morning of my life", pezzo del 1971 di Barry Gibb (sì, quello dei Bee Gees) che ancora una volta ha confermato la fascinazione di Pecknold per il repertorio pop e rock anni Sessanta e Settanta. La chiusura è stata affidata ai quasi sette minuti della title-track "Crack Up", con la formazione al completo. 
fleetfoxes3
IL PUBBLICO
Numeroso, ma forse inferiore alle aspettative se si considerano nome e fama della band. Purtroppo il fatto che il concerto fosse di lunedì non ha incentivato gli spostamenti di chi veniva da fuori, ma su questo ci si può fare poco perché le agende delle band in tour sono di una rigidità difficilmente immaginabile. Maggioranza di pubblico maschile (60-40 o giù di lì), elevata percentuale di maschi con barba e capelli lunghi (un paio addirittura con bretelle stile Amish) età compresa tra i 25 e i 35. Premio originalità ai due quarantacinquenni - presumibilmente marito e moglie - che davanti a me si leggevano dei libri sui loro Kindle mentre suonava Hamilton Leithauser. Tra ferraresi che avevano ascoltato tutto il repertorio il pomeriggio stesso su Spotify e fuori-sede americani che li si riconosceva a un miglio di distanza con i loro cappellini da baseball al contrario e il look da comparse di Elephant di Gus Van Sant, si poteva comunque trovare di tutto. Livello di coinvolgimento piuttosto alto sui cavalli di battaglia, con battimani, cori e sing-along di chi (soprattutto) Fleet Foxes lo ha consumato a furia di ascoltarlo. Gli spettatori delle prime file hanno potuto contare su un significativo livello di interazione con Pecknold. Prima il frontman ha letto - in tre tentativi - un cartello che chiedeva di augurare buona fortuna per l'esame del giorno dopo (presumibilmente un orale di maturità) e poi è addirittura sceso dal palco per abbracciare una giovane fan che gli voleva regalare un peluche. 
fleetfoxes5
ASCOLTO CONSIGLIATO PER...
Troppo facile dire lunghi viaggi, vero? Allora perché fare fatica: lunghi viaggi in macchina, preferibilmente col finestrino abbassato e con panorama privo di distese di cemento. Se poi si tratta di una highway americana o di un viaggio su un bus Greyhound, beh, allora sarà come sentirsi a casa.
fleetfoxes4
PROSSIMO APPUNTAMENTO DI FERRARA SOTTO LE STELLE
Thegiornalisti, giovedì 6 luglio in piazza Castello alle 21.30. Il tour è quello di "Sold Out" ma di biglietti ce ne sono ancora. Se siete maschi, sotto i trenta, potreste essere molto interessati ad acquistarne uno perché la piazza brulicherà di figliole con gli occhi a cuoricino per Tommaso Paradiso. Poi non dite che non ve l'aveva detto nessuno.

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Cultura e Spettacoli